IL RECIOTO

Il vino "aberrante" diventa il simbolo di un'intera area

Una «vera aberrazione di una strana industria enologica... che cerca inutili artefici per dare al vino forza eccessiva e quello spumeggiare, gradito in certuni vini bianchi, non fa che guastare gli stomachi ed insudiciare le mense». Chi darebbe credito a un vino presentato in questo modo? Invece si tratta di uno dei prodotti più nobili dell'industria enologica vicentina, il Recioto: è Luigi Zonin, nel suo documentatissimo "Se il vino è pane. Garganeghe e contadini nella storia di Gambellara e dintorni" (2013) a ricordare l'episodio. L'intervento che il produttore veronese Bertani fece al congresso enologico di Padova nel 1888 è considerato «il certificato di nascita del Recioto», a dispetto di quel termine - aberrazione - con cui viene definito da Bertani. In realtà, avverte Zonin, «le sue riserve riguardavano la produzione dei vini di pregio confezionabili con più semplicità (e profitto)». Il mercato dei vini secchi stava subendo la concorrenza di quello dei vini dolci, e gli enologi veneti - spiega ancora Zonin - cercavano così di denigrarli.Il Recioto di Gambellara, che si ottiene dalla pigiatura dei picai, i grappoli di uva garganega appassiti (se l'appassimento dura fino a primavera si ottiene il Vin Santo Gambellara Doc) ha origini molto antiche, tanto che secondo qualcuno si tratta del passito Retico citato da autori latini. Ma si può citare il termine dialettale reciotare, analogo a spigolare. La spiegazione più citata rinvia a recia, nel senso di orecchio, con cui si intende la parte alta del grappolo, quella più esposta al sole e che quindi contiene il succo più pregiato.Luigi Zonin, tuttavia, non ne è per nulla convinto. Nel volume citato, in cui ricorda che le prime citazioni esplicite del vino risalgono all'Ottocento, afferma di non aver trovato «nessuna spiegazione ragionevole o delle tracce convincenti nelle fonti» per quanto riguarda la nascita del nome. Se gli studi hanno accertato la parentela con il Vin Santo (di cui è una sorta di cugino più giovane e vivace), non è ancora stata trovata la prova definitiva sul perché si chiami proprio Recioto. Gira anche la storiella di un nobile veneziano che scoprì un domestico dalle orecchie tutte rosse dopo un'abbondante bevuta di quel vino, che per questo sarebbe stato chiamato Recioto. «Preferisco pensare - chiude Zonin - fino a prove diverse, che anche questo nome sia nato per fatti contingenti che ci sfuggono, perché non era certamente l'unico vino ad accendere le orecchie ed il naso dei grandi bevitori».Il Recioto ha comunque fatto il suo percorso, superando momenti difficili e malattie dei vitigni, finché è stato definito il disciplinare che nel 2008 ha fatto ottenere al Recioto (già Doc dal 1970) la Docg, primo vino vicentino a rivere tale denominazione, che vale tanto per la versione classica, quanto per lo spumante. Assaggiandolo, anzi, assaporandolo, si potrà a buon diritto fa correre la fantasia alla ricerca dell'origine di quello strano nome.

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