Il piano del delitto nel computer

DUEVILLE. Il gip Gerace convalida l´arresto per tentato omicidio pluriaggravato e dispone la permanenza in cella

Il giovane non parla. In tasca aveva il testo dell´sms che doveva spedire alla madre col cellulare del padre per simularne il suicidio

Luca Cerasoli rimane in carcere. Lo ha deciso ieri pomeriggio il giudice Massimo Gerace, che ha indicato alla direzione del San Pio X di seguirlo in maniera adeguata dal punto di vista psicologico. Il giudice ha convalidato le manette accogliendo la richiesta del pubblico ministero Alessandro Severi: lo studente universitario di 21 anni che vive a Povolaro di Dueville in via Malaparte è pericoloso. Non appena però la difesa individuerà una struttura dove ospitarlo, è verosimile che il giudice gli conceda gli arresti domiciliari. Certo, al momento il giovane non può tornare a casa. Ieri Luca, difeso dall´avv. Michele Carotta, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha detto solo: «Non volevo uccidere mio padre».
Ma perchè è pericoloso? Quanto hanno trovato i carabinieri è sconvolgente, se si pensa che Luca è un ottimo studente e un giovane integrato che non ha mai avuto problemi particolari. Luca, secondo la procura, voleva uccidere il padre Marco, 50 anni. Non lo sopportava da tempo; aveva sperato che potesse essere assunto come manager in una ditta estera, per liberarsi della sua presenza, ma la prospettiva non era andata in porto.
Per questo aveva tentato di mettere in atto il suo folle piano. Gli inquirenti sono convinti di averlo ricostruito in base al biglietto che Luca aveva nelle tasche del pigiama e a quanto aveva scritto nel suo computer, sotto forma di appunti. Il giovane aveva annotato minuziosamente il suo piano: doveva sorprendere il padre nello studiolo al pianterreno, accoltellarlo (una volta sola) al cuore, e aveva studiato il punto esatto. Doveva usare i guanti, lasciare il coltello nelle mani del genitore e quindi, se fosse riuscito ad ucciderlo, mandare col cellulare del padre un sms alla madre in cui gli annunciava i motivi del suicidio. Motivi di lavoro: Marco è disoccupato dal 2007. Il testo Luca se lo era appuntato nel foglio che aveva con sè. La coltellata doveva essere unica, per rendere credibile il suicidio.
Non solo. Nel pc il giovane si era appuntato i «punti a favore» e quelli «a sfavore», cercando una soluzione per questi ultimi, di modo da non poter essere accusato del delitto. Una sorta di romanzo giallo, di gioco di ruolo; non fosse che ha cercato di tradurlo in pratica.
Pertanto, secondo il giudice, non solo non ci sarebbe stato alcun litigio, ma nessuno alcuna causa scatenante: non un raptus, ma un´aggressione studiata a tavolino, a mente fredda. Il progetto parricida aveva in parte funzionato: Marco era stato sorpreso mentre stava ascoltando la musica con le cuffiette, e non si era accorto dell´arrivo del figlio. Solo che, fortunatamente, le due coltellate non sono risultate mortali: così Luca ha desistito, e Marco è riuscito a chiudersi dentro lo studiolo e porsi in salvo. Poi la richiesta d´allarme, i soccorsi e il ricovero.
Il pm ha ascoltato la moglie e mamma, Carla Cau, stimata insegnante, la quale avrebbe riferito al magistrato di quei contrasti in famiglia, del carattere difficile del marito, dell´insofferenza verso il padre del figlio maggiore, che avrebbe covato quell´antipatia fino all´eccesso. C´è da capire cosa sia scattato nella testa dello studente: per questo serve uno psicologo, che dovrà aiutarlo a superare il trauma per quanto (di gravissimo) voleva compiere e ha compiuto.


Gli sguardi della moglie lo aiutano a guarire

Marco Cerasoli, il cinquantenne di Dueville ricoverato da lunedì in un letto della rianimazione del San Bortolo dopo essere stato ferito gravemente dal figlio, continua a migliorare, ma per il momento non può parlare con nessuno. Ha il tubo dell´ossigeno nella trachea che gli impedisce fisicamente qualsiasi cosa.
L´uomo continua, infatti, a essere ventilato, a respirare attaccato alla macchina, ed è nutrito artificialmente con il sondino.
Per il resto, però, reagisce agli stimoli, è sveglio, ascolta, capisce. Ieri ha ricevuto la visita dei genitori. Poi è arrivata la moglie Carla Cau. Ma solo sguardi. Nessuna parola. Si trova nella terapia intensiva del San Bortolo di cui è responsabile il dott. Silvio Marafon.
Dal punto di vista chirurgico potrebbe essere dichiarato fuori pericolo, ma per i sanitari è ancora presto per sciogliere la prognosi.
La maggiore difficoltà ora per Cerasoli è costituita da quello che i medici rianimatori definiscono “svezzamento”, vale a dire la capacità di tornare a respirare autonomamente senza il supporto del ventilatore meccanico. Fa ancora fatica e ci vuole del tempo. L´assistenza, intanto, prosegue intensa in questo reparto inaccessibile nel cuore dell´ospedale, con una dotazione tecnologica di avanguardia che, unita alla competenza dei sanitari, consente alla rianimazione guidata dal primario Raffaele Bonato, risultati eccezionali di sopravvivenza, sopra la media nazionale: 18 per cento di mortalità (uno dei tassi più bassi d´Italia), 6 giorni di degenza media, ridotta incidenza di infezioni ospedaliere. A seguire Cerasoli e gli altri pazienti che lottano per la vita nei 16 posti-letto quasi sempre tutti occupati, controllando costantemente sui monitor i loro parametri vitali, ci sono 4 medici e 8 infermieri di giorno, 3 medici e 7 infermieri di notte. Un lavoro senza soste, al massimo grado di impegno e responsabilità in un reparto che, fra l´altro, fra i primi assoluti in Italia, ha inaugurato la cosiddetta rianimazione aperta, ha fatto entrare all´interno, oltre la cortina di vetro, i familiari, perché stiano accanto ai loro cari il più a lungo possibile. Come detto, i progressi di Cerasoli proseguono, ma più lentamente rispetto all´altro ieri.
Le ferite, provocate dalla lama conficcatasi in profondità nella zona del fegato, dove i danni sono stati più estesi, e in un polmone, meno intaccato dal coltello, si sono stabilizzate, mentre i farmaci tengono a bada il dolore. Più tempo passa senza complicanze, più aumentano le possibilità per Marco Cerasoli di uscire definitivamente dal tunnel.


TESTIMONIANZA. Il profilo del giovane per come si era fatto conoscere all´Istituto Montagna

«Uno studente modello in classe ma ai coetanei preferiva gli adulti»

Ha conseguito la maturità con un ottimo punteggio Un genio sui libri con la passione per la letteratura

«Uno studente modello, che si impegnava moltissimo e sgobbava ore sui libri, anche per superare qualche problema in matematica. Un adolescente sicuramente particolare, che con i suoi coetanei aveva poco da spartire e si trovava molto più a suo agio a conversare con gli adulti, professori in primis».
Questo il profilo che emerge di Luca Cerasoli dai racconti degli insegnanti dell´istituto professionale Bartolomeo Montagna che il giovane ha frequentato e dove si è diplomato in grafica pubblicitaria un paio di anni fa.
Una maturità quasi col massimo dei voti, un 95 a coronamento di cinque anni di sacrifici. Molto portato per le materie letterarie, tant´è che ora il ragazzo frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia all´ateneo di Padova.
«Aveva avuto problemi in matematica ma con il passare degli anni le sue difficoltà erano diminuite e si era pensato di togliergli l´affiancamento - prosegue -, ma come scuola abbiamo insistito per mantenere qualche ora di sostegno, perchè ritenevamo ce ne fosse bisogno», fanno sapere dall´istituto. Detto questo, il suo profitto era più che buono, come testimoniato dal voto conclusivo.
Genio sui libri, con una spiccata passione per l´italiano e la letteratura, Luca aveva sempre avuto difficoltà nell´allacciare rapporti con i coetanei, infastidito soprattutto dal chiasso e dalla confusione tipica degli adolescenti: situazioni che lo stressavano particolarmente, tanto da spingerlo a rifuggire la compagnia dei coetanei, preferendo rapportarsi con i professori, più vicini al suo modo di essere, così rigido e austero.
Un ragazzo riservato fin da adolescente dunque, tutto concentrato nella riuscita sul piano scolastico: «Dopo il diploma è venuto a trovarci, raccontandoci di essersi iscritto all´università, ma di altri aspetti della sua vita non ha mai fatto accenno», dicono ancora dalla scuola.
Una vita apparentemente normale, anche se l´estrema riservatezza del ragazzo non era mai passata inosservata tra i compagni di scuola, come racconta un ex studente del Montagna e compaesano di Cerasoli: «Era più giovane di me ma lo ricordo bene perchè era molto introverso, lo vedevo spesso girare per la scuola, sempre solo».
Nessuno si sarebbe aspettato un gesto del genere: «Tanta aggressività non si poteva immaginare da Luca - concludono dalla scuola - ma che ci fosse qualche problema non era un mistero per nessuno».COPYRIGH

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