IL MUSETTO

La neo Confraternita tutela l'insaccato che deve... attaccare

«Bisogna che el pete!», dicono i trevigiani. «Bisogna ch'el taca!», confermano i vicentini. «Glutinosum oportet esse», direbbero - forse - gli antichi Romani. Il concetto è lo stesso: la qualità del musetto, uno degli insaccati ottenuti con la carne di maiale, si giudica dal suo grado di collosità. Più è attaccaticcio, meglio è. Lo stesso, peraltro, vale per il cotechino, suo parente stretto, tanto che in alcune località i due termini sono praticamente sinonimi.«Bisogna che el pete!» è lo slogan scelto della neonata Confraternita del musetto, fondata a Riese Pio X, provincia di Treviso. Il carattere goliardico dell'associazione è chiaro da subito: sia perché nella denominazione ufficiale alla parola "Confraternita" si antepone un "Ingorda", giusto perché non ci siano dubbi; sia perché nel logo, sotto il muso stilizzato del maiale (non poteva essere altrimenti) c'è la traduzione latina del grido di battaglia. Tutto si spiega quando si presta attenzione all'ideatore dell'iniziativa: Matteo Guidolin, sindaco di Riese Pio X, nonché front man dei "Los Massadores", una delle più celebri formazioni musicali in dialetto veneto, della Marca trevigiana per la precisione. "Massadores", cioè norcini, massanti nel Vicentino: fin dal nome denunciano la passione per la carne di maiale, e in generale per la vita godereccia. Hanno dedicato anche versi al loro insaccato prediletto: "Ma se in toea ghe xe un musetto / mi vo' fora de testa / e se son anca in giornada / uno soeo no'l me basta / a pranso sena o coeassion / ghi'n magno anca fora stajon", canta uno pseudo-Elvis in "Musetto rock'n'roll". Tuttavia, non è solo goliardia. C'è l'intenzione di valorizzare un tipico piatto invernale del Veneto, che nel sapore riporta dritto alla tradizione rurale, specie se lo si accompagna con il cren (il rafano tritato), le lenticchie, la polenta, i sottaceti. Non è una portata facile da affrontare, è composta per tre quarti di carni grasse del suino, da cui quel carattere attaccaticcio che però, degli estimatori, è più che mai apprezzato. Nell'impasto non devono ovviamente mancare le parti anatomiche del muso - da cui il nome - ma anche la cotenna, le orecchie, tagli di gola, tagli di spalla, secondo la ricetta trevigiana. La presenza del muso è ciò che dovrebbe distinguere il musetto dal coessìn, il cotechino, dove invece prevale appunto la cotica, cioè la cotenna. Entrambe le versioni nascono comunque come una maniera per utilizzare le parti del maiale meno pregiate. Hanno in comune la preparazione - l'impasto, condito di sale, pepe e altre spezie, viene insaccato nel budello - e la cottura tramite bollitura per alcune ore, avendo cura di pungere più volte il budello con uno stuzzicadenti perché la pelle non si laceri. Non mancano nel Vicentino gli appassionati del musetto, a Conco è andata in scena pochi giorni fa la seconda edizione della festa dedicata, che proponeva peraltro anche trippa e "panin onto", tanto per restare sul leggero. Il musetto fa capolino anche a Marostica, Rosà, Mussolente. Perché non pensare a un gemellaggio con Riese?

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