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Il folle progetto di Luca

DUEVILLE. Clamoroso sviluppo per lo studente accusato di tentato omicidio premeditato
Il folle progetto di Luca: «Uccidere papà Marco e simularne il suicidio»

Il padre stava ascoltando musica con le cuffiette nello scantinato della bifamiliare e non ha sentito arrivare il figlio che lo ha aggredito a sangue freddo

Un progetto folle, ricostruito grazie ad un biglietto che i carabinieri hanno trovato nella tasca dei pantaloni del pigiama che indossava quando lo hanno arrestato. Luca avrebbe voluto uccidere suo padre, e simulare che si fosse trattato di un suicidio. Per questo aveva usato i guanti: non voleva lasciare tracce.
È quanto sostiene la procura, che con il pubblico ministero Alessandro Severi ha chiesto al giudice Massimo Gerace la convalida dell´arresto dello studente universitario di Lettere e Filosofia, di 21 anni, e l´ordinanza di custodia cautelare in carcere. Luca Cerasoli, che risiede a Povolaro di Dueville in via Malaparte, stamattina sarà interrogato in carcere. Difeso dagli avv. Michele Carotta e Stefania Cerasoli, avrà la possibilità di difendersi e di chiarire la sua posizione. Il magistrato lo ritiene una persona pericolosa; gli contesta il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dal rapporto di parentela.
Dalle indagini dei carabinieri della stazione di Dueville, coadiuvati dai colleghi di Thiene e del nucleo investigativo, emergono una serie di particolari che getterebbero una luce se possibile ancora più sinistra nel grave fatto di sangue avvenuto martedì mattina nella tranquilla zona residenziale della frazione di Dueville. Cosa è avvenuto esattamente in casa gli inquirenti stanno cercando di ricostruirlo nel dettaglio, ma da quanto hanno appurato non vi sarebbero stati violenti litigi. Anzi.
Poco dopo le 8, Marco Cerasoli, il papà di Luca, 50 anni, dirigente d´azienda a casa dal lavoro, era nel suo studiolo nell´interrato. Stava ascoltando della musica con le cuffiette e non avrebbe sentito arrivare il figlio. Il quale, armato di un coltello da cucina con una lama di 17 centimetri, lo avrebbe preso alla sprovvista. «Voleva ucciderlo», ipotizza la procura che fa riferimento alle due violente coltellate inferte al padre, colpito vicino al cuore. Un fendente gli ha perforato un polmone. Quando Marco ha compreso cosa stava accadendo e si è difeso, è riuscito a chiudersi dentro lo studio; Luca avrebbe cercato di entrare, non riuscendovi. Poi si è messo ad urlare, chiedendo aiuto e attirando l´attenzione dei vicini che hanno dato l´allarme. Quando Luca ha aperto la porta ai militari, era in evidente stato di choc.
In tasca allo studente, come detto, i carabinieri hanno trovato un biglietto. Hanno poi sequestrato il computer. L´ipotesi è quella che Luca avesse organizzato una messinscena: uccidere il padre e poi lasciare un appunto, come se lo avesse scritto la vittima per spiegare il suicidio. Una follia pianificata, sostengono gli inquirenti. E quindi premeditata, argomenta la procura.
Carla, la mamma dello studente, stimata insegnante, è comprensibilmente sconvolta. In questi giorni ha cercato di stare accanto al marito, che fortunatamente si sta riprendendo in ospedale, dove è stato ricoverato in prognosi riservata. Ai militari avrebbe spiegato che erano evidenti in casa i contrasti fra padre e figlio, il quale riteneva che il comportamento del genitore nei suoi confronti fosse troppo duro; ma di non aver mai potuto immaginare una rabbia del genere (tale da far pianificare al giovane un delitto, fortunatamente non riuscito), nè tantomeno una scena di sangue in casa come quella avvenuta martedì dopo colazione.
Oltre all´interrogatorio di oggi, fondamentale per gli inquirenti sarà anche la testimonianza di Marco, che verrà sentito nel dettaglio dagli inquirenti non appena sarà in grado di sostenere un interrogatorio. Che cosa può avere spinto lo studente ad aggredire suo padre?


OSPEDALE. È stato scongiurato un secondo intervento chirurgico perché Cerasoli nelle ultime ore ha fatto progressi

Il genitore migliora, non sarà operato

Medici comunque cauti Ci vorranno giorni per sciogliere la prognosi che resta ancora riservata

Marco Cerasoli sta meglio. Ora i medici sono più fiduciosi anche se mantengono un atteggiamento di comprensibile prudenza. Per il dott. Silvio Marafon, responsabile della terapia intensiva del San Bortolo, e i suoi colleghi saranno decisivi i prossimi giorni. La fase più critica sembra superata, anche se ci vorrà una settimana, sempre che non insorgano improvvise complicanze, per sciogliere la prognosi che resta riservata. Se, comunque, i progressi proseguiranno, non ci sarà bisogno di un secondo intervento. L´uomo, che anche ieri ha avuto sempre la moglie accanto, è ancora intubato, respira con il ventilatore meccanico, viene alimentato con un sondino, continua a essere sedato con i farmaci, ma, ha trascorso una notte tranquilla e dà segni di progressivo risveglio. Cerasoli, dunque, reagisce bene alle cure assidue che gli vengono prestate da medici e infermieri nel reparto super-specialistico della rianimazione guidata dal primario Raffaele Bonato. Anzi, nelle ultime ore ha recuperato velocemente, al di là anche delle più ottimistiche previsioni. In una situazione del genere, che si presentava inizialmente drammatica, l´evoluzione post-operatoria può essere imprevedibile. Per Cerasoli, fortunatamente, le cose stanno andando nel verso più positivo. Le condizioni generali si sono stabilizzate, le ferite non sono peggiorate, e il risultato dell´esame angiografico è stato confortante, scongiurando il temuto ritorno in sala operatoria. Se continuerà, come si spera a migliorare, già fra un paio di giorni potrà respirare autonomamente e lasciare la terapia intensiva per essere trasferito in un altro reparto di degenza, probabilmente in chirurgia. L´uomo era stato colpito dal figlio con due violentissime coltellate scagliate dall´alto verso il basso, che hanno raggiunto l´uomo al torace e alle spalle procurandogli profonde lacerazioni. Il primo fendente ha mancato per poco il cuore. Lo sterno ha fatto da scudo alla lama che si é conficcata nel diaframma per poi andare a perforare il fegato tranciando vasi e vie biliari. La seconda coltellata gli ha, invece, trapassato un polmone. Determinante è stato l´intervento al quale è stato sottoposto in urgenza dalla dottoressa Marina Vidali, che al San Bortolo è la specialista di riferimento per la chirurgia toracica, per bloccare la copiosa emorragia a livello del fegato e suturare le ferite. Il cinquantenne di Dueville aveva perso molto sangue e ha avuto bisogno di numerose trasfusioni. Sei, alla fine, le sacche di plasma utilizzate.


Una ferocia “normale” e misteriosa

È la normalità dalla quale scaturisce la ferocia più misteriosa della porta accanto. La fenomenologia della cronaca periodicamente si incarica di spiazzarci con vicende che sembrano partorite da una mente perversa. Il bravo studente universitario che progetta la morte del padre, volendo simulare il suo suicidio per rimuovere la fonte delle sue ansie, appartiene a una gerarchia in apparenza psichiatrica. È un piano talmente strampalato nella sua crudeltà per non catalogarlo nella categoria delle cose folli. Certo, non spetta al cronista avventurarsi in ambiti di competenza degli specialisti che con ogni probabilità saranno interpellati dall´autorità giudiziaria. Ma il volto sgomento della maestra Carla, moglie scrupolosa, lavoratrice appassionata e benvoluta, madre premurosa, all´arrivo davanti alla propria abitazione nella giornata più terribile della sua vita con i carabinieri che stanno eseguendo i rilievi sul teatro dell´agghiacciante aggressione, è uno dei fotogrammi più angoscianti. Ha rischiato di perdere il compagno della sua vita per colpa di quel figlio più grande cresciuto con amore, ma che si ribella in un cortocircuito mostruoso. È la banalità del male che ogni volta rimuove una normalità rassicurante.

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