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Il doppio binario della corruzione

L'imprenditore Diego Sambugaro aveva chiesto la revisione del processo per cui è stato condannato per fatti avvenuti a Padova

La Cassazione respinge la domanda anche se il pubblico ufficiale fu assolto per gli stessi episodi Nelle indagini fu coinvolta un'immobiliare del paese

L'ultimo schiaffo giudiziario l'imprenditore Diego Sambugaro, nato a Vicenza 49 anni fa, con prevalenti interessi economici nel Padovano, l'ha ricevuto nei giorni scorsi. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente la sua richiesta di revisione del processo per corruzione, per il quale è stato condannato in via definitiva a 2 anni e 8 mesi di reclusione in virtù del patto illecito con l'ex consigliere della Fondazione Breda di Padova, Sergio Scalisi. In primo grado, nel gennaio 2010, Sambugaro era stato condannato dal gup Paola Cameran a 4 anni di reclusione. La pena era poi stata attenuata dalla Corte d'Appello di Venezia.Il motivo per cui Sambugaro non si fa una ragione del fatto che il suo ricorso è stato censurato, è che il pubblico ufficiale, appunto Scalisi, è stato invece assolto con rito ordinario. Dunque, è il ragionamento di Sambugaro, se lui non è un pubblico ufficiale infedele, nemmeno io posso essere il suo complice. Tanto più che i fatti sono identici e i tre imputati condannati con sentenza passata in giudicato - oltre a Sambugaro, Liviano Cibin di Treviso e Bruno Domenico Forte di Piazzola sul Brenta - hanno sul collo una provvisionale subito esecutiva di 1,5 milioni di euro. Senza tenere conto dell'onere della causa civile avviata dalla Fondazione, la quale è assistita dall'avvocato Fabio Pinelli di Padova.Con Diego Sambugaro, quando dieci anni fa a Padova era scoppiato lo scandalo della fondazione Breda, era finito sotto inchiesta il fratello più vecchio Claudio di 62 anni. Domiciliato a Schio, dove si è sposato, venne poi prosciolto con l'archiviazione, in qualità di amministratore dell'immobiliare "Vi Ovest" che all'epoca aveva sede a Dueville. Il 3 marzo 2005 la società duevillese si era aggiudicata alcuni terreni valutati oltre 10 milioni di euro e in cambio erano state cedute quote azionarie della stessa. Non era l'unica operazione immobiliare della "Pia Fondazione Breda" che coinvolgeva Claudio Sambugaro perché con un'altra società, la "Il Terreno srl", aveva eseguito una permuta del valore di 5,5 milioni: un palazzo in via dell'Artigianato a Vicenza in cambio di un terreno nel Padovano a Limena. La fondazione fece causa civile all'imprenditore scledense, che però ebbe ragione dal tribunale berico.Da dire che i rapporti d'affari tra i due fratelli Sambugaro all'epoca non era buoni ed erano in corso dei contenziosi.Tornando alla posizione di Diego Sambugaro, che finì sotto la lente della guardia di finanza, sono due gli episodi di corruzione aggravata per atti contrari ai doveri d'ufficio - commessi da Scalisi, che è stato assolto - per i quali è stato ritenuto colpevole. Risalgono al luglio 2006 e 2007 allorché la Fondazione Breda subì un danno milionario. Dopo l'assoluzione di Scalisi, sostiene la difesa di Diego Sambugaro, avrebbe dovuto essere prosciolto anche l'imprenditore. E la Corte d'Appello di Trento avrebbe dovuto valorizzare la ritrattazione di Federico Caporello che scagionavano Sambugaro.Ma per i supremi giudici il processo di condanna ai suoi danni non può essere revisionato perché le regole dei due processi - quello ordinario e con rito abbreviato - sono diverse, così come la valutazione delle prove. Nel secondo si valutano allo stato degli atti così come raccolti durante le indagini preliminari, mentre nel processo pubblico è l'esame incrociato degli indizi che eventualmente diventano prove. Per questo il ricorso dell'imprenditore vicentino dev'essere respinto.


Ivano Tolettini

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