Il dio denaro e il dio che aiuta a sopportare la fatica

Lettere al giornale

La lettera appassionata e sofferente della signora Toti (mi) sollecita pensieri su un tema molto importante: il rapporto dell´uomo con il lavoro. Si dice homo faber. Nelle parole della lettrice Elisa c´è nostalgia "una volta non c´era...". Bisogna essere realisti e prendere atto che noi umani abbiamo creato un sistema sociale-economico frenetico e produttivistico. Si possono migliorare le regole ma sembra che il dio denaro e una politica tecnicista abbiano l´ultima parola.
Si potrebbe uscire dal gap cambiando lavoro, ma non è facile. Secondo me c´è una soluzione (che non è rassicurante ma ti fa stare con i piedi per terra) viene proprio dalle parole della lettrice "ringrazio dio".
Non so se tale oratio è una congiunzione grammaticale, un´espressione idiomatica e niente più. Se invece è un atto di fede, ebbene dico che il credente è la persona più libera della terra perché liberato da Cristo.
Non c´è più tempo, non c´è più lavoro, non c´è più ... che ti possano condizionare. Il cattolico (cristiano) non è più sotto la legge, le leggi. La risposta non è al di là della realtà perché, sia che lavorate sia che non lavorate (di sabato o di domenica o di martedì), tutto è sempre in ogni momento indirizzato a dio.
I monaci del deserto Padri della Chiesa e gli amici buddhisti la chiamano imperturbabilità, non lasciarsi travolgere dalle vicende di questo mondo.
So che non è rassicurante, so che il fidanzato così lo potrai abbracciare solo quando puoi e non quando vuoi. Lavorare stanca e lavorare logora e consuma. Lavorare anche ti condiziona.
Ma lavorare anche ti libera. Può consolare anche che alcuni, il lavoro non ce l´hanno e tenersi stretto quello che si ha non è poco.
Consiglio alla sig.ra Toti di leggersi il libro di Qoelet e Saulo di Tarso (2 Tes 3). Lì ce tutto. Ogni giorno ha la sua pena.
Sergio Benetti
Dueville

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