«Il centro equestre soltanto con nuovi soci»

CALDOGNO. Servono 24 milioni per proseguire con il progetto della grande area sportiva pensata quindici anni fa. E intanto la compagine manageriale è cambiata

Dopo che il Tar ha respinto il ricorso di Italia Nostra il patron dell'Askoll rivede i piani iniziali

«Prima c'era un'intesa con BpVi»

Ha da poco compiuto settant'anni ma, ci tiene a precisarlo, «lo spirito è quello di un 25 enne». I sogni e le ambizioni pure. Completamente mutato, rispetto a quando il progetto del centro equestre internazionale aveva preso forma, 15 anni fa, è però il mondo, a partire dagli scenari economici.Dopo la sentenza del Tar che ha respinto il ricorso di "Italia Terra Nostra" in merito alla legittimità del polo ippico e fieristico di Caldogno, l'attesa è ora tutta per le decisioni che il patron di Askoll e promotore dell'iniziativa, Elio Marioni, prenderà.IL SOGNO. «Se fossimo in un paese normale, oggi avremmo già una delle realtà più belle del Nord Italia e non solo, un centro d'attrazione turistica unico nel suo genere, che significherebbe prestigio e molti posti di lavoro. Sa che avevo preso contatti con Zucchero per l'inaugurazione? E che sarebbero venute le tv nazionali a fare servizi e interviste?».Un lancio in grande stile («come tutte le cose che faccio io») per un'opera che, nelle intenzioni e nelle speranze iniziali, si sarebbe dovuta costruire in tre, quattro, cinque, anche dieci anni, ma che oggi, 2017, sarebbe dovuta essere in piena funzione.«E invece per colpa di certi irresponsabili -lo scriva pure- che si sono messi di traverso in tutti i modi perchè non hanno nulla di meglio da fare, mi trovo ad aver speso, tra terreni e progetti, già sei milioni di euro, di cui due solo di tasse e a dover sborsare decine di migliaia di euro all'anno in avvocati. Si chiamano "Italia Terra Nostra" ma questi pensando che sia solo "Terra Loro"...».E' un fiume in piena Marioni: «Sì, sono molto arrabbiato». Anche se la sentenza del procedimento al Tar del Veneto, che ha condannato l'associazione per la tutela del patrimonio storico e artistico a pagare anche le spese legali per trentamila euro, alla fine gli dà ragione anche se c'è voluto molto tempo per stabilire se quell'opera deturpasse l'ambiente circostante: «Ma non mi basta avere ragione, voglio andare fino in fondo a questa storia, mi hanno messo i bastoni tra le ruote per anni e ora vedrò se ci sono gli estremi per far loro causa chiedendo un risarcimento dei danni».Ma la questione è un'altra, ora che la vicenda giudiziaria si è conclusa Comune e mezza provincia vogliono capire se il poliedrico imprenditore abbia ancora l'interesse ad andare avanti. Marioni è chiaro: «Se ci fossero le condizioni economiche, sarei il più felice di riportare in carreggiata il progetto, tenendo conto che servirebbero 24 milioni di euro circa».Denaro che l'imprenditore duevillese, agli albori della vicenda "Equus Dome", aveva concordato di ottenere per metà da Bpvi e per un'altra grossa parte attraverso dei finanziamenti che sarebbero arrivati dai fondi statali destinati allo sport.IL PATTO. «C'era un patto tra gentiluomini con la Banca Popolare perchè, in cambio del mutuo, spostassero nel palazzetto che è previsto all'interno del parco le loro manifestazioni aziendali, dalle assemblee al concerto di Natale ed altri eventi. Era tutto deciso. Ma quindici anni fa. Ora cosa pensa che mi direbbero, loro e qualunque altro istituto di credito? Se il "sistema finanziario è fallito", a pesare sulla realizzazione del centro equestre è anche la perdita della compagine manageriale messa insieme nei primi anni Duemila, un esperto di equitazione oggi in pensione e due maghi del marketing e della comunicazione/ sponsorizzazioni oggi dediti ad altro. «Lo ripeto, se ci fosse un socio o la disponibilità delle banche, potrei rimettere in piedi la struttura. Ora le cose sono molto cambiate, non si tratta più di un problema amministrativo- burocratico, ma puramente economico»

L'AREA. Un parco verde di 230 mila metri quadrati, con strutture per l'equitazione ma anche per ospi

L'AREA. Un parco verde di 230 mila metri quadrati, con strutture per l'equitazione ma anche per ospitare eventi, fiere, manifestazioni di ogni genere, musicali e sportive. Un polo turistico in grado di smuovere l'economia, questo doveva essere, nelle intenzioni iniziali, il centro equestre di Marioni. Acquisiti i terreni a Caldogno dopo lo spostamento dal luogo inizialmente scelto, a Dueville, nel 2011 il progetto era stato approvato in consiglio comunale e del 2013 era arrivata la dichiarazione di "interesse generale" sull'opera. Nel 2015 la sottoscrizione dell'accordo di programma tra Regione e promotore e, a marzo, il via libera da parte del presidente Zaia.Ultimo atto, la sentenza del Tar che spazza via ogni dubbio di irregolarità, sul centro equestre come sull'intera programmazione urbanistica del Comune di Caldogno.

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