IL BITTER DI VICENZA

Si chiama Gagliardo. E anche il suo ideatore lo è. Gagliardo è il nuovo nato in casa Schia

Si chiama Gagliardo. E anche il suo ideatore lo è. Gagliardo è il nuovo nato in casa Schiavo, l'azienda di Costabissara nota per liquori e distillati. Stavolta gli alambicchi hanno sfornato un bitter, prodotto su cui la Schiavo non si era sin qui mai cimentata. Impresa improba, avere successo nel Paese del Campari. Ma il titolare, Marco Schiavo, non è tipo da farsi intimidire. Possiede la baldanza guascona di chi ama le sfide ardimentose e l'orgoglio sbarazzino di chi guarda con una certa nostalgia agli anni del boom, in cui l'Italia era amata e rispettata nel mondo intero, si affermava il made in Italy e i mercati internazionali erano terra di conquista per le Vespa o le macchine da scrivere Olivetti.Nell'Italia di quel tempo, spensierata e laboriosa, si facevano strada anche bitter e vermouth, tra gli status symbol di un'umanità finalmente uscita dalle macerie del secondo conflitto mondiale. Orgoglio italiano: una delle leve motivanti grazie alle quali Marco Schiavo si è inventato un bitter dal gusto originale, che di primo acchito proietta il degustatore in una landa di sapori e sensazioni da leggere con orientamento contemplativo. Il colore è rosso cocciniglia, non completamente filtrato; il gusto tende al balsamico e allo speziato, molto amaricante e molto persistente. E l'etichetta: beh, quella è tutto un programma. Lettering molto Sixties e nel retro lodi a Carlo, Giacomo e Vito, tre amici di Marco che lo hanno aiutato nell'avventura. «Il Gagliardo nasce dall'infusione per diciotto giorni di erbe, radici e spezie ed è rimescolato a mano con la tecnica del battonage - spiega Schiavo - Per me quella del bitter è una vera e propria sfida di cui io stesso, all'inizio, non ero molto convinto. Poi ho raccolto la provocazione del mio amico Carlo Gasparini, contitolare del Qubò, e mi sono rimboccato le maniche. Ho coinvolto Giacomo Diamante, gestore del Secret Bar di via Cattaneo e con lui, dopo circa otto mesi di prove, ho trovato il giusto mix di ingredienti, tutti naturali, lavorati senza coloranti industriali. Mi mancava un nome che fosse originale ed esprimesse anche la personalità di ciò che avevamo creato. E qui mi è venuto in soccorso Vito Lamanna, già titolare di "Pizza & Fichi", che ha pensato a "Gagliardo": un aggettivo che ho trovato subito azzeccato».E la definizione di "gusto radicale" che troviamo nell'etichetta, a cosa si riferisce?«Da un lato alle radici, che entrano nella composizione del bitter, dall'altro al fatto che questo è un prodotto per palati raffinati. Non deve necessariamente piacere a tutti. Non ha un gusto "popolare" ma va scelto e voluto.»Come va servito?«Può essere bevuto on the rocks con un twist d'arancio, shakerato, oppure come componente di spritz e long drinks.»La presentazione ufficiale è avvenuta in un hotel di Milano. Un tocco glam ma anche un'incursione nella patria italiana del bitter... «Certo. Volutamente abbiamo scelto il capoluogo lombardo. Sia perché simbolo dell'Italia del made in Italy, sia perché non mi spaventano i confronti con i colossi del beverage. In questi casi o copi o fai qualcosa di completamente diverso. E quest'ultima è la strada che abbiamo scelto di intraprendere. Per ora abbiamo prodotto 1.500 bottiglie che sono state distribuite in alcuni locali di Vicenza, Milano e Roma. I test sono stati molto positivi e dunque questo ci stimola ad andare avanti. Mi piacerebbe che il Gagliardo avesse successo e che fosse riconosciuto fuori dai nostri confini come il bitter di Vicenza.»"Vicenza da bere". Si riparte da qui.

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