I TURBAMENTI DELL'ARTISTA

LA MOSTRA. Fino al 9 marzo a palazzo Brusarosco-Casa Gallo, nelle architetture di Scarpa
Monica Marioni mette in scena le conseguenze della paura, attraverso l'uso del corpo. Le installazioni e le performance dialogano con il luogo

Di stanza in stanza l'artista vicentina Monica Marioni ha depositato un giaciglio per i turbamenti del pensiero. All'ultimo piano di Casa Gallo (palazzo Brusarosco-Zaccaria, contrà Porta S.Croce 3 a Vicenza) lo spazio razionale dell'architettura di Carlo Scarpa, che negli anni Sessanta ha ridisegnato l'appartamento di famiglia, via via scandisce l'irruzione della intensa sensibilità dell'artista, diventando dimora provvisoria, e accogliente, per il ristoro del suo corpo e della sua mente. Al centro è il tema del corpo: corpo organico dell'architettura che attraverso l'immagine del corpo dell'artista trasmuta nel corpo dell'arte. Installazioni artistiche -video, foto, opere sonore e performative- tracciano un percorso che dalla penombra delle stanze laterali culmina nel chiarore della sala centrale dove la luce naturale che entra dalle alte finestre a nastro convive con la luce artificiale al neon delle grandi "Ali" verdi che si librano libere dal peso della gravità, al ritmo del suono amplificato di una goccia d'acqua ristoratrice. Qui, dove l'intervento dell'artista riesce a modificare gli spazi preesistenti, è il punto più riuscito del rapporto con la sempre forte presenza dell'architettura. Casa, museo, "Hotel Mo.Ma" che dà il titolo alla mostra (a cura di Maria Rosa Sossai): Marioni, nel mischiare le funzioni dello spazio scarpiano a pianta libera, instaura continui scambi di punti di vista sempre allo snodo tra domestico e forestiero, tra privato e pubblico, tra vuoto e pieno, tra luce e penombra, con una venatura di ritualità magica nella ricorrente presenza-simbolo di una testa di porco mozzata, protagonista in carne ed ossa della sua performance di inaugurazione della mostra. Le sue installazioni sono quasi sempre un colpo allo stomaco. La paura ne è il movente. Paura della fiducia tradita che consuma il corpo, paura della identità ferita di una fisicità problematica che separa dalla testa-mente il corpo "trans", paura della sessualità fraintesa, della parola-bocca isolata dal pensiero, trattate nel video che documenta tutta la costruzione del progetto."Solo qui ho trovato le luci giuste, il senso dell'ordine progettuale - dice l'artista - che mi fanno sentire a mio agio per creare" e già sta inseguendo per tutta Italia altre architetture di Carlo Scarpa come location ideale per mostrare le sue opere.La mostra è aperta dal mercoledì al sabato, ore 12-20. Ingresso libero. Ogni sabato l'artista mette in scena una performance sempre diversa.

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