I cappelli militari svelano ai ragazzi le storie di guerra

La singolare esposizione aperta nelle sale del centro Arnaldi

Esposti 135 copricapi del collezionista Sgarbossa Sono stati recuperati in oltre 30 anni di passione

Il primo modello di cappello del corpo degli Alpini, un elmetto in cuoio bollito tedesco di metà Ottocento e addirittura un copricapo delle camicie nere autografato da Benito Mussolini. Sono i rari pezzi esposti nel centro Arnaldi in occasione della "Mostra di Cappelli e Berretti Militari" organizzata dalla sezione Ana di Dueville. I grandi protagonisti dell'allestimento sono i 135 copricapi e le undici divise della collezione privata di Bruno Sgarbossa, alpino 70enne residente a Monticello Conte Otto e originario di Dueville. Quelli esposti sono solo una parte di quanto Sgarbossa, impresario edile ora in pensione, ha raccolto e recuperato in 30 anni di appassionata ricerca. «In tutto possiedo 300 cappelli, una trentina di divise e 800 medaglie - racconta l'alpino - La storia mi ha sempre appassionato, fin da bambino. Così ad un certo punto della mia vita ho deciso di iniziare a raccogliere qualche cimelio che fosse una testimonianza tangibile per le generazioni future. Il primo pezzo acquistato è stato un berretto da maresciallo di fanteria della Grande Guerra. Da quel momento la mia passione mi ha spinto a girare tutta l'Italia tra mostre, aste e mercatini per cercare pezzi rari». Negli anni Sgarbossa si è imbattuto in copricapi di entrambe le guerre mondiali appartenenti ai corpi degli eserciti italiani, tedeschi, francesi, austriaci, tedeschi, ma anche inglesi, americani e russi. «Tra i pezzi più pregiati esposti nel centro Arnaldi c'è un Pickelhaube, ovvero un elmetto a punta, prussiano del 1842 e una lucerna della gendarmeria pontificia di epoca precedente al 1870 - evidenzia il collezionista - Molto raro è anche il chepì degli alpini del 1873, il primo modello di copricapo previsto dalla divisa alpina. Anche se più recente, il cappello di una camicia nera della campagna d'Etiopia, autografato da Mussolini, è certamente un pezzo di valore». Sgarbossa conosce nel dettaglio la storia di ciascun pezzo della propria collezione. «Sia per passione, ma anche per evitare di essere ingannati e truffati. Tutti i miei berretti sono originali: è sempre più difficile trovarli e di conseguenza, oltre a un incremento dei prezzi, girano anche tanti falsi. Bisogna stare attenti - evidenzia - Raccolgo cappelli e divise per poter stimolare i giovani ad approfondire la storia e per far capire le sofferenze patite dai soldati in guerra». La mostra è stata inaugurata con Fernando Zanini, capozona "Castellari Alto Bacchiglione" dell'Ana nonché presidente del gruppo di Dueville, del sindaco Giusy Armiletti, del colonnello Marco Bonomi e Gino Gheller.

Tagged under: Arnaldi

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.