Ho rischiato la vita in bici per colpa dei pullman

Lettere al giornale

Sono uno di quei “lupi solitari” che percorrono con costanza quasi quotidiana le nostre strade nel Vicentino (e non solo), a cavallo della mia specialissima, realizzando solo ora, per la prima volta nella mia vita, a pochi giorni dai 50 anni, il sogno di averne una completamente nuova, frutto di piccoli risparmi nel corso degli anni e di molte altre rinunce. È una vita che sto in sella, praticamente da quando andavo alle scuole medie, percorrendo annualmente sempre oltre 10 mila chilometri. Sono un ciclista che rispetta il codice della strada: con il mio casco sempre ben saldo in testa, viaggio sempre sulla mia destra, da solo, spesso e volentieri anche al di là della linea bianca che delimita la careggiata, proprio per dare meno fastidio possibile agli utenti motorizzati e non dar modo loro di avercela con me.


Cerco di fare strade poco trafficate, di non lasciare andare troppo i freni in discesa, di non zig-zagare e di non buttare nulla per terra, in quanto ecologista convinto e praticante. Eppure vi posso assicurare che, mai come in questo periodo, mi sento graziato ogni volta che riesco a tornare sano e salvo a casa. Non bastano le bande dell´Est che ti rapinano con tanto di coltello (privandoti di quel che è, spesso e volentieri, il tuo unico svago del tempo libero, oltre che mezzo di salute consigliato dai medici), i camion e le macchine che si divertono a... farti il pelo quando ti sorpassano, perché sanno che, se stai molto a destra risicando il ciglio, sei un ciclista esperto ed allora si divertono ancora di più nel farlo, mentre all´anziana del paese, con i quattro borsoni della spesa attaccati al manubrio, ci passano a cinque metri per la paura che hanno di investirla.
Ora c´è un altro nemico e questo si chiama “autista di pullman”. Sinceramente non capisco cosa stia succedendo ultimamente a questa categoria: non so se siano nervosi per il traffico che trovano, per i turni ai quali vengono sottoposti; se sia per il mancato rinnovo del contratto o per colpa di altri miei colleghi che viaggiano per strada in maniera molto discutibile (e tra di loro ci sono anche molti autisti di pullman, che conosco personalmente); o magari a causa della frana che ha bloccato la strada che sale da Breganze verso Lusiana, costringendoli ad altre deviazioni. Fatto sta che, nelle ultime tre settimane, ho rischiato per altrettante volte la vita durante gli “incontri ravvicinati” con i suddetti signori, tutti alla guida di quei lunghi mezzi colore bianco-rosso.
Il primo caso è successo a Calvene: poco prima della strada che, girando a destra, porta al Monte Corno, mi supera una corriera, ma siccome un camion scende in senso contrario, mi chiude lasciandomi 2 scelte: o sotto una sua ruota o il fosso alla mia destra. Ho optato per la seconda ipotesi. L´autista se n´è fregato, ha imboccato la strada del Corno e via.
Dopo pochi giorni altra bella chiusura a destra nel centro di Vallonara, sulla strada che sale verso Conco, proprio nella strettoia del centro. Piuttosto che togliere il piede dall´acceleratore, danno pieno gas e ti chiudono. Poi due giorni fa, nel percorrere il tratto in discesa tra Conco e Crosara, mi trovo un pullman che sale e, in pieno tornante, invade tutta la mia corsia, costringendomi a buttarmi fuori strada per non finirci sotto. Mi ricordo che a scuola guida mi hanno insegnato che gli autobus di linea hanno la precedenza nelle strade di montagna e che si riconoscevano dal tipo di clacson: beh, mi sa che questi ne sono tutti sprovvisti, o se ce l´hanno, non è funzionante. Mai sentito uno. Corrono come dei pazzi e te li trovi davanti così, all´improvviso, facendoti ricordare quanto sei vicino al Creatore.
Io mi chiedo: ma questi autisti non hanno a loro volta dei figli che vanno in giro per le strade? Magari non tutti in bici ma a piedi o in scooter. E se capitasse qualcosa a loro per gente che guida così, come si comporterebbero? Non c´è nessuno dei loro responsabili che vigila sul come conducono questi mezzi? E se ammazzano qualcuno e gli ritirano la patente che lavoro faranno?
Ripeto: non voglio assolutamente giustificare quei pseudo ciclisti che si comportano male per le strade, ma questa maniera di guidare i pullman non mette a repentaglio solo la vita dei ciclisti, ma di tutti coloro che si trovano ad essere presenti nella strada al momento del loro passaggio.
Alla maleducazione ed allo scarso rispetto per le vite altrui, non c´è mai fine.
Gianni Zanin “Giannibici”


FTV
«È difficile il lavoro di autista con ciclisti indisciplinati»

sabato 03 maggio 2014 LETTERE, pagina 54

Vorrei rispondere alla lettera del 29 aprile di Gianni Zanin, perché desidero far capire che non tutti rientrano nella categoria di “autisti disgraziati" da lui menzionata.
Sono un autista anch´io di quei famosi autobus bianchi e rossi da lei indicati. Lavoro per questa società da quasi dieci anni e quella tratta la faccio quotidianamente, a volte anche due volte al giorno. Sono rimasto estremamente rammaricato e incredulo dover pensare possa essere vero quanto da lei scritto.
In ogni caso non credo sia giusto discriminare una categoria professionale come la nostra, forse magari per causa di un singolo individuo.
Mentre guidiamo le garantisco che non pensiamo al contratto scaduto o alle deviazioni dovute alle frane. No, caro signor Gianni Zanin: noi mentre guidiamo pensiamo alla responsabilità che abbiamo e ci teniamo fare bene il nostro lavoro. Sono sicuro che più di qualche utente lo può testimoniare. Forse sarebbe stato molto più corretto da parte sua riportare il numero di targa del mezzo in questione oppure più semplicemente il numero aziendale di quell´autobus e segnalarlo alle autorità competenti.
Infine termino invitandola a salire in bus un giorno, magari in una bella mattinata di domenica, solamente perché possa capire veramente quanto difficile sia a volte fare il nostro lavoro quando sulle strade troviamo alcuni sfegatati ciclisti che appena sentono il clacson per invitarli a mettersi in fila indiana nella manovra di sorpasso, alzano qualche dito della mano: lascio a lei capire quale.
Antonio Frigo


 

AUTISTI FTV
«Venga in bicicletta con me»

sabato 10 maggio 2014 LETTERE, pagina 66

Leggo la risposta del signor Antonio Frigo: «È difficile il lavoro di autista con i ciclisti indisciplinati» del 3 maggio. Ma leggo anche nel Giornale di Vicenza lo stesso giorno: «Scontro in rotatoria: ferito un ciclista», e poi: «Muore in bici ciclista travolto da auto».
Vede, signor Antonio Frigo, la differenza sta tutta qua. Come ho ben precisato nel mio intervento, io condanno i ciclisti che si comportano male per strada (e sono molti) e che non rispettano le norme imposte dal Codice della strada, mentre lei non lo fa per la sua categoria, ammettendo solo che "forse" potrebbe essere il comportamento di un singolo individuo.
Beh, in questo caso, costui avrebbe il dono dell´onnipresenza e sarebbe in grado di condurre più bus nello stesso istante.
È comunque evidente che un unico individuo che conduce simili mezzi, compiendo le manovre da me riportate, mette a repentaglio la vita di molti ciclisti, mentre molti ciclisti messi assieme non possono certo mettere a repentaglio la vita dell´autista, e quindi si combatte ad armi impari. Infine accetto volentieri il suo invito a salire una domenica mattina nel suo bus, invitandolo però, per par condicio, a fare altrettanto, uscendo con me in bicicletta.
Sono proprio curioso di vedere il suo comportamento quando sentirà una ruota dal diametro di un metro sfiorare il suo braccio: avrà l´accortezza di lasciare che il mezzo passi per poi rilevare e, con ferma lucidità, ricordare il numero di targa posteriore o cercherà solamente in tutti i modi di salvare la propria pelle guardando dove sta andando a finire con la bicicletta? A mente serena e a fatto compiuto sembra tutto facile, ma bisogna trovarsi in quei frangenti per capire cosa si prova.
E poi un numero di targa, senza un testimone, senza un contatto col mezzo e con le forme di giustizia che abbiamo, oltre a dare qualche bel soldino all´avvocato, a che altro servirebbe?
Gianni Zanin
“Giannibici”

Tagged under: biciclette sicurezza

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