Ha scritto l´articolo del delitto

Ha immaginato la cronaca del presunto suicidio del padre Marco Cerasoli raccontata in un giornale

Il suo folle piano articolato in 20 pagine trovate dai carabinieri. L´accusa al papà: «era irascibile, un tiranno per la sua famiglia»

Luca aveva scritto un articolo sulla morte del padre. Un “pezzo” di una trentina di righe sul suicidio del manager Marco Cerasoli che non riusciva più a trovare lavoro: «Ha deciso di togliersi la vita, pur essendo sempre parso ai suoi famigliari fin troppo orgoglioso per giungere al suicidio», aveva scritto lo studente di 21 anni, in un buon italiano.

Venerdì, il giudice Massimo Gerace ha convalidato l´arresto del giovane di Povolaro di Dueville, ordinando il carcere. Il giudice ha accolto la richiesta del pubblico ministero Alessandro Severi, che contesta al ragazzo (difeso dall´avv. Michele Carotta) il tentato omicidio del padre che non sopportava da tempo.
Le indagini stanno portando alla luce dei retroscena sconcertanti. Il giovane da tempo aveva organizzato ogni aspetto della morte del padre: voleva ucciderlo, con una coltellata al cuore, e poi fingerne il suicidio. Aveva preparato in un biglietto l´sms che avrebbe dovuto spedire alla madre con il cellulare del padre: «Carla, non avrei mai sperato di arrivare a tanto, ma stamattina ho deciso di porre fine a tutto questo. Da tempo non sono più in forze di cercare un lavoro invano, sono giunto a concludere i miei giorni qui... Spero che col tempo possiate accettare la mia decisione».
Lo studente ha pianificato il suo folle piano criminale in una ventina di pagine trovate dai carabinieri nel suo computer. Aveva dettagliato ogni aspetto, dalla preparazione all´omicidio, fino alla simulazione del suicidio, indicando punti a favore e a sfavore, prestando attenzione alle telecamere dei vicini. Aveva delineato anche un piano B e C, calcolando ogni minuto. La sua intenzione era di uccidere il padre e poi uscire di casa per andare all´università. Ma lo si capisce dall´articolo, una pubblicazione immaginata nella sua testa come se dovesse essere pubblicata sul Giornale di Vicenza o su qualche altro quotidiano locale. Aveva preso spunto da suicidi avvenuti in altre regioni; uno in Campania, in particolare. «La polizia del Comune di Dueville sta indagando sulla morte di Marco Cerasoli, disoccupato da 7 anni e mezzo», è l´attacco. E poi: «È stato trovato morto nello studio di casa in una pozza di sangue con un coltello da cucina conficcato nel cuore. Per il medico legale e per la polizia si tratta di un suicidio, mosso dai motivi del suo licenziamento nell´aprile del 2007... Prima di uccidersi, alle 10.06 del mattino, una decina di minuti dopo che suo figlio 21enne Luca ha lasciato l´abitazione per recarsi alla fermata della corriera di Povolaro per raggiungere l´università di Padova, Marco ha inviato un sms a sua moglie con parole sconcertanti...». Ma Luca, in questo finto articolo, trova il modo per accusare suo padre, scrivendo fra l´altro «la testimonianza dei suoi famigliari riporta che ultimamente non sembrava alquanto afflitto... si rivolgeva a sua moglie sempre con disprezzo... i figli e la moglie affermano che era un uomo irascibile, un tiranno per la propria famiglia». Non solo: «C´è da ricordare che il 27 ottobre l´uomo aveva perso l´ennesima occasione di riprendere a lavorare come manager in uno stabilimento in Slovacchia». È stata forse questa, nella follia organizzata dello studente, la causa che ha rotto il precario equilibrio domestico, e fra lui e il papà, secondo il gip: la speranza, che si è rivelata vana, che il padre andasse a lavorare all´estero. Luca oggi ha bisogno di cure, per comprendere la gravità del suo gesto e per riprendere una vita e un rapporto con i suoi cari più sereno. E di uscire dal romanzo che si era costruito, e che ha cercato, purtroppo per suo padre e lui stesso, di far diventare drammaticamente reale.


«“Te la farò pagare” era la sua frase ricorrente»

 «Sono senza parole per il gesto che ha fatto, è una cosa orribile. Mi sembra quasi di vedere la sua faccia, la sua ira con quel coltello in mano, i suoi occhi gonfi, grandi, spalancati, le vene nel collo che si ingrossano». Gli scatti d´ira di Luca Cerasoli non sono una novità per gli ex compagni dell´Istituto professionale Montagna, dove si è diplomato come grafico pubblicitario. «Ho già visto Luca arrabbiato», conferma Mariasole M. «Durante il primo anno un nostro compagno lo ha preso in giro e lui tutto d´un tratto si è alzato di scatto e ha staccato con forza il poggiapiedi in legno sotto il banco. Brandendolo come un bastone, voleva picchiarlo ma per fortuna non è riuscito a colpirlo». Un compagno, dunque, particolare, ma molto intelligente, lo ricordano i compagni.
«È sempre stato strano e alternava momenti di allegria a bronci e arrabbiature», aggiunge la giovane.
«In classe voleva sempre essere il primo, e tutti dovevano portargli rispetto. Se il professore, dopo aver posto una domanda, non faceva rispondere lui per primo, se la prendeva. Nonostante ciò, Luca è sempre stato molto intelligente: studiava in continuazione, faceva sempre i compiti per casa, ogni minimo esercizio, e voleva sempre farseli correggere. Ci sarebbero tanti aggettivi per descriverlo, ma purtroppo sono più negativi che positivi. Mi dispiace un sacco per quello che ha fatto, e sono sincera: se dovessi mai rivederlo un giorno, anche per strada, avrei paura».
Anche a Silvia B., un´altra ex studentessa del Montagna, tornano alla mente alcuni episodi. «Ricordo che quando una persona lo guardava in un modo che a lui non piaceva cominciava a sussurrare “Lo odio” o “Te la farò pagare”. “Devo fargliela pagare” era una delle sue frasi più comuni», spiega la ragazza.
«Sentiva di essere diverso dagli altri - conclude -, anche perché aveva una professoressa di sostegno, ma lui sosteneva di non averne bisogno e molte volte la scherniva. Nessuno, in effetti, ha mai capito il motivo della presenza di questa insegnante, proprio perché era bravo a scuola. Anche se studiava tutto a memoria, comunque aveva voti alti. Del resto, dedicava molto tempo allo studio,»

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