Gravner, il vino nelle anfore come nell'antico Caucaso

IL PERSONAGGIO. Un libro sul celebre produttore di Oslavia (Gorizia)

Edito da "Il cucchiaio d'argento", i testi sono di Stefano Caffarri e le foto di Alvise Barsanti

"Gravner - Coltivare il vino" è il titolo del nuovo libro su Josko Gravner, viticoltore di Oslavia (Gorizia), edito dal Cucchiaio d'Argento. Il volume è un omaggio a questo produttore atipico, alla sua cantina e alla sua opera di viticoltore. Gravner è oggi considerato uno dei padri della viticoltura rigorosa in Italia e all'estero. La sua azienda è conosciuta in tutto il mondo per i vini prodotti in anfora con lunghe macerazioni sulle bucce.Il libro è frutto di un lavoro di oltre otto mesi fra fotografie e visite in azienda ed esce in contemporanea con l'annata 2007 dei vini di Gravner. Un'annata molto particolare perché è la prima che il produttore di Oslavia ha fatto affinare per ben 7 anni prima di farla uscire sul mercato. Per Gravner il numero sette ha un significato magico, che ritorna spesso nella sua vita. Ma è anche un intervallo di tempo che permette ai suoi vini di esprimere al meglio il proprio carattere, di parlare di lui, del suo modo di vedere, vivere e coltivare la terra.Il libro, dedicato al figlio Miha, racconta la storia di Josko Gravner racchiusa in una serie di cerchi, che spostano l'attenzione del lettore dalla cantina alla vigna, dalla terra alla terracotta, senza soluzione di continuità. Dai grandi successi con i vitigni internazionali degli anni '80 e '90, fino alla grandinata del '96, che ha segnato le viti e la vita di Gravner, costringendolo a riconsiderare il suo lavoro. Sono di questi anni i due viaggi che hanno trasformato il suo modo di fare il vino. Il primo in California, dove capisce che non si sente più vicino agli strumenti e al modo moderno di fare il vino. Il secondo è nel Caucaso, dove il vino è nato. In questi luoghi scopre come si faceva il vino una volta e l'utilizzo delle anfore in terracotta. La strada vecchia diventa la sua strada nuova, che lo porta a un modo nuovo di fare vino.La cantina di Josko diviene un luogo dove la tecnologia non è ammessa, uno spazio dedicato a contenere le anfore provenienti dal Caucaso, cullate dalla terra del Collio. Il volume è un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio di Gravner attraverso le parole di Stefano Caffarri, direttore delle iniziative speciali de Il Cucchiaio d'Argento, il più autorevole ricettario di cucina italiano che conta oltre due milioni di copie vendute in Italia e più di un milione nel resto del mondo dove è tradotto in dieci lingue. Le fotografie sono di Alvise Barsanti, fotografo professionista specializzato nel settore vitivinicolo con una particolare predilezione per lo still life.«Caffarri è riuscito ad esprimere con le parole la nostra essenza - dichiara Mateja Gravner, coordinatrice editoriale del libro e figlia di Josko - quello che siamo, quello che facciamo e quello che i nostri vini vorrebbero comunicare. Per noi tutto ruota attorno al titolo: coltivare il vino, l'inizio e la fine di questo racconto, così come l'inizio e la fine del nostro lavoro».o

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