Gli uomini non vivono senza il sacro

Lettere al giornale

Tutt'altro che "Scarso" l'intervento del lettore Giuseppe di qualche giorno fa sul tema. C'è però un implicito da far emergere che merita menzione: il senso del sacro. Anche se è stato scritto "Contro il sacro" (e "Contro il sacrificio"), questa categoria è dell'uomo e nell'uomo. Nasciamo tutti religiosus e da sempre l'essere umano ricerca il sacro ed è sacro lui stesso. Pellegrinaggi, incontri straordinari, luoghi di culto particolari, riti coinvolgenti: gli homini non possono vivere senza il sacro, senza l'Altro da sé. E se la liturgia cattolica con il nuovo ordo non riesce a rendere presente questa realtà, i fedeli si allontaneranno o ricercheranno altre forme di culto e di spiritualità. Chiediamoci: le nostre assemblee liturgiche mettono in gioco il sacro? E poi cos'è il sacro in una celebrazione? E' l'uso dell'organo? Del latino? Del gregoriano? E' il profumo dell'incenso? E' l'utilizzo di un protocollo che fissa movimenti e gestualità? Questo è il nodo da sciogliere. Apparentemente: perché l'unica sacralità nel rito è la presenza viva di Cristo. Ma forse anche Gesù stesso, nel darsi all'uomo si è posto già fuori dal sacrum. Se le nostre liturgie non diventano quello che sono, se non si lascia che la forma e lo schema liturgico prevalga sull'istanza degli uomini, allora tante celebrazioni corrono il rischio di essere troppo secolari. Più che di sacro nel culto cristiano si dovrebbe parlare di santo, cioè dell'altra categoria religiosa che sposta l'attenzione da una certa oggettivazione, materialità del rito alla capacità relazionale e celebrativa del fedele. E' l'actuosa participiatio che sostituisce l'assistere. Sono passati 50 anni dal Concilio Vaticano II° e siamo ancora qui a discutere quanta consapevolezza celebrativa ha il credente convocato da Dio nelle nostre aule liturgiche.

Sergio Benetti
Dueville

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