GLI GNOCCHI

Il piatto del giovedì deve il suo nome ai popoli longobardi

No, non furono i Longobardi a inventare gli gnocchi. Le patate arrivarono in Europa qualche secolo dopo. Però è longobarda la parola knohhil, "nodo del legno", che è la più probabile origine del termine veneto gnòco, bernoccolo o comunque nodo, grumo. Di patate, appunto. Nell'imminenza della "Festa del Gnocco" di Selva di Trissino (rigorosamente "del", in barba alla grammatica), il pensiero corre a questo piatto diffusissimo e trasversale, in tutta Italia, e che non si può non associare all'altrettanto diffuso tubero. Gli gnocchi sono di patate, questo è quanto. Va bene, restando nel Vicentino possiamo fare un'eccezione per gli eccellenti gnochi con la fioreta di Recoaro Terme, giustamente tutelati da una Venerabile Confraternita. Spostandoci in altre regioni l'ingrediente base cambia ancora, troviamo la farina, il semolino, il latte. Addirittura il pane, la bietola, la carne di pollo risalendo indietro nel tempo. La patata rimane quello più utilizzato. Uno dei motivi può essere rintracciato nel fatto che il tubero, che deve essere di ottima qualità per tenere la cottura, si sposa a tantissimi condimenti. Lo sanno bene a Selva di Trissino, dove ne propongono molti e non di rado con un pizzico di azzardo. Lo gnocco chiede il condimento, in sé non dà molta soddisfazione al palato, per dirla così. Forse per questo il termine era usato, almeno in passato, per indicare uno sciocco, un sempliciotto. Ed è poi l'unico piatto sposato indissolubilmente con un giorno della settimana. Giovedì gnocchi. Perché questa abbinata? Pare fosse una consuetudine delle osterie romane d'un tempo, che per ogni giorno avevano un piatto fisso. Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa. Qualcuno aggiunge "lunedì bollito, martedì polpette, mercoledì coda". Il pesce al venerdì si spiega con l'osservanza cattolica dell'astinenza dalle carni, la trippa al sabato con il fatto che in quel giorno solitamente si macellavano i bovini. Ma il giovedì? Un'ipotesi si basa sulla relativa pesantezza dello gnocco: mangiato il giovedì dava la carica d'energia necessaria per affrontare il venerdì, giorno dal menù più leggero perché basato sul pesce, se non di digiuno totale in tempo di Quaresima. Se così fosse, si spiegherebbe anche un altro detto dal significato oscuro: "Ridi, che la mamma ha fatto gli gnocchi" (oppure "li" gnocchi, se alla romana). Sicuramente un bel piatto di gnocchi mette di buonumore, ma sfugge il motivo per cui dovrebbe indurre alla risata. A meno che il senso nascosto sia: "Ridi, finché puoi, perché domani (il venerdì di astinenza o di digiuno) riderai ben poco".Di sicuro ci si diverte molto nelle riunioni familiari in cui si rinnova il rito della preparazione: patate bollite, sbucciate, schiacciate, e poi lavorate per farne lunghi bìgoli da tagliare a pezzi; e i pezzetti passati con sapiente gesto sui rebbi della forchetta o sul retro della grattugia, per imprimerne la forma sullo gnocco. Prima di metterli in pentola qualcuno li mette in fila e li conta, parte irrinunciabile del rito da trasmettere alle nuove generazioni per ricordare chi non c'è più.

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