Gara mondiale a 46 anni «Batterò le ragazzine»

IL PERSONAGGIO. Annarosa Zamboni, culturista pluripremiata , racconta la sua esperienza

Dopo il secondo posto nel Grand Prix in Francia torna all'agonismo «Nessun motivo per fermarmi e mia figlia si allenerà assieme a me»

Cinque anni fa aveva suggellato la sua uscita di scena con il titolo dei titoli, quello di campionessa del mondo di natural body building conquistato a Miami.Quarant'anni (allora), due figli, un marito e una palestra (l'asd MyGym di Dueville) sembravano poter bastare nella vita, impegnatissima, di Annarosa Zamboni.Che però, atleta nel corpo ma prima ancora nello spirito, a 46 anni ha deciso di rimettersi in gioco, riprendendo, all'età in cui la maggior parte degli sportivi sceglie di lasciare l'attività agonistica.E invece lei ha conquistato il secondo posto al Grand Prix di Massy, a Parigi, nella categoria "figure", lo scorso 14 ottobre ed ora si prepara a ricominciare la carriera da body builder "natural" (ossia senza l'uso di sostanze di potenziamento fisico). Per Annarosa, semplicemente, il meccanismo che regola l'orologio biologico sembra essersi fermato.«Nella nostra specialità non c'è distinzione d'età. Mi sono trovata a gareggiare con ragazze di 20 anni ma ho visto, e io ne sono la dimostrazione, che un fisico allenato risente molto meno dello scorrere del tempo. L'età anagrafica e quella biologica non vanno di pari passo insomma. Pensavo di dovermi fermare passati i 40 anni ma se il corpo regge non ce n'è motivo».Nessun miracolo quindi in un corpo ipertonico (Annarosa è alta 1,67 per 67 chili di peso) dove ogni centimetro è scolpito con cura maniacale, ma ore di dedizione ed impegno quotidiano, alimentazione controllata e, fondamentale per lei, il sostegno dell'inseparabile marito Umberto Munich, suo preparatore atletico, anche lui con un ricco curriculum di successi sportivi, con il quale è sposata da vent'anni.«Non è facile portare avanti una disciplina ferrea come quella imposta dal nostro sport - racconta Annarosa - anche per questo cinque anni fa, dopo aver vinto per la seconda volta il campionato mondiale, avevo deciso di smettere. Gestendo una palestra, poi, le mie giornate sono frenetiche: ho dimenticato cosa siano tv e divano, finisco di lavorare a tarda notte e dormo poco. Non sto mai ferma ma devo dire che i miei figli, Massimo di 15 anni e Priscilla di 12, mi aiutano molto, sono bravi e responsabili».Tanto che proprio la secondogenita, fedele alla tradizione di famiglia, dal prossimo anno comincerà ad allenarsi seguendo le orme di una fierissima mamma Annarosa.Ma che sacrifici comporta gareggiare a così alti livelli? «Io mi alleno circa due ore al giorno, tra pesi e cardio, oltre ad esercizi di ginnastica artistica per la flessibilità e sono rigorosa nell'alimentazione, che dev'essere varia ed equilibrata. Carboidrati a colazione, proteine e poca pasta o riso a pranzo, frutta agli spuntini e un solo pasto libero a settimana».Uno stile di vita restrittivo che, in passato, aveva portato Annarosa a soffrire di bulimia, poi superata grazie all'aiuto della sua psicologa Dolfina Sanson: «La sfera psicologica è importante quanto quella fisica e, da ex bulimica, conservo una parte molto fragile per cui sono costantemente seguita ma uscirne si può».E dopo aver rotto il ghiaccio con la gara francese, in vista delle prossime competizioni, a Rimini e a Los Angeles, Annarosa si fa portabandiera di una nuova fisicità femminile, ben lontana dai canoni dell'eccessiva magrezza da passerella: «Le donne oggi non vogliono più essere esili ma muscolose e toniche, un modo per sentirsi belle ma anche forti».Senza rinunciare, tra manubri e panche, alla sensualità: «Cosa mi chiedono le ragazze che si iscrivono in palestra? Un fondoschiena alla Nicky Minaj (famosa rapper e cantante statunitense, ndr) naturalmente».

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