Firme false? Non sappiamo nulla

IL CASO. Maria Nives Stevan e Annalisa Toniolo ignorano come il nome di Bassan compaia nelle loro rispettive liste alle ultime amministrative
«Firme false? Non sappiamo nulla»
«Dispiace per la multa, forse non ricorda di aver sottoscritto» L´ex sindaco di Dueville pronto a difendersi davanti al giudice

«Firme false? Non ne sappiamo nulla». L´ex candidata sindaco di “Progetto Veneto” Maria Nives Stevan e la capogruppo di “Essere Cittadini”, Annalisa Toniolo, rispondono così alla polemica che sta montando dopo che il 75enne Antonio Bassan, è stato condannato a un´ammenda di 150 euro per violazione delle norme sulla presentazione delle candidature. Il Gip Roberto Venditti, che ha firmato il decreto di condanna, ha trovato la firma di Bassan sia tra i promotori di “Progetto Veneto”, sia tra quelli di “Essere Cittadini”. Da qui la sanzione, contro la quale l´interessato farà opposizione.
«Avevo firmato per “Bassano Futura” - ha detto Bassan -, anche su invito di alcuni amici candidati. Non capisco come il mio nome sia finito nelle altre due liste. Voglio che la mia fedina penale resti pulita e ho già dato mandato al mio legale perché si occupi della questione». Resta che il decreto ha sollevato più di qualche dubbio. A partire, per esempio, dall´indicazione del luogo nel quale è stato commesso il fatto. L´illecito sarebbe avvenuto a Pove: perché non a Bassano, dove sono state raccolte le firme? Toccherà, ora , ai giudici, fare luce sulla vicenda e stabilire se la doppia firma di Bassan sia frutto di distrazione o di qualche manomissione.
LE CAPOLISTA. «Conosco appena Antonio Bassan - precisa Maria Nives Stevan - e con tutta la concitazione della campagna elettorale, non ricordo se sia stato uno dei nostri sostenitori. Sinceramente non so nulla di firme doppie». Per verificare il tutto, bisognerebbe dare un´occhiata agli elenchi di presentazione, depositati poco meno di un anno fa negli uffici del palazzo di Giustizia di Vicenza. «Mi avevano suggerito di fare delle fotocopie - continua Stevan - ma per rispetto della privacy ho consegnato gli originali agli incaricati del controllo. La mia lista aveva cominciato a raccogliere le sottoscrizioni già a gennaio, non vorrei che Bassan avesse firmato e poi se ne fosse dimenticato. Mi spiace per la multa, in ogni caso credo che faccia bene a opporsi». Sulla stessa linea l´ex assessore Annalisa Toniolo. «A quanto mi risulta - commenta - per noi Bassan non ha firmato, ma gli elenchi sono a Vicenza e non li ho sottomano. Durante la raccolta delle sottoscrizioni avevamo raccomandato a tutti di non firmare per due liste diverse, pena una multa, forse qualcuno si è distratto. Fortunatamente, avevamo deciso di superare ampiamente il numero minimo di 200 firme, quindi non dovrebbero esserci conseguenze. Mi spiace, naturalmente, per questo episodio, e spero che Bassan ne esca nel miglior modo possibile».
LE CONSEGUENZE. Sul fronte penale, opponendosi al decreto, Bassan rimette la questione al giudice: toccherà a quest´ultimo stabilire se l´ammenda è dovuta oppure no. Se le ragioni del 75enne di Angarano dovessero essere accolte, non è esclusa l´apertura di un procedimento per falso ideologico a carico dei responsabili delle manomissioni.
Sul fronte del diritto amministrativo l´ipotesi estrema potrebbe essere l´annullamento delle elezioni, con conseguente nuova chiamata alle urne degli elettori. È successo in Piemonte poco più di un anno fa, dopo che il Tar aveva annullato la tornata elettorale per irregolarità nella raccolta firme. In quel caso, però, i voti raccolti dalla lista finita sotto la lente dei giudici erano stati decisivi per l´esito della competizione. Nel caso di Bassano la doppia firma di Antonio Bassan non dovrebbe avere effetti né sulla presentazione delle liste, né sul conteggio dei voti. La maggioranza che sostiene il sindaco Riccardo Poletto, quindi, può dormire sonni tranquilli.



«Niente croci addosso a chi è in buona fede»

«Non puntiamo il dito contro nessuno finché questa storia non sarà completamente chiarita. C´è un decreto del giudice che condanna a pagare 150 euro ma l´interessato ha annunciato che si opporrà. Aspettiamo la decisione definitiva prima di esprimere qualsiasi giudizio».
Il sindaco Riccardo Poletto getta acqua sul fuoco delle polemiche accese dalla sanzione a carico del 75enne Antonio Bassan e invita ad andare cauti.
«L´augurio - aggiunge il primo cittadino - è che tutto si chiuda in fretta e senza strascichi. Nel caso in cui emergessero delle irregolarità, faremo una riflessione in Amministrazione, ma fino ad allora lasciamo lavorare chi di dovere».
Anche l´ex candidata del centrodestra, Federica Finco, sceglie la linea morbida.
«Portare la questione in Consiglio - rileva - significherebbe gettare la croce addosso a un signore di 75 anni che ha agito in buona fede. Certo, con ogni probabilità resta una leggerezza da parte di chi doveva controllare: già in campagna elettorale circolavano voci di “doppie firme” raccolte in modo un po´ sbrigativo. Succede quando la passione politica non si abbina alle dovute competenze. In questo senso, i partiti tanto criticati, garantiscono una struttura in grado di filtrare e correggere eventuali errori».


«Tutto strano Io non c´entro proprio nulla»

 «Non ho messo io quelle due firme, per le quali sono stato punito con 150 euro di ammenda».
Lo ha ribadito anche ieri Antonio Bassan, il 75 enne originario di Dueville (paese del quale è stato anche sindaco) condannato a un´ammenda per aver violato le norme sulla presentazione delle candidature elettorali in occasione delle elezioni amministrative di un anno fa. Il decreto penale, con il quale il giudice gli intima di pagare, gli è stato notificato giovedì mattina. Da allora sono scattati i quindici giorni concessi dalla legge per fare opposizione.
«Inizialmente – prosegue l´interessato – pensavo a uno scherzo, anche perché l´atto presenta alcuni errori. Il più evidente è l´indicazione del luogo in cui avrei commesso il fatto: Pove. Perché non Bassano, dove si raccoglievano le firme? Ho parlato con il mio avvocato e siamo decisi a fare luce su questa vicenda. È una questione di principio».

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