FESTA SIKH Occasione di integrazione

Lettere al giornale

Che bello. “Volevamo che la gente ci vedesse, siamo portatori di pace”.
Così i sikh nelle loro intenzioni, alla manifestazione che a Vicenza festeggiava l´apparizione dell´ultimo dei dieci guru. Niente ostentazione.
Questa è sana visibilità che ci educa ad uno spirito non solo di tolleranza (troppo poco, il minimo) ma di una vera accettazione e inclusione. Qui nella valle dell´Agno dove lavoro ci sono molte famiglie sikh e quindi anche tra gli studenti la loro presenza è significativa. Alcuni seguono il corso di religione cattolica, altri no. Una vera ed efficace intercultura è fare in modo che i ragazzi sikh ma anche quelli di altre religioni, seguano il corso di insegnamento della religione cattolica, unico spazio istituzionale per dibattere il fattore “r” (religione), proprio per un confronto e un dialogo interculturale. Che senso ha che i ragazzi escano dall´aula quando la scuola vuole includere?
È vero, c´è inclusione anche in altri momenti, ma lo spazio privilegiato rimane l´ora di religione. L´altro giorno un ragazzo sikh in aula ´correggeva´ quello che diceva il testo: “Nella religione sikh non ci sono caste”. “No prof., io appartengo ad una casta, solo che non la ostento”. Da lì un discorso approfondito sui residui culturali indù nel sikhismo.
Morale della favola: creiamo contesti e spazi di dialogo e di cittadinanza. A scuola, nelle piazze, nei quartieri, in ogni occasione. Solo così si raggiunge una vera civiltà di amore, di rispetto e di libertà.
Sergio Benetti
Insegnante di religione

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