Esiste anche a messa l´inquinamentovisivo

Lettere al giornale

Io sto con il parroco don Bortolo di san Felice: le modalità e il linguaggio per esternare il disagio hanno diverse soluzioni, ma io sto col prete.
Mi riferisco all´affissione sulla porta del tempio ss. Felice-Fortunato in Vicenza di un foglio recante pratiche da evitare in corso di celebrazione (reso noto qualche tempo fa in prima pagina su questo quotidiano): no colpi di tosse, no zip di cerniere, no rumore di tacchi e aggiungo io per evitare l´inquinamento acustico…no parlare “vacuum”, no stare zitti invece che cantare-rispondere, no sbattere inginocchiatoi, no ridere dei/nei rituali (es. benedizione con l´acqua), no fare commenti sulle azioni liturgiche, no fare rumori con i foglietti per la Messa.
Contro l´inquinamento visivo invece, no gambe a cavalcioni, no tute da ginnastica, no chewing-gum, no fedeli che si alzano a casaccio, no alla communio donne con borsa appresso, no guardare l´orologio, e si potrebbe continuare ancora un po´.
Il parroco è stato preso dal divorante zelo per la casa del Signore?
Siamo davanti ad un rubricismo, a una pedanteria liturgica o in gioco c´è qualcos´altro? Io sto con don Bortolo.
Ma la riflessione più importante da fare e che purtroppo non è ancora stata fatta è la seguente: alcuni fedeli (pochi?) hanno perso o non hanno l´abc liturgico, non sanno dove sono, non sanno cosa fanno.
E ancor più alcuni preti non dicono più niente, non istruiscono, non danno più indicazioni liturgiche da seguire: perché stupirsi quindi di quello che e successo a san Felice?
La trasmissione della fede è saltata (e quindi anche quella liturgica), il sentire civico si sta indebolendo (qualcuno dice che il senso cinico ha sostituito il senso civico), la paura di “fare del male” (dire le cose come stanno) è oggi fortissima.
Per essa ci si prostra al politically correct.
Insomma è necessario affrontare la questione perché l´aula liturgica non è una giungla e neanche una caserma. Ovvio che un colpo di tosse può scappare.
Tal fedele deve sapere però che occorre anche avere a portata di mano un fazzoletto e se proprio la tosse persiste e diventa invasiva tale da impedire l´ascolto delle letture ci si alza e si esce: Dio non si offende.
Le letture e la liturgia sono per gli uomini non tanto per il Creatore. I bambini durante il rito piangono?
Il prete deve tirar dritto, niente richiami diretti dal microfono o occhiate strane dal presbiterio (certe indicazioni servono anche ad alcuni prelati). Se il pianto e il rumore sono esagerati il buon senso è sempre la cosa migliore: il genitore non deve intimorire il figlio con il fuoco dell´inferno e il fedele vicino non si deve infastidire, casomai può aiutare la famiglia in difficoltà.
Insomma: indicazioni per una buona liturgia? Parliamone senza tabù. C´è da lavorare.
Potrebbe essere una bella tesi di laurea per istituto liturgico: “durante l´ultima cena Gesù ha avuto interruzioni”?
Finché il divin maestro istruiva e ammaestrava qualche discepolo avrà dormito o avrà fatto rumori inutili o si sarà distratto con altre faccende? E nel caso Cristo avrà reagito?
I vangeli non si soffermano naturalmente su queste minuzie ma certamente qualche colpo di tosse ci sarà stato. Gesù, nel congedarsi dai suoi, non è stato capito.
Messaggi non arrivati al destinatario per rumori?
Dettagli, ma il bello liturgico abita anche nelle piccole cose.
Sergio Benetti

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