«Ecco perché il figlio di Giuseppe parla all'uomo contemporaneo»

Lettere al giornale

"In Gesù Cristo il nuovo umanesimo". E' il tweet del V° Convegno Ecclesiale Nazionale che recentemente si è svolto a Firenze. Ci chiediamo: il figlio di Giuseppe ha qualcosa da dire all'uomo di oggi? Centra Joshua  con l'uomo? Quest'ultimo come risponde, che dice davanti, di fronte al Bel Pastore? Lo dribbla, lo attraversa, si incontra-scontra o semplicemente gira la testa dall'altra parte? "E voi, chi dite io sia?" Bello. Il titolo del CEN "In Gesù l'uomo" svela, rivela e ci porta diritti dentro l'essere umano. Chi racconta, narra e dice qualcosa dell'uomo meglio di Kristos? Lui vero dio vero uomo che ha attraversato il male e il peccato senza farsi da esso travolgere e sedurre, lui meglio di qualsiasi santone, guru o mistico e di qualsiasi sacerdote della psiche di qualsiasi latitudine e longitudine della terra, lui con la sua presenza, ci fa essere. La parola del Figlio dell'Uomo penetra nelle midolla umane come una spada mossa a fendente. Lui ci toglie tutti gli orpelli e make up di turno e ci mostra la vita vera. Un problema però c'è: chi conosce Cristo? Lo si è incontrato? Dopo 2000 anni di cristianesimo l'unto di dio è la stella polare degli uomini, di tutti gli uomini o spesse volte l'abbiamo ridotto ad un santino, ad un portafortuna, ad un idolo o semplicemente ad un oggetto di culto? Vero dio vero uomo, in lui tutto l'uomo, in lui il massimo che si può narrare di dio. Ma gli uomini perché lo rifiutano? Si può rifiutare solo ciò che si conosce. Se lo conosci non lo molli. Più lo conosci (ami) più Cristo diventa me, te. La divinità del Kyrios è intrigante ma accettare la sua umanità è ancor più difficile. Accettare che Joshua si è arrabbiato, abbia risposto male ai suoi, abbia rifiutato la magia e i facili poteri, accettare la sua frequentazione con peccatori, malfattori, prostitute, l'aver ricevuto il titolo di mangione e beone, l'esser come il poverello d'Assisi fattosi contaminare dalle lebbre corporali e spirituali senza protezioni e troppi calcoli, tutto questo è destabilizzante. Troppo umano. E' il mistero dell'incarnazione. Unico evento nella storia delle religioni. Dio si incarna nel grembo di una donna giovane. La carne. Il centro della bibbia e del cristianesimo è la carne, il corpo, quindi l'uomo. La bibbia non è (solo) il libro di dio. E' soprattutto il libro dell'uomo, degli uomini, di tutti gli uomini. Cattolicità. Incredibile. Tertulliano conia quest'altro tweet: "caro salutis cardo", nella carne la salvezza. Poiché c'è un corpo noi possiamo dire dio. All'infuori di esso (per noi uomini) non c'è neanche dio. Il cristianesimo è un umanesimo, è stato detto. Sì. Quale umanesimo? Un umanesimo che svela il vero volto dell'uomo, quello più profondo, quello che apre al trascendente. Un umanesimo che a partire dalla carne umana arriva a toccare e incontrare l'assoluto, dio. Se non fosse così, questo umanesimo sarebbe filantropia. Quella che voleva il Grande inquisitore di Dostoevskij . "Chi sei tu?" E l'uomo misterioso ritornato sulla terra ha la colpa di non essere stato filantropo. Quest'ultimo voleva un uomo libero. La gente invece preferisce gli idola, vuole un dio slot machine. No. Quell'enigmatico uomo desidera(va) un cittadino a due dimensioni. Il Grande Inquisitore provocava l'interlocutore dicendo che l'uomo si accontenta di una felicità grama piuttosto di una libertà struggente. Il prezzo è alto da pagare. Il Cristo ci dice che si può essere felici e liberi. Se questo non è  umanesimo! Ecce homo.

Sergio Benetti

Dueville

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