È L´ORA DELLA BIRRA


I PERS0NAGGI. Due giovani vicentini si stanno affermando nel settore

Giacomo Ciampanelli e Giacomo Giaretta sono diventati mastri birrai e hanno prodotto alcune tipologie della loro simpatica etichetta “Five to Six”

Due, quattro, cinque, sei. In questa sequenza numerica c´è quasi tutto il mondo simbolico di Five to Six, birra ad alto tasso di vicentinità che si sta ritagliando uno spazio che conta nel panorama della produzione artigianale nazionale. Ricapitoliamo. Due birrai vicentini appassionati, quattro ingredienti mescolati con creatività e un orologio testardamente puntato sulle sei meno cinque che fa capolino nella taverna dove è iniziata la storia. La sede è a San Pio X, la produzione è differenziata. Giacomo Ciampanelli e Giacomo Giaretta infatti sono beer firm. È un´espressione che indica i birrifici privi di impianto di produzione, che si appoggiano a quelli di altre aziende per realizzare i propri prodotti. «Una soluzione che consente investimenti decisamente più contenuti, ma anche di estendere i propri progetti. E di scegliere sempre il meglio». Della serie: non chiamateli zingari. Non lo meritano le loro eleganti etichette: Hopfull, Papillon, SurreaAle e James Blond, quest´ultima disponibile solo in fusto.
Un passo indietro per raccontare che tutto è cominciato per gioco. Partiamo dai due amici con lo stesso nome (Giacomo) che si cimentano nell´arte dell´homebrewing, la birra prodotta in casa, sovrastati da un vecchio orologio sempre fermo alla stessa ora. Il gioco è sperimentazione, ma anche sfida e i risultati arrivano. La “birra fatta in casa” da Giacomo&Giacomo, 29 anni ciascuno (psicologo e maratoneta Ciampanelli; appassionato di cucina ad un passo dalla laurea in ecomonia Giaretta), piace e li convince a fare sul serio.
Cambia la musica e inizia il lavoro duro, lo studio e la preparazione. Il training con il mastro birraio Jurij Ferri di “Almond ´22”, a Spoltore, è stato davvero strong. Più di quanto avessero immaginato. Sveglia alle 4 del mattino, la partenza dalle basi: «Abbiamo cominciato con il caricarci i sacchi di malto sulle spalle, imparare facendo, imitando e seguendo come ombre il nostro maestro. Dopo un´estate che non sembrava finire mai, ci impose le mani con un gesto solenne». Così il battesimo ufficiale: “birrai”.
È stata la svolta. In barba all´aria di crisi che si respira Giacomo Giaretta e Giacomo Ciampanelli hanno scelto di mettersi in gioco e di creare un´impresa per produrre birra artigianale di qualità e lanciarsi nel mercato.
I due giovani imprenditori hanno idee chiare. La loro è una birra “senza filtro”. in tutti i sensi. Nè pastorizzata nè filtrata, d´accordo. Ma anche senza troppi vincoli con la tradizione e con i canoni classici del beercrafting. Massima l´attenzione rivolta nella qualità delle materie prime utilizzate. La chiave del successo sta soprattutto nella fiducia e nella creatività riposta nel “quinto ingrediente”: il birraio.
La loro filosofia? «Approfittando della mancanza di una tradizione birraria nel nostro Paese, abbiamo scelto di lasciarci ispirare dalle nostre sensazioni quando pensiamo a una birra. Per questo motivo i nostri prodotti non si presentano “in stile”, ma combinano il rispetto delle tradizioni brassicole straniere con l´estro tutto italiano di donare loro un carattere unico».
Canonicamente la birra prevede 4 ingredienti fondamentali: acqua, malto d´orzo, luppolo e lievito; il tempo, le innovazioni e le sperimentazioni hanno fatto sì che abbia subito molte trasformazioni, che continuano tutt´oggi.
Il resto è professionalità, scienza e attenzione maniacale allo “zero-virgola”. Da questa alchimia («senza libretto delle istruzioni») sono nate le birre Five to Six che locali stellati propongono oggi abbinate a piatti della grande tradizione gastronomica italiana. Un fenomeno che si sta diffondendo a livello internazionale e vede come sempre i produttori italiani in prima linea.
Le birre. Occhio alla Hopfull (abbinamento musicale: Englishman in New York di Sting, e scusate se è poco), anello di congiunzione tra le special bitter e le pale ale più amare. Da sottolineare il particolare bouquet aromatico dato dall´uso simultaneo di luppoli inglesi e americani generalmente più aromatici e fruttati (gradazione 5,2%). Per continuare c´è la Papillon (5,2%), una blanche atipica composta da molteplici cereali: malto d´orzo, segale, avena e frumento. Tra le peculiarità, una particolare speziatura che affianca a coriandolo e buccia d´arancia amara anche anice e una varietà di pepe malese, il giallo-verdino di Sarawak. È decisamente una birra dal carattere unico grazie anche alla setosità conferita dall´avena; il retrogusto si compie con un blend delle spezie in grande equilibrio.
Merita di essere gustata la raffinata SurreAle (6,7% gradi alcolici): una dubbel in libertà. Un trait d´union fra la tradizione brassicola nord europea e l´estro creativo d´avanguardia. Le sensazioni richiamano al cioccolato fondente e al chicco di caffè appena macinato.
Ultima nata (in fusto) la James Blond (6%), radici fiamminghe di color oro carico; profumi esuberanti e propotenti nelle note luppolate.
A breve il varo dell´ultimo progetto: le “piccole” da 33 centilitri che verrano imbottigliate a pochi chilometri da Vicenza. In attesa anche di una nuova birra (una golden session beer/light ipa/bitter ale, 3,8 gradi alcolici, profumata e leggera) che nascerà a metà luglio, sul mercato nei prossimi mesi. Ancora da battezzare. Prosit.

Tagged under: birra

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.