«Dueville, la scelta della primaria e i problemi»

Lettere al giornale

«Dueville, la scelta della primaria e i problemi»Tre anni fa ho scelto la primaria per mio figlio come avviene per moltissimi genitori ogni anno. Andando contro tutti i pregiudizi familiari iscrissi mio figlio a Dueville perché mi sembrava una piccola scuola a misura di bambino, con una didattica intermedia tra quella conosciuta della scuola di Polegge e le tradizionali scuole di quartiere. Il primo giorno di scuola ad accogliere i bambini c'erano due maestre nuove e già pensai che non si trattasse proprio di un buon inizio. Invece, in barba alle mie preoccupazioni fu un anno positivo senza gravi problemi, durante il quale le maestre valorizzarono i bambini della classe e instaurarono con loro un rapporto di fiducia e rispetto. Solo minime preoccupazioni nel gruppo classe portavano un po' di scompiglio, e di conseguente maggior lavoro, come fisiologicamente accade nelle diverse annate scolastiche. Purtroppo queste due maestre se ne andarono. Iniziò quindi il secondo anno scolastico. Purtroppo questa volta andò male. La foto che vedete allegata a questa lettera rappresenta il banco di mio figlio, posizionato davanti al muro dove fu appeso un foglietto bianco con al centro un puntino rosso. La docente d'italiano dal quarto al quattordicesimo giorno di scuola posizionò mio figlio in questo modo per evitare che si distrasse. Il bambino doveva guardare il puntino rosso e ricordarsi di non girarsi e chiacchierare con i compagni disturbando così la lezione. Dopo poco più di quindici giorni arrivò a casa con una nota: io arrabbiatissima gli chiesi il perché e lui mi rispose che stava chiacchierando. Sapendo che la maestra lo aveva diviso dai suoi compagni, gli chiesi con chi mai avesse potuto chiacchierare, dato che si trovava isolato dal resto della classe, e lui mi rispose che il suo interlocutore era proprio quel puntino rosso appeso davanti ai suoi occhi. La risposta mi fece sbiancare e iniziai a indagare più a fondo sull'accaduto. La mattina seguente trovai mio figlio intento ad appendere tre puntini rossi in cucina: uno era il papà, uno era la mamma e uno era la sorellina. Gli chiesi dove fosse V. e lui mi rispose che V. era a scuola. Da questo capii che l'intervento disciplinare della docente M. stava creando disturbi psicologici a mio figlio. Questo non fu un episodio isolato, altri interventi si sommarono da parte delle tre docenti della classe e noi genitori decidemmo quindi di intervenire. Si susseguirono incontri con la coordinatrice del plesso, con le docenti, con la vicepreside e il dirigente scolastico. In queste riunioni si parlò del puntino rosso e di altre cose discutibili che si sapevano accadute nei primi mesi di scuola. Ne uscì che le docenti della classe ritenevano nella norma gli interventi disciplinari presi, che la coordinatrice del plesso non sapeva cosa risponderci e che il dirigente non aveva ricevuto reclami da altri genitori; morale della favola: questi episodi non avevano le basi per un'eventuale denuncia. La situazione a scuola nei mesi poi è degenerata, mio figlio passava più del 50% del tempo fuori dalla classe in quanto autorizzato dalle maestre. Infine, grazie a due incontri tra noi genitori e due psicologhe che hanno lavorato in classe come osservatrici, e attraverso un percorso emozionale, abbiamo scelto di spostare il bambino in un'altra scuola. Nostro figlio è stato salutato dal team scolastico con un precedente giudizio di bambino oppositivo/aggressivo. Successivamente nella classe precedente alla docente di italiano è stata affiancata per 8 ore settimanali una maestra del plesso che lavorava in quella scuola già da parecchi anni. Inoltre altri due bambini sono stati trasferiti dai loro genitori in un'altra scuola. È stato un anno scolastico per la mia famiglia difficile e mio figlio ha affrontato un grosso e impegnativo cambiamento, non senza difficoltà emotive. Noi genitori dopo il colloquio di fine anno scolastico nell'altra scuola siamo ora sereni. La primaria per me è il trampolino di lancio che mette le basi per l'istruzione futura di un individuo. È necessario instaurare con la scuola un rapporto di rispetto, fiducia e collaborazione per un solido percorso che ci accompagnerà per molti anni.

Anna R.

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