Due coltellate premeditate al papà

DUEVILLE. Il pm contesta a Luca Cerasoli, 21 anni, di avere pianificato l´aggressione avvenuta l´altra mattina in una bifamiliare di Povolare dopo l´ennesimo litigio

La prima sfiora il cuore, la seconda perfora un polmone. Lo studente indossava i guanti e avrebbe lasciato scritto il piano

Indossa i guanti. Poi si dirige verso lo studio del padre con il coltello perché vuole ucciderlo. Per i carabinieri del capitano Rossetti non ci sono dubbi. Se Luca Cerasoli non ammazza il padre Marco, come in una scena dell´orrore tratta da Shining, è una fatalità. Le coltellate inferte sono due, violentissime.
Si fa più pesante la posizione del giovane che l´altra mattina ha aggredito il genitore ferendolo gravemente. L´avrebbe pianificato: «La prossima volta che mi offende gliela faccio pagare». Questo, in soldoni, il suo folle ragionamento. Ed è il motivo per cui il pm Alessandro Severi gli contesta il tentato omicidio aggravato dal rapporto di parentela, ma soprattutto dalla premeditazione. Perciò quando dopo l´ennesimo alterco domestico, lo studente universitario raggiunge il genitore nello scantinato con un coltellaccio da cucina, vuole fargliela pagare. Per sempre. Se non succede è un miracolo.
La prima coltellata si ferma a due centimetri dal cuore, mentre la seconda perfora un polmone al padre Marco, manager disoccupato da qualche anno. «La prossima volta che alza la voce lo colpisco», è in sintesi il ragionamento che induce la procura a iscrivere sul registro degli indagati Luca di 21 anni per l´ipotesi più pesante. Se reggerà alla prova dell´aula è un altro paio di maniche, di certo l´aggravante dà una luce diversa all´accoltellamento avvenuto martedì alle 8 nella bifamiliare di via Malaparte 6, nella frazione di Povolaro di Dueville.
I due fendenti se da un lato sono in linea con la premeditazione, dall´altro fanno sorgere il legittimo dubbio sulla capacità di intendere e di volere. Il sospetto che sia stata una patologia psichiatrica, finora allo stato latente, ad armare il ragazzo c´è.
Come spiegare altrimenti un gesto chiaramente da squilibrato?
Questa circostanza sarà valutata dalla procura e dal difensore Michele Carotta dopo l´interrogatorio di convalida dell´arresto, previsto domani in carcere.
Sarà il gip Gerace a sentire che cosa avrà da dire il giovane a sua discolpa. Ieri il pm Severi ha inoltrato la richiesta di custodia cautelare in carcere alla luce della gravità dei fatti. «Papà continuava a rompere», ha detto Luca senza emozione l´altra mattina ai carabinieri che lo accompagnavano in caserma dopo averlo bloccato in casa. Poi, quando il lume della ragione ha iniziato a fare breccia, ha aggiunto: «Mi dispiace molto, non riesco a capire perché l´ho fatto, gli voglio bene».
I rapporti pur tesi tra Marco Cerasoli, 50 anni, e Luca non facevano presagire per i congiunti un simile epilogo. Nessuna avvisaglia. Il contesto è quello di una famiglia normale e per bene. La moglie e madre Carla Cau, apprezzata maestra, ha spiegato agli inquirenti che i rapporti tra padre e figlio qualche volta trascendevano, ma non potevano far immaginare che Luca potesse aggredire a coltellate il papà, che gli vuole tanto bene.
I carabinieri hanno sequestrato un computer e degli scritti che danno forza alla tesi della premeditazione.
Ma visti i fatti servirà presto anche uno psichiatra.


IN OSPEDALE. I medici del San Bortolo lo hanno già operato una volta e sono pronti a un possibile secondo intervento

Le condizioni del genitore sono gravi

Restano molto critiche le condizioni di Marco Cerasoli, il cinquantenne di Dueville accoltellato dal figlio Luca dopo una furiosa lite in casa. L´uomo, che nonostante le gravi ferite è riuscito ad allettare i carabinieri, è ora ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell´ospedale diretto da Raffele Bonato. È intubato, respira con il ventilatore meccanico, é sedato con i farmaci, e i suoi parametri vitali vengono controllati continuamente dall´equipe del dott. Silvio Marafon, responsabile della terapia intensiva.
Da quello che si è appreso ci vorrà almeno una settimana per capire quale potrà essere l´evoluzione. Ufficialmente, com´è inevitauile, non parla nessuno.
L´altra mattina, Cerasoli, dopo il suo arrivo al San Bortolo a bordo di un´ambulanza, è stato portato subito in sala operatoria dove la dottoressa Vidali, specialista di chirurgia toracica e una lunga esperienza alle spalle, lo ha sottoposto a un delicato intervento durato oltre due ore. L´uomo è vivo per un miracolo. Due le coltellate inferte dal figlio dall´alto in basso con violenza. Il primo fendente ha sfiorato il cuore. Sarebbero bastati due centimetri più in là e non avrebbe avuto scampo.
È stato lo sterno a salvarlo, a bloccare e a deviare la lama che prima ha penetrato il diaframma, poi ha perforato il fegato, devastando le vie biliari. La seconda coltellata inferta dal figlio gli ha, invece, trapassato un polmone. La dottoressa Vidali ha bloccato l´emorragia al fegato con un paziente lavoro di sutura. Quindi, ha inserito un tubo di drenaggio toracico per arginare e far fuoriuscire le copiose perdite di bile. E´ proprio la rottura delle vie biliari a preoccupare maggiormente i sanitari che assistono e monitorano il ferito minuto per minuto.
Questa mattina a Cerasoli, che ieri ha avuto la moglie sempre vicina, verrà fatta un´angiografia per verificare l´entità del danno biliare provocato dalla rottura dei vasi del fegato tranciati in profondità dal coltello acuminato, e, se il pericolo dovesse rimanere elevato, l´uomo potrebbe essere riportato in sala operatoria per un secondo intervento di emergenza con cui coagulare arterie e vene distrutte, ma anche, eventualmente, effettuare un´epatectomia, resecando il tessuto distrutto, o mettere una protesi sulle vie biliari per arrestare le perdite.
I rischi in questa fase possono essere diversi perché le ferite sono serie. Per questo i sanitari coordinati da Bonato e Marafon sono sul chi va là. In questi frangenti le conseguenze possibili in agguato sono più d´una, a cominciare da un´infezione. Complicazioni del genere in un paziente che in questo momento ha difese molto fragili potrebbero rivelarsi gravi. È come se avesse una bomba innescata.
Per questo gli specialisti della terapia intensiva del San Borolo sono pronti a ogni evenienza.

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