Decreto Salvini, rebus accoglienza nei paesi

IMMIGRAZIONE. Dal 2017 flussi crollati, ma ora i Comuni navigano a vista nell'incertezza normativa: Dueville e Sandrigo hanno chiesto lo Sprar e attendono risposte
La norma penalizza il sistema di ospitalità diffusa I progetti avviati sono nel limbo, i sindaci in sospeso «Un cortocircuito: così si favorisce la mala gestione»

Mai così pochi migranti da gestire negli ultimi due anni, mai così incerte le modalità, mai così nebuloso il futuro. Il decreto Salvini non è ancora convertito in legge e nei Comuni regna una grande incertezza. Perché il decreto cambia le regole dell'accoglienza e penalizza il sistema Sprar, quello dell'accoglienza diffusa, escludendo da questa modalità i richiedenti asilo e riservandola solo ai minorenni e a chi ha già ottenuto la protezione. «Noi abbiamo appena presentato un progetto Sprar insieme con Sandrigo, ma ora non sappiamo che fine farà», afferma Giusy Armiletti, sindaco di Dueville. Come lei navigano a vista, per motivi diversi, anche i sindaci di una serie di altri paesi, da Marano a Recoaro.IL REBUS. Il rebus ruota attorno al sistema dell'accoglienza diffusa che sempre più sindaci hanno scelto negli ultimi anni. Tra i benefici dichiarati dai sindaci stessi, la possibilità di controllare direttamente il bando per l'accoglienza e la sua applicazione, allontanando gli speculatori di turno, e «di gestire piccoli numeri con un migliore risultato in termini di integrazione: noi lo abbiamo scelto per questo», spiega il sindaco Armiletti. Il progetto di Dueville, in partnership con Sandrigo, è per 25 posti complessivi. «Noi lo abbiamo presentato entro il 30 settembre, secondo il calendario previsto, pur sapendo che incombeva il decreto Salvini. C'è il rischio di un lavoro che finisce nel vicolo cieco. Ma non potevamo tirarci indietro dopo averci lavorato da gennaio».IL 3 PER MILLE. Chi aderisce allo Sprar esce dalla logica dei "cas" (centri di accoglienza straordinaria) e può contare sulla "clausola di salvaguardia" che garantisce al Comune il progressivo raggiungimento del tetto dei 3 migranti ospitati ogni mille abitanti. È la ragione più volte dichiarata da Giuliano Stivan, sindaco di Sandrigo, civico vicino alla Lega, a sposare lo Sprar, visto che il suo Comune era stato scottato dall'esperienza dei "cas", dalla creazione in due hotel del paese, il Canova e il Ginia, di altrettanti hub con centinaia di migranti.CERTEZZE E INCERTEZZE. Il decreto potrebbe, in via ipotetica, essere modificato. Intanto, però non si sa cosa accadrà ai progetti presentati, mentre quelli già attivati si trovano comunque nell'incertezza. Ci sono comuni, come Recoaro, che vogliono vederci chiaro: «Ci siamo insediati da poco, come giunta, e abbiamo ereditato la convenzione nel progetto di cui è capofila Valdagno», spiega Stefano Corrà, assessore a Recoaro. «Noi ospitiamo due nuceli familiari, per i quali abbiamo chiesto la proroga di altri sei mesi: ma ora con il decreto, in attesa di capire come verrà convertito, ci prendiamo del tempo per fare tutte le valutazioni. La convenzione è per tre anni, fino al 2020, ma abbiamo incontrati i rappresentanti del ministero per capire se si può recedere, eventualmente: ci è stato risposto che possiamo farlo», anche perché la capofila è Valdagno.Chi invece non haalcuna intenzione di tornare sui propri passi è Santorso. Il Comune è stato l'apripista dello Sprar nel Vicentino, ed è capofila di un progetto Sprar di 12 paesi. «Cosa succederà ora? Il nostro progetto è per 72 posti, al momento accogliamo richiedenti asilo in attesa di risposta alla loro istanza, ma anche persone che hanno la protezione già riconosciuta; se non altri, ci è stato fatto capire che per chi è già accolto si potrà giungere a conclusione del progetto di accoglienza, che ha un orizzonte semestrale. Per il resto, par di capire che i richiedenti asilo non rientreranno più nello Sprar». Dove andranno? «Nei "cas", i centri che in certi casi sono diventati hub che hanno prodotto anche mala gestione e speculazioni. E addio percorsi di integrazione».

COME FUNZIONAIl Sistema di protezione per richiedenti asilo, Sprar, è costituito dalla rete deg

COME FUNZIONAIl Sistema di protezione per richiedenti asilo, Sprar, è costituito dalla rete degli enti locali che per realizzare progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo. Gli enti locali, con il supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di "accoglienza integrata" che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo misure di informazione, accompagnamento e orientamento, attraverso percorsi individuali di inserimento socio- economico. Nel Vicentino hanno aderito allo Sprar una ventina di Comuni. Un anno fa, all'assemblea dell'Anci a Vicenza, sindaci da tutta Italia, sia di centrodestra che di centrosinistra, indicavano nello Sprar la via più ragionevole da seguire. Un anno dopo, è cambiato il mondo: non a livello di sindaci, che mantengono quelle opinioni, quanto nella linea di governo.

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