Dal "maestro" Guidolin una lezione di responsabilità

Lettere al giornale

Annunciando la scomparsa dell'ex sindacalista e parlamentare Dc Francesco Guidolin, morto nei giorni scorsi a quasi 93 anni, il GDV del 4 marzo riportava la definizione che di lui dava Bruno Oboe: "Bravo e onesto" e quella del sindaco Variati: "Sempre con i più deboli". Nei miei ricordi è impressa la sua capacità di operare sopra e al di là della provenienza e dell'appartenenza: nella responsabilità della cosa pubblica l'efficienza e la funzionalità veniva sempre prima. Per questo dico : da Lui una lezione valida ancora, se non soprattutto, oggi. In una realtà in continua evoluzione tecnologica e strutturale, come era la Lanerossi di fine anni 50 ed inizio anni 60, erano necessari frequenti incontri dei rappresentanti delle commissioni interne e delle Sas-Cisl degli stabilimenti della Lanerossi, per l'esame delle problematiche e delle ricadute che le stesse avevano sull'organizzazione del lavoro. Erano quasi settimanali i viaggi, (rigorosamente di domenica perché allora si lavorava 48 ore settimanali e molti facevano stabilmente il turno di notte), da Vicenza a Dueville e Schio e poi da Schio a Dueville e Vicenza, da dove Guidolin, allora segretario dei tessili, proseguiva per il ritorno in famiglia a Cartigliano. Tempo nel quale ho avuto modo di parlare con lui anche del futuro, al quale egli guardava pensando per se solo ed esclusivamente un impegno in politica a livello regionale, diceva: "Se le regioni decollano è li che mi candiderò perché è ancora impegno per il territorio». E così è stato. Intanto, io sono uscito dalla fabbrica e tra i miei incarichi, coincidenti con le prime legislature regionali, da componente la segreteria Cisl, ho avuto il compito di affiancare il sindacato degli enti locali e gestire quello degli ospedalieri. Eravamo nella fase importantissima della legge Mariotti, promulgata nel 1968 e nota come riforma ospedaliera, da non confondere con la legge di riforma sanitaria che è del 1978. Dirimpettaio del sindacato, non solo e non più il singolo ospedale ma l'Arov (Associazione regionale ospedali veneto) e la gestione della riforma comportava frequentissimi incontri in Regione. Ovvio che ad ogni occasione andassi a salutare quello che ho sempre definito "maestro". Per me questo era di fatto Francesco Guidolin anche nel sindacato. Era la fase in cui palazzo Balbi era un cantiere sotto ogni aspetto, anche in quello della costituzione dei dipartimenti e la scelta dei dirigenti degli stessi. Ruolo in gran parte affidato proprio a Guidolin. Allora le prime giunte erano monocolore: rigorosamente democristiane. Notando invece che il gruppo dirigente che si andava costituendo era di varia provenienza politica, gli chiesi se era certo della leale collaborazione. Mi rispose con una domanda: «Conosci questo e quello?» Risposi di si. Aggiungendo che li rispettavo perché competenti. Concluse dicendomi: «Di solito competenza va di pari passo con intelligenza ed in regione abbiamo assolutamente bisogno di queste doti al di là della provenienza e dell'appartenenza». "Impegno per il territorio" appunto. Servendosi di competenze e intelligenze comunque provenienti. Anni luce tra ieri ed oggi dove, a tutti i livelli, o sei dei miei o non sei. Dove è richiesta la fedeltà e non la lealtà. Intelligenza? Competenza? Non sono requisiti necessari. Monsignor Ravasi riportava in un mattutino questa battuta di Robert L. Stevenson: «La politica è forse l'unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione spercifica». Pare che l'attuale politica si impegni con ottima lena a dimostrare che è vero a tutti i livelli.

Giuseppe Meridio

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