Creazzo e Bassano si contendono i palati di scrittori e pontefici

I BROCCOLI

C'era una volta il broccolo vicentino. Anzi, ce n'erano due. Sono entrambi varietà locali della Brassica oleracea, sottospecie botrytis, ma guai a confonderli uno con l'altro. Perché il broccolo fiolaro di Creazzo non è il broccolo di Bassano, e viceversa. Testimoniano peraltro a quale grado di raffinatezza può arrivare la biodiversità in Veneto, tutto a vantaggio degli estimatori di questi ortaggi.Ci rifacciamo a una pubblicazione della Provincia di Vicenza per capirne di più. Il titolo, "Il broccolo fiolaro e le brassicacee", denuncia già un fatto: l'ortaggio di Creazzo è più famoso. Ha meritato un volume di Terra Ferma, con testi di Antonio Di Lorenzo, dove viene descritto in lungo e in largo e dove si scopre che, buon per lui, ha dalla sua un buongustaio di tutto rispetto: nientemeno che Goethe. A dire la verità, non è che il sommo autore tedesco lo nomini in qualche sua opera. Però, quando si fermò a Vicenza, nel corso del suo celeberrimo viaggio in Italia tra il 1786 e il 1788, rimase colpito da una contadina che portava col bigólo due ceste colme di ortaggi, tanto da ritrarla in un disegno. E quegli ortaggi erano con tutta probabilità broccoli fiolari, chiamati così per i germogli, i fioi, che crescono lungo il fusto. Questa tipologia, avvertono gli esperti della Provincia, esiste solo a Creazzo, grazie alle caratteristiche del terreno («chiaro, calcareo, di tipo limoso-sabbioso») e al clima mite. Valorizzato da tempo dalla gastronomia attenta alla storia, è prodotto agroalimentare tradizionale e ha il marchio De.co.Ma il cugino di Bassano non è da meno. Tecnicamente è un «ecotipo selezionato nel tempo dagli agricoltori locali», su terreno leggero e ben drenato, in un'area «beneficiata dal microclima proveniente dalla Valsugana». Si raccoglie da ottobre (bonorivo) fino a maggio (tardivon). I ristoratori del Bassanese lo stanno rilanciando, forti del recente marchio De.co., mentre è già prodotto agroalimentare tradizionale. Gli mancano forse testimonial eccellenti? Niente affatto, perché domenica 19 novembre, grazie a Sergio Dussin, l'ha assaggiato nientemeno che papa Francesco, come ha raccontato su questo giornale Alessandro Comin.La sfida, a chiamarla così, è aperta. Vince di sicuro chi li degusta, anche perché hanno un effetto protettivo contro varie malattie e sono una considerevole fonte di calcio.
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