Così il partigiano Arnaldi fu “Giusto tra le Nazioni”

I DOCUMENTI. Gli atti pubblicati dagli Amici della Resistenza a cura del prof.Tessari di Thiene

Nuovi elementi sulle morti di padre Cortese e dell´istriano Zustovich

L´intenso lavoro di ricerca condotto dal prof. Giannico Tessari per conto dell´associazione “Amici della Resistenza” in collaborazione con il Comune di Thiene, che prosegue dal 2001, è confluito nella pubblicazione del fascicolo “Le Porte della Memoria 2015”, ovviamente con qualche chicca editoriale. Innanzitutto sono riportati i documenti inediti, conservati allo Yad Vashem di Gerusalemme, per il riconoscimento di Giusto fra le Nazioni di Rinaldo Arnaldi; poi si racconta la vicenda el coraggioso silenzio di padre Placido Cortese, eliminato dopo atroci torture; quindi la testimonianza di Romeo De Marzi, operaio deportato nei lager nazisti. Infine la dolorosa storia dell´istriano Giulio Lelio Zustovich.

Rinaldo Arnaldi di Dueville (1914-´44) , già carrista, poi membro e quindi comandante della Brigata partigiana Mazzini cadde nella battaglia di Granezza contro i tedeschi il 6 settembre 1944 con altri 22 coetanei. Gli fu assegnata una medaglia d´oro alla memoria. Era il partigiano “Loris”, che dall´8 settembre ´43 si adoperò per proteggere, salvare e portare in Svizzera italiani condannati a morte, soldati e ufficiali alleati, aviatori abbattuti, ebrei perseguitati. Una storia fatta di coraggio e di ideali forti. Tra i fortunati giunti in salvo in Svizzera grazie a lui, anche i Klein, famiglia ebrea che dal ´41 era al “confino libero” ad Arsiero. Su sollecitazione di don Antonio Frigo, Agnes Klein scrisse a Vera Prausnitz, capo del dipartimento per il riconoscimento dei Giusti a Gerusalemme, ricordando il terribile viaggio iniziato il 9 febbraio ´44, lei al nono mese di gravidanza, con il marito Alexander, il figlio Oskar di 14 anni e la figlia Rose Marion di 7, e concluso il 22 febbraio in Svizzera, con l´aiuto di Arnaldi.
La risposta arrivò il 3 gennaio 1983: «…la commissione per la designazione dei Giusti ha deciso di conferire la medaglia dei Giusti al defunto Rinaldo Arnaldi e il diritto di piantare un albero in suo nome sul Monte della Rimembranza a Gerusalemme».
Di padre Placido Cortese, in via di beatificazione, scrive Ferdinando Offelli. Il frate, direttore del “Messaggero di Sant´Antonio” e molto attivo a favore dei perseguitati dal nazismo, venne rapito l´8 ottobre ´44 davanti alla basilica del Santo a Padova da due agenti tedeschi ed eliminato dopo lunghe e atroci torture, per il coraggio del silenzio sulla “catena della salvezza” e sui collegamenti internazionali con il Vaticano e la Svizzera.
Il fascicolo riporta anche una conversazione di Romeo De Marzi, uno dei 23 operai delle officine Pellizzari di Arzignano deportato nei lager nazisti, trascritta dalla figlia Gabriella, residente a Thiene. «A Mauthausen avevamo una scodella in otto detenuti, con un po´ di minestra, una volta al giorno. Succhiavamo per due volte e poi la passavamo oltre. Dopo una lunga trattativa con uno di Genova ho avuto un cucchiaio in cambio di due sigarette». De Marzi fu poi trasferito in una fabbrica a Goisern, fino all´arrivo degli Inglesi al Brennero, il 28 aprile 1945, quando tornò dalla moglie Vittoria e dalla sua “toseta” di 14 mesi. Giulio Lelio Zustovich, infine, originario di Albona in Istria e irredentista italiano convinto, “i lo ga infoibà, sicuramente”. Una frase che la thienese Nicoletta Braga, considerata dalla figlia di Lelio, Wanda Zustovich, una di famiglia, ricorda di aver sentito spesso. «Posso testimoniare - afferma la prof. Braga - le paure di perquisizioni e incursioni delle squadre fasciste vissute da Wanda e famiglia come esuli istriani, raccontate senza odio o vendetta».

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