Cinema ed arte indagano le nostre paure quotidiane

IL PERSONAGGIO. La vicentina Monica Marioni oggi al Macro di Roma col regista Gelormini

«Dalle foto dei luoghi ai fotogrammi, partendo dal bunker di Caldogno»

Non è un cortometraggio, non è un video d'arte ma un breve film in cui l'immagine ha il sopravvento su tutto. Quattordici minuti di cui l'autrice, la vicentina Monica Marioni non vuole svelare molto e che oggi alle 17.30 sarà presentato al Macro, il Museo d'Arte contemporanea di Roma. Titolo "Le umane paure", regia di Nicolangelo Gelormini. Sono immagini fotografiche prodotte dall'artista vicentina che fotogramma dopo fotogramma vogliono creare una sorta di quadro, che funziona come il riassunto di un progetto, di un pensiero coerente che si fa leggere attraverso scatti capaci di favorire l'associazione di idee e di anticipare il risultato finale: è il rifiuto latente maturato da molti individui nei confronti di realtà diverse, in ambito economico, culturale e morale. Ed ecco luoghi e simboli quali la Borsa, la chiesa, il cimitero che si mescolano assieme. «Infatti - spiega Marioni- sono i responsabili, con la loro immanenza sia simbolica che pratica, dello stress e delle insicurezze che tutti noi viviamo ogni giorno. C'è chi reagisce e chi, invece, si sente sopraffatto da poteri forti contro i quali nulla è possibile».La costruzione cinematografica diventa così la scelta di un linguaggio, come se quelle immagini che scorrono su uno schermo , fossero parole che vanno a comporre messaggi, spesso decisivi, ma mai impositivi. «L'idea di questo corto è nata quasi per caso. Il regista Gelormini l'ho conosciuto nell'ambito del progetto "Fame!" presentato a Milano e al Pan , palazzo delle arti di Napoli- prosegue Marioni - Lui cercava un'artista con i capelli rasati e una voglia sulla testa. Ero io, da tempo le mie lunghe chiome non ci sono più, per scelta, non amo molto pettinarmi, e poi anche fisicamente, alta e magra, corrispondevo all'immagine di cui lui aveva bisogno compresa la piccola voglia sulla testa. Ne è nato un connubio, un'esperienza molto formativa umanamente parlando e non solo. Siamo partiti dalle foto, alcune scattate anche nel bunker di Caldogno per affrontare, il tema delle paure in maniera più vasta, ampia capace di coinvolgere più persone possibili. Una donna con la testa nel water di fronte agli edifici che rappresentano le paure dell'uomo diventa una sorta di thriller molto surreale dove io recito me stessa».L'esperienza di Marioni con l'arte è maturata dopo la laurea in Scienze statistiche. Prima per una decina di anni ha lavorato nell'azienda del padre, la Askoll di Dueville che produce pompe per acquari ed elettrodomestici. «Non potevo non partire da lì, era una scelta dovuta che mi ha aiutato professionalmente e non solo - afferma - Sotto il profilo umano ho imparato che cosa significa gestire e stare a contatto con la gente. Poi ho maturato altri interessi, il richiamo per l'arte era forte. Ma non sarei arrivata dove mi trovo se non avessi vissuto quell'esperienza».Ed è così che l'artista incontra Antonina Zaru, gallerista, mecenate, che riconosce il potenziale di Monica , spingendola a muovere i primi passi partendo da Napoli con una prima collettiva. Poi, alla 53esima Biennale d'arte a Venezia nasce "Ego", installazione e video in un unico lavoro. Quindi approda alla pittura digitale con il progetto "Ninfee", presentato a Vicenza dalla Fondazione Vignato. «L'arte mi ha dato finora molta soddisfazione, mi sento fortunata, a volte mi sembra di vivere una fiaba perché mi sono accadute cose meravigliose - prosegue - Questo corto, che dopo Roma verrà presentato a Milano e a Napoli, è il contenitore ideale delle opere che hanno caratterizzato la mia vita da artista come fotografa, pittrice, autrice di performance e di video per cui non posso che continuare su questo filone. Vicenza? Ci torno ogni due settimane per stare con i miei genitori, ma anche per trovare quella calma che in altre città non trovo. Non esiste altro luogo che sappia darmi tranquillità come la mia città».Una miscela di suggestioni che Monica Marioni continua ad inseguire per aggiungere altri tasselli a quella che lei chiama e definisce "umana paura", lo scatenarsi quotidiano alla ricerca di immagini coerenti su quella tavola, quadro, foto non per visualizzare forme ma soprattutto contenuti.

Tagged under: arte Marioni

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.