«Cellulari in classe? Meglio l'astinenza»

Lettere al giornale

Può una generazione iperconnessa-social essere privata nelle aule scolastiche del suo oggetto cult...il telefonino? Il dirigente Zen dice di no. Più complessa invece è la cosa. Dietro a questo uso (e abuso) di tecnologia in aula ci stanno questioni serie, quali: le strutture mentali di un adolescente, il senso civico da sviluppare, le capacità-abilità di vita da far apprendere. «C'è un tempo per serbare un tempo per buttare via», dice il saggio. Io credo che la scuola sia il luogo non del digiuno ma dell'astinenza, di uno spazio altro. La scuola non come prolungamento della società ma come isola, frontiera, trincea (sarà mai?). Astinenza vuol dire ... usiamoli pochino, solo come ultima possibilità, solo dopo aver dato ai nostri studenti gli strumenti e le chiavi di lavoro per risolvere i problemi, anche senza uso di cellulare. Il telefonino deve senza ombra di dubbio restare mezzo. Se diventa fine nasce una difficoltà di ordine mentale. Possibile che per cercare un breve testo, un autore, un pensiero scritto, si debba sempre ricorrere al mitico Google? Chiedi una cosa ai ragazzi e (quando vogliono) dicono «non ho internet!». Chiedi la stessa cosa e gli studenti dicono «prof... a casa non ho quel testo!» (pur avendo internet). Ancora: e se chiedi di vedere, cercare qualcosa nel web, perché lo fanno solo a scuola e a casa no? Insomma anche internet ha le sue allergie. Meglio educare i nostri allievi a "leggere scrivere e far di conto". Meglio la sobrietà e il distacco, questo sì. La scuola deve favorire 5/6 ore di astinenza da telefonino. Fuori dalle aule scolastiche i nostri ragazzi hanno sempre questo dispositivo acceso e sono connessi. 5 ore di "silenzio" per essere collegati ad altro non è bene? E qui c'è un altro punto importante: le regole. La scuola vive e si nutre di questo. Regole però piene di spirito. "La legge senza lo spirito è morta". Il punto non è quindi il cellulare in aula da usare sì/no, ma il sistema generale delle regole. Puoi anche metterci dentro questo aggeggio disciplinandone l'uso, ma poi il patto educativo sarà rispettato? Nell'attuale sistema scolastico le regole sembrano collassate. Oggi a scuola i principi generale della convivenza sono il problema n. 1. Su questo terreno l'istituzione preposta all'otium soffre molto. E non dico il rispetto delle regole da un semplice punto di vista esecutivo-materiale. Intendo a livello "due", di ordine metacognitivo. Regole introiettare, sentite, vissute, elaborate, condivise. L'attuale scuola è proibizionista? No è iper-protezionista. Come dice Camon per le armi "se le hai prima o poi le usi", così per i cellulari, se ci sono anche se normati prima o poi escono (illecitamente. Ad esempio son sempre accesi). Ci sarà quindi un uso consapevole e concordato ma poi ci sarà un abuso. Meglio lasciarli a casa e fare 5 ore di pulizia mentale con il solo uso della parola, dell'ascolto, della lettura, dello scrivere, l'uso delle immagini, dei laboratori, dell'esperienza. Meglio creare nelle scuole laboratori informatici con tablet e pc dove lì gli studenti sono condotti ad un utilizzo ragionato e guidato delle tecnologie. Se c'è il laboratorio a che serve il telefonino? In alcune scuole pubbliche americane alcuni presidi hanno installato negli atri metal detector (sì, è vero lì circolano armi, ma...) proprio per impedire l'accesso a questi marchingegni (spesso) diabolici. Ne va di mezzo la struttura mentale dell'adolescente. Google rende stupidi (diceva un articolo anni fa)? Il rapporto uomo-macchina può effettivamente essere sbilanciato a favore della ferraglia. Se il ragionare (?) di molti studenti-giovani segue molto il Play, poco il Rew, tanto il FF, zero lo Stop e il Pause ... c'è da preoccuparsi. W la tecnologia ma meglio Adamo ed Eva che nel giardino di Eden erano nudi e pare niente avessero in mano.

Sergio Benetti

Dueville

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