Caserma a rischio crollo «Via dagli alloggi subito»

DUEVILLE. Le perizie invitano i primi cittadini interessati a far evacuare i carabinieri con urgenza

Problemi di carattere strutturale emersi in occasione di verifiche effettuate a campione. Oggi in prefettura
una riunione con i sindaci dei Comuni interessati

La caserma dei carabinieri di Dueville non è più sicura dal punto di vista statico e la zona degli alloggi va fatta evacuare. É il risultato di un'indagine strutturale voluta dalla prefettura per valutare la situazione di muri e solai, considerando il complicato iter dei lavori portati avanti per realizzare la tenenza. Si complica dunque la già intricata vicenda caratterizzata in passato - prima della conclusione dei lavori - da indagini, interruzione del cantiere e successiva ripresa dell'intervento edilizio.L'edificio in cui si trovano gli alloggi di servizio pare presenti vizi e difetti costruttivi che sarebbero ritenuti di media o elevata gravità e, di conseguenza, sarebbe necessaria l'evacuazione temporanea di tali ambienti per evitare rischi e per tutelare l'incolumità di chi li occupa. Le zone in questione sarebbero proprio quelle verificate a campione con particolare attenzione agli alloggi. Per ora non sembra sia necessario, invece, lo sgombero dell'edificio adibito all'attività della tenenza, in cui comunque sarebbero stati accertati vizi e difetti costruttivi di media gravità, sempre nei punti controllati durante le verifiche a campione.Non bastavano, dunque, l'iniziale difficoltà nel trovare i fondi, i ritardi nella costruzione, le indagini dei Ros di Padova sul primo appaltatore, la nuova assegnazione a un'altra impresa edile, l'attesa per il raggiungimento del numero di carabinieri operativi nella tenenza e poi quella per l'arrivo di un ufficiale al comando e, infine, le polemiche sulla gestione della manutenzione e sul canone d'affitto. Ora arrivano anche i problemi strutturali già verificati. Dopo tutti questi ostacoli che i Comuni di Dueville, Monticello Conte Otto, Caldogno, Montecchio Precalcino e Costabissara hanno superato in oltre dieci anni - i primi accordi tra le Amministrazioni comunali, infatti, risalgono al 2005 - per poter rendere operativa la caserma duevillese, ora alle Amministrazioni municipali è arrivata una lettera di convocazione in prefettura. Non una comunicazione qualunque, ma una in cui si discuterà di come affrontare proprio di problemi di carattere statico. Una notizia giunta come un fulmine a ciel sereno. I primi cittadini, infatti, sono stati chiamati in contrà Gazzolle per discutere di questioni urgenti che interessano la caserma di via della Repubblica.A confermare che l'incontro si terrà questa mattina (l'inizio è previsto alle 10) in prefettura a Vicenza è anche il Comune di Dueville, ente capofila nel progetto di realizzazione della struttura finanziata dalle Amministrazioni municipali e cofinanziata dalla Regione per un importo che supera i 2 milioni 600 mila euro. Per il momento non trapelano altri indizi sul motivo della convocazione, se non che nella struttura potrebbero esserci alcuni problemi di natura strutturale, criticità la cui entità non è ancora stata specificata e le cui conseguenze, pensando al peggio, potrebbero comportare problemi consistenti. Ma tutto è ancora da valutare e chiarezza sarà fatta solo questa mattina. Su questo nuovo capitolo il sindaco di Dueville, Giusy Armiletti, non ha voluto esprimersi, in attesa dell'incontro in prefettura. Sarebbe solo l'ultima difficoltà, in ordine cronologico, delle molte affrontate fino ad ora dai cinque Comuni lungo l'iter che ha portato alla realizzazione della tenenza. Le più recenti sono le polemiche sulle lunghe attese prima per l'attivazione della struttura, rimasta vuota per oltre un anno dalla cerimonia di fine lavori celebrata a marzo 2014 e, poi, per il raggiungimento del numero di militari operativi previsto, ovvero 25. Tutti intoppi che avevano fatto slittare di qualche mese la sottoscrizione dell'accordo di gestione della caserma tra le Amministrazioni comunali. A oltre un anno, invece, ammontava il ritardo che si era accumulato per la rescissione del contratto con il primo appaltatore dell'opera, ora a processo per turbativa d'asta, truffa, appropriazione indebita e agevolazione della 'Ndrangheta, e per l'affidamento al secondo costruttore che ha poi terminato l'opera nel periodo compreso tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014.

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