Caporetto e Piave. La Grande Guerra firmata Bubola

CONCERTO. Venerdì sera al teatro Busnelli un recital sul periodo bellico

Il cantautore prende spunto dal recente album "Il testamento del capitano" per rivisitare i canti alpini dal 1915 al '18 come fossero ballate blues

DUEVILLE Nell'ambito degli eventi organizzati a Dueville in concomitanza con la mostra "Il fronte veneto della Grande Guerra" aperta al Centro Arnaldi, venerdì 4 novembre il Teatro Busnelli ospiterà "Da Caporetto al Piave", concerto nel quale Massimo Bubola rivisita e commenta i canti alpini legati all'epopea bellica del 1915-1918. L'inizio è fissato per le ore 21.Il recital prende spunto dal più recente album del cantautore veneto, "Il testamento del capitano", nonché dalla precedente e analoga raccolta "Quel lungo treno" del 2005, due opere in cui l'artista interpreta le pagine musicali più note di quel periodo, ma non solo. In entrambi i casi, infatti, Bubola riarrangia, caratterizzandoli profondamente col suo sound e la sua poetica, grandi brani tradizionali ("Ta Pum", "Bombardano Cortina", "La tradotta", "Era una notte che pioveva", "Monte Canino", "Ponte de Priula") alternandoli ad alcune sue intense ballate che nei testi e nelle sonorità riprendono proprio il tema della Grande Guerra. Lo testimoniano titoli come l'eponima "Da Caporetto al Piave", "L'alba che verrà", "Neve su Neve", "Vita di trincea", "Noi veniam dalle pianure", la toccante "Rosso su verde" (dove il rosso sta per il sangue e il verde per la divisa entro la quale si cela una lettera d'amore che un milite non potrà mai spedire, perché falciato dalla mitraglia), compresa la celebre "Andrea" risalente al sodalizio con Fabrizio De André.Le pagine storiche qui vengono sottratte alle tradizionali armonizzazioni corali e immaginate nella loro veste originaria, melodie e storie nate fra i soldati in trincea, intonate durante le pause in armi con l'accompagnamento d'una armonica a bocca, di una chitarra o un mandolino rimediati e, se c'era, di una fisarmonica, rivelando tutta la loro dolorosa, struggente bellezza di composizioni rimaste quasi sempre anonime e la cui anima popolare è in grado di incastonarsi perfettamente tra i patrimoni del folk europeo. C'è ben poco di retorico, di "ufficiale", in quelle cante dove il sentimento prevalente non è tanto l'odio verso chi sta tra le linee nemiche - altri poveri cristi scaraventati all'inferno - bensì la nostalgia di casa, della morosa, della sposa, della mamma. A quei ragazzi immolatisi sull'altare di un dovere (parola ormai quasi scomparsa dal nostro vocabolario) magari incomprensibile, magari accettato per rassegnazione, o per vero ardimento, o per paura di finire fucilati, Bubola dedica un lavoro intriso di "pietas" e di sonorità che sono invece familiari agli ascoltatori di oggi, vale a dire quelle del rock, di un Bob Dylan o di un Neil Young.Enrico Mantovani alle chitarre, Alessandro Formenti al basso ed Erika Ardemagni alla voce compongono il trio che affianca Bubola attraverso un itinerario che sollecita l'emozione del pubblico, salva la memoria del repertorio di montagna e di guerra e rende omaggio alla vera bellezza di quegli accenti miracolosamente sgorgati in mezzo al fango, al ghiaccio, alla pietra, all'acredine della polvere da sparo, all'afrore delle medicazioni.Tutti questi elementi contribuiscono a fare del progetto "Da Caporetto al Piave" un'altra, significativa tappa nel lavoro di Bubola, che comprende anche un intento di rivalutazione culturale delle radici musicali e letterarie d'area lombardo-triveneta, rilette con la sensibilità e l'esperienza del compositore di tanti successi della canzone italiana, da quelli creati con De André a "Il cielo d'Irlanda". La prevendita dei biglietti (posto unico a 10 euro) viene effettuata presso la Pasticceria Tagliaferro (tel. 347 9418122).


Antonio Stefani
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