Caffè senza segreti È stato decifrato il suo codice genetico

LA GIORNATA MONDIALE

Con tutta probabilità avete reso onore alla sua recentissima giornata internazionale, senza neanche saperlo. Parliamo infatti del caffè, a cui l'International Coffee Organization (Ico) dedica, da quattro anni, il 1° ottobre. E dato che in Italia se ne consumano almeno 26 milioni di tazzine al giorno, è molto facile che rientriate anche voi tra coloro che hanno tributato l'omaggio a una delle bevande più diffuse, semplicemente bevendone una tazzina al bar o a casa, o un bicchierino al distributore automatico. Può essere, peraltro, che abbiate partecipato a una delle numerose iniziative promosse anche in Italia all'edizione 2018 della giornata che era dedicata alle "Donne nel caffè" (Women in Coffee): si stima che le donne gestiscano il 25-35 per cento delle piantagioni di caffè, ma con rendimenti e redditi inferiori a causa di limitazioni di accesso ai terreni agricoli, al credito bancario, ai mercati, alle tecnologia, alle sementi, all'acqua, alla formazione o all'informazione. Nemmeno il caffè, quindi, è esente dal problema delle pari opportunità, e la stessa Ico invoca politiche pubbliche e servizi per migliorare la situazione in un settore, quello del caffè appunto, che vale 160 miliardi di dollari all'anno nel mondo e coinvolge oltre 25 milioni di famiglie di coltivatori.È ormai rivalutato l'apporto del caffè all'organismo. Dato per assodato che l'eccesso di consumo è comunque sbagliato, gli studi scientifici dimostrano come il caffè abbia effetti positivi sull'organismo. Ma il caffè stesso è stato oggetto di una recente ricerca, che ha visto all'opera una partnership guidata da illicaffè e Lavazza, in collaborazione con l'Istituto di genomica applicata, l'Iga Technology Services, Dna Analytica, e le Università di Trieste, Udine, Padova e Verona. L'obiettivo era arrivare al sequenziamento del genoma della specie Coffea arabica, la più coltivata insieme alla Coffea canephora, la cosiddetta varietà robusta. Un lavoro complesso, per il quale è stato seguito un approccio particolare, detto "gerarchico", in cui il genoma viene frammentato in porzioni molto ridotte per essere poi ricostruito. Il risultato è stato annunciato nei giorni scorsi: la sequenza del genoma dell'Arabica è stato svelato, e soprattutto è stata resa pubblica, perché i file dati possono essere liberamente scaricati dai ricercatori in tutto il mondo, che potranno così studiare il modo per rendere la pianta più resistente alle malattie, meglio adatta a climi più caldi e asciutti, o addirittura alla coltivazione in ombra. I promotori del progetto ritengono che «questi sforzi genereranno enormi vantaggi per i coltivatori di caffè, i consumatori e l'ambiente». È significativo che questa ricerca sia stata portata a termine in Italia, dove la passione per il caffè coinvolge il 95 per cento degli abitanti, ciascuno dei quali spende in media 260 euro l'anno. D'altra parte, è stato l'italiano Alfonso Bialetti a inventare la moka, nel 1933, «raro esempio di innovazione così semplice e funzionale - scrive Massimiano Bucchi in "Per un pugno di idee" (Bompiani, 2016) - da non essere mai stata modificata».

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