CACCIA «Il problema non è la Provincia ma le quote da pagare»

Lettere al giornale

La lettera del signor Giancarlo Ciechi, pubblicata nell´edizione del 28 gennaio e titolata: “Caccia, interessi elettorali in gioco”, mi costringe a intervenire, non per entrare nella diatriba scatenata dalle associazioni venatorie riguardo alla proposta di nuovo piano faunistico-venatorio regionale (la Provincia, infatti, non ne ha motivo e non intende assolutamente farlo, tanto più in questa fase di commissariamento dell´ente) bensì per una doverosa precisazione in merito ai contenuti del regolamento provinciale, citato dal signor Ciechi.
Il comma 3 dell´art. 5 del Regolamento provinciale per la Zona Alpi era già presente nella delibera consiliare di approvazione del Regolamento, la n. 20 del 16 maggio 2006, ossia prima dell´avvento dell´assessore alla caccia Marcello Spigolon. Inoltre, le modifiche apportate al Regolamento il 16 luglio 2009 non riguardavano affatto l´articolo sopra richiamato.
In secondo luogo, il comma citato si limita a riprendere fedelmente l´art. 21, comma 12, della Legge regionale sulla caccia, la n. 50/1993, che così recita: “Per la caccia alla selvaggina stanziale, il Comitato direttivo determina un contributo integrativo in misura non superiore a tre volte il contributo base di cui al comma 11 negli Ambiti territoriali e non superiore a sei volte nei Comprensori alpini.”
Si tratta, perciò, da parte della Provincia, di un´applicazione puntuale del vigente dettato normativo.
Dove sta, dunque, la materia del contendere tra le associazioni venatorie? Nel fatto che la proposta di nuovo Piano faunistico - venatorio regionale prevede, anzitutto, l´aumento della quota base fissata dalla legge per l´iscrizione ad un Comprensorio alpino o ad un Ambito territoriale di caccia e, in aggiunta – qui sta la grossa novità – per gli Ambiti la possibilità di aumentare la quota di iscrizione fino a sei volte la quota base. Attualmente, il contributo integrativo non può essere superiore al triplo, secondo il comma 12, art. 21, sopra riportato.
Gli articoli pubblicati nei giorni scorsi da diversi quotidiani consentono di delineare il differente orientamento delle associazioni venatorie sulle numerose tematiche affrontate dal nuovo Piano faunistico-venatorio regionale. In questo quadro è compreso anche l´altro aspetto toccato dal signor Ciechi, ossia l´obbligo per il cacciatore di tenere il fucile nel fodero fino a che non sia stato raggiunto il punto in cui appostarsi, ma certamente non è questo l´argomento più importante, né il più scottante.
È da augurarsi che il tempo ancora a disposizione prima dell´approvazione definitiva del Piano regionale non venga sprecato in polemiche davvero poco costruttive, ma possa essere utilizzato per dare un fattivo contributo al miglioramento del contestato documento regionale, possibilmente cercando punti d´intesa fra tutti i portatori di interesse.
Ferdinando Bozzo
Dirigente del settore gestione risorse faunistiche
della Provincia di Vicenza

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