«C'è laicità e laicità: Ovadia dovrebbe saperlo»

Lettere al giornale

Forse è passato inosservato il coming-out di Ovadia alla cerimonia laica di Umberto Eco. La riprendiamo: «Un piccolo dovere ebraico. Ad una persona che si congeda da noi, va rivolta una benedizione. Si crede lo facciano solo i credenti. È sciocco: benedire è lecito a tutti. La mia e' una benedizione da non credente a non credente, "che Dio ti protegga soprattutto perché non gli credi"; noi oramai lo sappiamo da lungo tempo, il buon Dio nella sua infinita misericordia sopporta i credenti ma predilige decisamente gli atei». Ora, è tutto dire «meglio essere atei che credenti». Chi conosce i gusti e la volontà di Dio? Potremmo discutere per anni interi su tale dualità e Ovadia dovrebbe ripassare la differenza tra non credente e ateo (non sono sinonimi). Tagliando la testa al toro diciamo: l'ateismo è figlio dell'homo religiosus. Senza homo religiosus niente ateismo. Ma ora le osservazioni che facciamo sono tre: 1) Perché queste sarcastiche e subdole parole? Arrabbiati con Dio e con le religioni? 2) Perché ostentare la propria posizione culturale? 3) Da un uomo che vive e lavora grazie al sacro, a dio e agli ebrei ci saremmo aspettati una applicazione del principio di precauzione. Un rito civile forse può permettere certe sbavature ma l'altro funerale laico, quello della ragazza veneziana del Bataclan, mi sembra sia andato in altra direzione. Come dire: c'è laicità e laicità.
Sergio Benetti Dueville

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