Beffa da 70 mila euro In tre vanno a giudizio

La procura ha chiuso le indagini su una truffa immobiliare
Una finta asta per trarre in inganno uno scledense

Avrebbero beffato un pensionato, convincendolo a pagare per comprare una casa che non esisteva. Il pubblico ministero Parolin ha chiuso le indagini manifestando l'intenzione di citare a giudizio tre persone, accusate a vario titolo di truffa aggravata. Si tratta di Genny Lauricella, 36 anni, di Dueville, via Brenta; di Giuseppe Lauricella, 60, di Vicenza, piazzale Cocchetti (entrambi sono assistiti dall'avv. Gerardina Orlandella), e infine di Alfio Passanisi, 50, di Zafferano Etnea (avv. Gaetano Palermo). La presunta vittima, lo scledense Guglielmo D., potrà costituirsi parte civile con l'avv. Andrea Segalla.I fatti contestati sarebbero avvenuti a Dueville fra il settembre e l'ottobre dello scorso anno e furono portati alla luce nel corso di un'indagine congiunta di carabinieri e guardia di finanza. Approfittando della relazione fra Genny Lauricella e Guglielmo, e della sua «buona fede e sprovvedutezza» di quest'ultimo, come l'hanno definita gli inquirenti, i tre gli avrebbero spillato 70 mila euro per comprare all'asta una casa. Con quei soldi sarebbe stata acquistata una vettura, una Renault Clio, poi sequestrata al pari del contenuto dei loro conti correnti. Guglielmo aveva conosciuto Genny e se n'era innamorato. Lei avrebbe fatto finta di ricambiare il sentimento e, d'intesa con i due complici, gli avrebbe proposto quello che pareva un affarone: l'acquisto, all'asta, di un immobile a Caldogno, che in realtà non esiste. Ma, senza mai farglielo vedere, avrebbe indotto lo scledense a pagare per comprarlo: e, in diverse tranche, lo scledense aveva versato complessivamente 70 mila euro. «Se non paghi la rata hai buttato via i tuoi soldi», gli dicevano i tre siciliani, che sono stati anche registrati. Il terzetto, già noto alle cronache, avrebbe intascato le somme, chiedendo allo scledense anche di pagare altri 50 mila euro, ma non erano riusciti nell'impresa ritenuta criminale. Guglielmo, convinto di comprare una casa, magari per iniziare una nuova vita assieme alla fidanzata, si era ritrovato con un pugno di mosche in mano. I tre potranno difendersi in aula, per far valere le loro ragioni; davanti al giudice sfileranno diversi testimoni per fare chiarezza.

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