Arrestate anche Cobalchini junior

INCHIESTA. Il figlio del patron di Giada è al momento in Inghilterra
Caso bancarotte

Domani i primi interrogatori. Nel frattempo gli inquirenti hanno sequestrato altri documenti per far luce sul crac della ditta “Antiqua marmi”

Non solo il padre, ma anche il figlio. Il giudice Stefano Furlani ha ordinato l´arresto pure di Davide Cobalchini, 31 anni, residente a Dueville in via Monte Cengio, nell´ambito dell´inchiesta sulla bancarotta pilotata della società “Antiqua marmi srl” di Montecchio Maggiore. Il giovane ha ricevuto notizia dell´ordinanza di custodia cautelare in carcere mentre era in Inghilterra per lavoro; starebbe rientrando in queste ore, per mettersi a disposizione della procura. Intanto, il giudice ha fissato per venerdì l´interrogatorio di suo padre, Gianni Cobalchini, 57 anni, residente in città ma domiciliato a Dueville, attualmente in carcere; è difeso dall´avv. Paolo Marson. Saranno invece sentiti lunedì altri due indagati, ai domiciliari: Sergio Soldà, 39 anni, di Vestenanova (avv. Diego Castelli), e Giuseppe Toniolo, 55, di Sovizzo (avv. Francesco Murgia).
L´inchiesta, destinata a far molto rumore, è quella coordinata dal pubblico ministero Paolo Pecori che mira a far luce sul crac della società che aveva sede in via Ceccato e che è fallita nel marzo scorso, con un danno per i creditori stimato dal curatore Luca Bonardi in almeno mezzo milione di euro. Stimato, perchè la documentazione contabile non è stata trovata se non in parte, ed è impossibile ricostruire i movimenti d´affari.
Secondo quanto ricostruito dai finanzieri e dai poliziotti della procura, e dalla Tributaria delle fiamme gialle, la società sarebbe stata spogliata di tutto il suo attivo, trasferito alla newco “Centro marmi international srl”. L´amministratore Soldà aveva ceduto il passo a Toniolo, divenuto liquidatore formale in cambio di un appartamento messo a disposizione da Gianni Cobalchini. Il quale, con il figlio, attraverso l´agenzia di consulenza “Studio Giada”, avrebbe pianificato tutti i passaggi (illeciti) necessari alla creazione della nuova ditta, lasciando i creditori con un palmo di naso. Soldà avrebbe messo a capo del “Centro” una sua dipendente, ma avrebbe continuato a tirare le fila.
Gli inquirenti hanno ricostruito, grazie ai documenti trovati nel corso delle perquisizioni - altri sono spuntati l´altra mattina, quando sono scattati gli arresti - numerose operazioni ritenute da codice penale. Oltre a varie ipotesi di bancarotta fraudolenta, ai due Colbachini è contestata anche l´usura, per aver preteso dalla nuova amministratrice del “Centro” assegni bancari, in sostituzione di altri rimasti insoluti, con un importo maggiorato del 10 per cento; con un tasso di interesse annuo dell´885 per cento.

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