Denuncia l´usura, fallisce: a giudizio

Il . Inserito in Articoli del 2013

DUEVILLE. Donna di Thiene è parte offesa perché strangolata dai presunti cravattari, ma è anche a processo per ricorso abusivo del credito

Mentre in quattro sono davanti al giudice per i presunti prestiti illeciti, anche la loro vittima, titolare di una ditta fallita, è in aula

Strangolata dai presunti usurai, con i debiti da pagare, la titolare di un´azienda è andata incontro al suo fallimento, ma adesso è stata anche rinviata a giudizio perchè avrebbe fatto ricorso abusivo al credito per oltre 500 mila euro.
È l´angosciante vicenda di Caterina Sasso, 47 anni, di Thiene, che da un lato è parte offesa nel processo per i prestiti da codice a carico di Danilo Vigolo, 67 anni, di Torri di Quartesolo, la sorella Maria Luisa Vigolo, di 61, il marito di quest´ultima Mario Alberto De Toffani, di 63 anni, di Arcugnano, e il figlio della coppia Alberto, di 39, dall´altro la donna assieme al fratello Emiliano di 42 anni, entrambi difesi dall´avv. Marco Dal Ben, devono comparire in tribunale perché avrebbero raggirato le società Agos Ducato e Santander Consumer Bank con finanziamenti irregolari.
In che maniera avrebbero ottenuto il denaro senza le forniture reale dei mobili? Quando la società “Arreda in legno srl” con sede a Passo di Riva di Dueville in via Mattei 2 si sarebbe trovata in stato di decozione - lo stato passivo è superiore a 1 milione -, i fratelli Sasso secondo la procura, dal 15 maggio 2009 al novembre 2010, avrebbero stipulato 80 contratti di finanziamento per un totale accordato di 1,8 milioni con i clienti/amici.
«Ho proposto a conoscenti - avrebbe ammesso Sasso alla guardia di finanza il 3 aprile 2011 - di aiutarmi a reperire risorse finanziarie simulando la sottoscrizione di contratti di acquisto mobilia che sarebbero serviti per aprire pratiche di finanziamento a nome dei clienti e in favore della mia società».
L´imprenditrice agli investigatori avrebbe aggiunto che «al cliente che mi offriva la propria disponibilità chiedevo i documenti necessari e questo favore al conoscente di turno veniva sempre remunerato corrispondendogli una somma pari ad almeno il 10% della somma erogata dalla finanziaria ed incassata dalla mia società. All´intestatorio garantivo il pagamento della provvista necessaria per far fronte alle rate mensile».
Il danno che hanno patito le due finanziarie, che si costituiranno parte civile, è stimato superiore i 500 mila euro. Ma l´imprenditrice ha spiegato che il denaro, per reperire il quale aveva dovuto rivolgersi anche ai presunti usurai, sarebbe servito per pagare debiti personali e di famiglia, e in parte sarebbe stato consegnato agli ipotetici clienti- conoscenti, complici nell´illecita operazione, per rientrare del loro debito assunto nei confronti delle finanziarie.
Fin qui la ipotetica confessione della signora Sasso, che è stata trasfusa anche dal curatore fallimentare Francesco Ioverno, nominato dal tribunale, nella relazione agli atti dell´inchiesta sulla società dichiarata fallita il 26 luglio 2011.
Nel frattempo, lo scorso 30 gennaio il tribunale aveva rinviato a giudizio i quattro componenti delle famiglie De Toffani- Vigolo, assistiti dagli avvocati Chiara Bellini, Roberto Pelloso e Gaetano Crisafi, per la denunciata usura perché avrebbero prestato fino al 15 febbraio 2011, a partire dal 2007, 96 mila euro al tasso del 40 per cento annuo. Un tasso appunto usurario che aveva fatto scattare l´indagine della guardia di finanza.
La signora Sasso si è anche rivolta alla prefettura di Vicenza per potere accere al fondo delle vittime dell´usura.
La vicenda penale è quanto mai complessa perchè Caterina Sasso sostiene di avere chiesto aiuto ai conoscenti per i finanziamenti in ipotesi fasulli perché in preda alla disperazione.
Le difficoltà della “Arreda in legno” sarebbero risalite al biennio 1997/1998 quando alcuni clienti non avevano onorato i loro debiti impedendo alla ditta di Dueville di «rimborsare gli sconfinamenti ottenuti per la presentazione di effetti salvo buon fine», come si legge nelle carte processuali.
Di qui quel circolo vizioso nel quale è precipitata la società dei fratelli Sasso, nel quale avrebbero avuto un ruolo di primo piano anche i «denunciati usurai».
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