ANSELMI UNA "VIA" SEGRETA

LA RISCOPERTA. Da domattina a San Silvestro 14 tavole della pittrice

Una Via Crucis dipinta a Povolaro tra il 1945 e il ´47 dell´artista vicentina e “dimenticata” : 27 metri di gigantografie di una modernità sorprendente

Le 14 Tavole della Via Crucis, che Mina Anselmi (Vicenza 1902-1964) dipinse tra il 1945 e il 1947, relegate per anni nella soffitta della parrocchiale di Povolaro, dimenticate anche da chi ne conosceva l´esistenza, sono state meritoriamente riportate alla luce dopo una salutare ripulitura. Spetta a Maurizio Morelli il merito di aver richiamato l´attenzione degli addetti ai lavori sull´ abbandono di questo capolavoro dell´artista vicentina.
Sono un´opera monumentale, 27 metri di pittura ad olio su tavola, concepita quando la pittrice negli ultimi mesi di guerra si rifugiava in campagna per scampare dai bombardamenti della città. Di eccezionale impegno materiale e concettuale, esse pongono, innanzi tutto, il problema della loro destinazione - non certo la piccola chiesa di Povolaro - e del relativo committente. Oggi il problema è invece quello di reperire un´adeguata sede espositiva in cui possano essere debitamente ammirate.

L´Anselmi coltiva l´arte sacra ispirata da una sincera fede religiosa, che vive con autentico spirito francescano, e sorretta da una tensione speculativa, che alimenta con severi studi. Partecipa al dibattito, molto vivace in quegli anni, tra teologi e filosofi, in centri di spiritualità come l´Angelicum e l´Università Cattolica di Milano, il Forum Francescano di Caslino d´Erba, il Centro Francescano di Assisi, il Monastero della Carmelitane di Careggi (Firenze). Matura in quest´ambito la peculiare cifra stilistica delle sue opere, conferendo all´immagine sacra, rivisitata alla luce della storia dell´arte, una dimensione nuova per l´afflato spirituale che la investe.
Diplomatasi nel 1919 all´Istituto magistrale di Vicenza, seguì privatamente i programmi dell´Accademia di Belle Arti di Venezia e frequentò lo studio veneziano di Alessandro Milesi. Allestì la prima mostra personale a Vicenza nel 1929, la seconda e la terza a Bergamo nel 1931 e nel 1934. Nella città lombarda, dove trascorse lunghi periodi, ricevette le prime importanti commissioni. Significativa tra tutte la Via Crucis per la chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, dove Lorenzo Lotto aveva affrescato nel 1525 le Storie della Vergine.
Si distingue fin da subito dal maestro Alessandro Milesi, alle cui scene di vita popolare veneziana, di un realismo a volte convenzionale ma di indubbia felicità cromatica, oppone racconti di disarmante semplicità e accentuata stilizzazione. L´insistito linearismo, l´appiattimento della forma, il carattere metaforico che connotano tutta la sua pittura si ritrovano anche nella distillata produzione grafica.
La formazione spirituale ed artistica dell´Anselmi risente delle frequentazioni lombarde influenzate dal pensiero di Jacques Maritain, che negli anni Trenta è a Milano per una serie di conferenze all´Università Cattolica del Sacro Cuore, suscitando un´eco di durevole simpatia non solo in religiosi come Padre Gemelli, mons. Olgiati, Padre Chiocchetti, ma anche in artisti di chiaro orientamento spiritualista. Condivide molti aspetti del pensiero sull´arte del filosofo francese, in primo luogo l´esigenza della qualità dell´opera che importa più di qualunque teoria dell´artista. In questa prospettiva, si preoccupa di scoprire e di servire i valori autentici e di permettere l´incontro di modi espressivi diversi. E lo fa con intenzionalità spirituale, in cui l´intelligenza si unisce con la fede religiosa e la vita interiore. Irrinunciabile è l´eticità del fare artistico, per cui nessuna pigrizia, nessuna rinuncia è concepibile di fronte alle lusinghe di una vita facile, alla rappresentazione di immagini inanimate, seppur “eroiche” nella loro formulazione apparente. La difesa della visione spiritualistica dell´unità della cultura europea e della cultura cristiana è dall´Anselmi intesa come cultura moderna. La prospettiva di un´arte religiosa, che attraversa per intero gli anni Trenta, trova in lei un´interprete attenta sia al religioso dell´arte sia all´iconografia del sacro. Una religiosità calata nell´azione dell´uomo, scoperta e incoraggiata nei giovani artisti piuttosto che contemplata nei severi e togati maestri del Novecento. Di temperamento ascetico, conferisce all´espressione artistica un´evidenza simbolica del reale, sia nei temi della trasfigurazione che nella stilizzazione dell´immagine. Nel solido impianto della Via Crucis sapiente è la distribuzione delle masse in perfetto equilibrio. Alla ieratica compostezza delle figure che si stagliano sullo sfondo di architetture e paesaggi, fa riscontro l´intensa espressività dei volti. Calate in atmosfere ora terse e luminose ora inquiete e tenebrose, le storie sono pervase di profonda spiritualità. Del racconto è reso il senso della verità sottesa, la pacata evidenza del messaggio. La monumentalità dell´opera, divisa in tante rappresentazioni, è leggera e mentale, ravvivata da scioltezze ed eleganze lineari, mai pesante e afosa, anzi, ritmata in precise sequenze.
La lezione di Giotto e dei primitivi italiani si riconosce negli spazi misurati, nei rapporti assoluti, di razionale severità, ma anche nella tensione emotiva che anima molti personaggi.

Tagged under: arte

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.