Annarosa Zamboni, l'addio più dolce

A quarant'anni, l'atleta duevillese si laurea campionessa del Mondo di natural body building per la seconda volta, dopo il trionfo del 2010. Era la sua ultima gara. Come dire: ogni atleta vorrebbe chiudere la propria carriera così. Dietro ai muscoli, ad un corpo scolpito, c'è la graziosa voce di una donna matura che lascia le gare, il palco e l'agonismo per dedicare più tempo ai figli. Ma non sacrificherà la passione per il body building, e assieme al marito Umberto, con il quale gestisce la palestra My Gym di Dueville, creerà nuovi campioni, all'insegna del sano, del pulito, del giusto. In una parola, del “natural”. Il titolo massimo della categoria “fitness universe muscle” è fresco di sabato.annarosa Annarosa Zamboni l'ha vinto all'Hilton Arena di Miami, dove si trovava fino a ieri. Oggi è tornata in Italia a riabbracciare i figlioletti Massimo, di dieci anni, e Priscilla di sette che l'hanno aspettata a casa. «Ho continuato ad allenarmi anche tra una gravidanza e l'altra». In gara a Miami c'erano anche il marito Umberto Munich, quarto assoluto nella categoria “open”, e Paola Squarcina, atleta dell'associazione My Gym, che si è classificata terza assoluta nella categoria “classic fitness”. Complimenti. Non poteva andare meglio? «Questo successo chiude un lungo periodo di gare e di lavoro. Avevo vinto lo stesso titolo a Miami due anni fa, è la gara più prestigiosa al mondo e quindi sono molto felice. La mia volontà era quella di salutare le competizioni nel miglior modo possibile». Dopo il titolo si separa dalle gare. È proprio sicura di compiere questo passo? «Sì, ho scelto, a Miami ho fatto l'ultima gara». Farà la mamma a tempo pieno ora? «No, continuerò ad allenarmi, perché smettere proprio non si può, fa parte della mia vita e di quella di mio marito Umberto, che gareggia da venticinque anni. E poi abbiamo tanti atleti da preparare e seguire. Però se smetto è anche per i miei due bambini, Massimo e Priscilla. Sono un po' stanchi, per loro è più importante che la mamma sia a casa. Ho già ottenuto con loro ciò che volevo». Cioè? «Hanno ricevuto la parte educativa. Allenandomi e facendo gare di livello importante volevo dar loro l'esempio, mostrare come si raggiunge un risultato sportivo attraverso l'impegno, il sacrificio, l'abnegazione». I suoi bimbi l'hanno accompagnata su tutti i palchi sui quali ha gareggiato? «È così, quando sono in gara indosso il braccialetto di mio figlio e un orecchino di mia figlia. A Miami comunque non sono venuti, troppo impegnativo per loro». Tornando al titolo appena conquistato, se l'aspettava? «Io ho un credo: la gara si vince sempre il giorno prima di andare sul palco. Io, come tutti gli altri atleti che praticano questo sport, so quanto ho fatto per prepararmi ad una competizione. Ognuno è consapevole di come ha lavorato fino al giorno prima. Ero convinta dei miei mezzi, però non mi aspettavo proprio di vincere. C'erano atlete forti, che avevo già incontrato in passato, specie una russa e un'americana. Sapete qual è il problema? A queste gare l'antidoping c'è, è sempre in azione. Ma c'è sempre qualcuno che fa il furbo e non si presenta pulito, anche se “natural body building” impone proprio di essere puliti. Se uno usa le sostanze giuste, rischia di scamparla. C'era una colombiana dopata, che per fortuna è stata fermata e quindi non è riuscita ad arrivare in fondo». Si è emozionata quando ha saputo di avere vinto? «Ho provato una gioia immensa, indescrivibile. Anche mio marito gareggiava, e per questo motivo è stata una gioia moltiplicata per due. Lui è il mio preparatore e nella stessa sede ha ottenuto un risultato eccezionale: è arrivato quarto ma pensate che ha cinquant'anni e ha voluto gareggiare con i trentenni. Poi è arrivato prima di molti atleti di colore, che per struttura sono anche più dotati». Vi siete abbracciati? «Abbiamo avuto pochissimo tempo per festeggiare da quando sono stata proclamata campionessa. Lui era dietro il palco e doveva preparare la sua gara. Mi sono commossa, era inevitabile». In passato lei ha sconfitto la bulimia. Ora come sta? «Bene, sono se}mpre seguita dalla mia psicologa, Dolfina Sanson, che voglio ringraziare. La vedrò anche tra qualche giorno, per il post-gara. Il mio sport aiuta a mantenere un rapporto molto attento con se stessi, il corpo e l'alimentazione».

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.