Andare a bruscàndoli - La patente regionale è ancora nel cassetto

IL LUPPOLO SELVATICO

Che fine ha fatto il patentino per bruscandoli? No, non è uno scherzo da primo d'aprile fuori tempo massimo, ma una proposta seria avanzata in Consiglio regionale del Veneto nel novembre del 2014. La proposta di legge si chiamava "Disciplina della raccolta e cessione di piante della flora spontanea", e prevedeva appunto un permesso per raccogliere e vendere le erbe spontanee. Tra cui, appunto, il bruscàndolo, o bruscànsolo, nome dialettale del getto apicale del luppolo selvatico (Humulus lupulus), una delle erbe spontanee più conosciute e utilizzate nella gastronomia non solo vicentina. C'è anche una sagra dedicata, a Quinto Vicentino, e persino una sagra mondiale - così la definiscono - nel Ferrarese. La proposta in questione fissava altresì una multa, fino a 250 euro, per chi non si fosse dotato del patentino. Una bizzarria? Le Province autonome di Bolzano e di Trento, per la verità, hanno emanato da tempo norme apposite. Se la raccolta, e soprattutto la commercializzazione delle erbe spontanee possono avere risvolti economici importanti, perché non regolamentare la materia?Il ragionamento regge, resta però da capire se davvero tale attività possa generare un giro d'affari degno di questo nome. O se il tutto non si riduca alla multa affibbiata alla signora Maria, sorpresa a cercare bruscandoli lungo i fossi senza patentino. Anche il Consiglio regionale deve aver avuto qualche dubbio, visto che la proposta di legge è stata rinviata in commissione e non se n'è saputo più nulla. Al momento la signora Maria può stare tranquilla, e con lei tutti coloro che in primavera rinverdiscono la tradizione della ricerca del bruscandolo.Sull'etimologia del termine c'è incertezza, qualcuno lo associa a bruscare, cioè potare riferito soprattutto alle viti; altri invece pensano sia una sorta di diminutivo di bruschi, o bruscansi, che sono invece i germogli del pungitopo, anch'essi peraltro utilizzati in cucina. Il nome scientifico, dato da Linneo, richiama da una parte l'umidità, perché i luoghi prediletti del luppolo sono appunto quelli umidi; mentre la seconda parte del nome potrebbe provenire da "lupus salicarius" (lupo dei salici, perché la pianta cresce attorcigliandosi ad altri arbusti) o più probabilmente dall'olandese "hoppe".I bruscandoli si prestano a numerosi utilizzi, da condimento del riso alle minestre, alle frittate (o meglio, le fortaje), ma possono essere anche gustati crudi o in tecia. Il gusto ricorda l'asparago, e per questo a volte sono erroneamente identificati con gli asparagi selvatici. Gli estimatori non mancano. Il getto del luppolo è oggi una prelibatezza. Quanta distanza da quando erano solo una delle tante erbe con cui la povera gente cercava di variare la propria dieta. Nel suo "Nuovo Sillabario veneto: alla ricerca dei veneti perduti" (Neri Pozza), Paolo Malaguti nota come dei mondi passati ricordiamo solo il bello e il buono, non certo l'incubo della fame: "Il bruscandolo però è lì, erba selvatica e certamente non molto nutriente, a ricordarci di chi siamo figli".

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