«Alcunedomande di verità sul matrimonio»

Lettere al giornale

A mio parere sull'attuale dibattito delle unioni civili, due sono le questioni di interesse che sintetizziamo con due domande: 1) perché il matrimonio (sia civile che religioso) ha perso fascino e interesse? Pertanto, perché ci si sposa di meno? 2) Qual è la verità sulla "natura" dell'omosessualità? A me sembra che lo Stato e il legislatore invece di accontentarsi e limitarsi a prendere atto della realtà così com'è per "assumere" e "innalzare" l'esistente (dare diritti alle unioni di fatto) dovrebbe stimolare e promuovere nelle giovani coppie il loro desiderio di convolare a nozze. Servirebbero leggi più virtuose e non giochi al ribasso. Tutti dovrebbero interrogarsi: perché questa disistima verso l'istituto matrimoniale? La cosa diventa ancora più preoccupante se colleghiamo questo punto ai recenti dati Instat sulla natalità in Italia: mai così bassa dal 1861! Io penso che la sfiducia verso l'uxorio (il quale è attraversato anche da problematiche di carattere economico, sociale, psicologico) ha come prima motivazione una crisi simbolica, valoriale. Il matrimonio non è più visto come una forma di vita apprezzabile, come modello per la coppia. Spesso è percepito solamente come contratto, formalità burocratica e problema economico (se devi divorziare (?) devi spendere soldi). L'assurdo è che evitando il matrimonio poi queste coppie di fatto se vogliono diritti devono comunque bussare alle porte dello jus e dello Stato. Quindi perché non sposarsi? La debolezza del pensiero ha preso la mente e il cuore di molti giovani. C'è sfiducia nell'altro, nel futuro, tanti matrimoni si infrangono. Oggi tutto è fluido e flessibile. Così anche i rapporti umani. Per questo lo Stato invece di rinforzare la debolezza dovrebbe spingere e incoraggiare maggiormente l'assunzione di responsabilità chiedendo ai cittadini di conformarsi alle leggi, accompagnando naturalmente questo processo civico-etico con chiare e forti politiche famigliari a favorire casa, lavoro e figli. Il secondo punto riguarda l'omosessualità. Abbiamo visto sventolare palloncini a forma di cuore con segno =, con la scritta "Gay = etero". "Tutte le famiglie sono famiglie". "Ogni amore è amore". Non è così. E questa non è discriminazione ma semplicemente un elogio alla differenza e le differenze (in natura e cultura) producono pesi e conseguenze diverse. Ad essere concreti: l'unico (vero) amore, quello più alto e completo è quello eterosessuale. Non perché sia più facile (al contrario), ed esente da storture (non si faccia il moralismo sulle famiglie tradizionali le quali a volte producono violenze domestiche, femminicidi e pedofilia...). L'amore etero ha l'accoppiamento che dà piacere e riproduzione (e non si dica che anche questo amore può essere segnato dalla sterilità, lo sappiamo, questa è un'altra storia) e ciò è possibile solo tra un maschio e una femmina. Lo dice la scienza evoluzionistica più pragmatica e materialista. Infrangere questo principio basilare di buon senso è a-razionalità pura. Tutto il resto sta sotto a questo assioma costitutivo. Non a caso dal punto di vista filosofico e giuridico è fuorviante dire "amore omosessuale" meglio pronunciare "unione omoaffettiva". Purtroppo siamo in un clima culturale scollato entro il quale basta gridare "libertà" e sembra già di essere nel giusto. In campo etico i limiti vengono facilmente infranti. A partire da qualsiasi condizione "non ci si vuol far mancare niente". Non ci si vuole impegnare con lo Stato (pagare le tasse è già un implicito) ma si chiede ad esso diritti. Ricerco il piacere, non posso procreare ma chiedo con forza la possibilità di avere figli. La cosa che più preoccupa è che nessuno pone "la domanda di verità" attorno alla "natura dell'omosessualità". Loro, i gay dicono: "ci siamo e basta". Non serve farsi altri interrogativi di carattere psicologico, educativo, esperienziale, morale, filosofico e non da ultimo medico e scientifico. Se l'essere omossessuale è equivalente a quello etero allora si deve dare ad esso tutto senza alcuna riserva. Se invece l'omosessualità è devianza e inclinazione "non naturale", allora dei limiti e delle differenze ci devono essere. Sappiamo tutti che è più difficile porre una questione antropologica, una domanda di verità, una verifica dei paradigmi che soddisfare una contrattazione sociale. Aiutiamo i giovani a sposarsi (la legge è un aiuto per gli uomini non una gabbia che imprigiona) e investighiamo meglio la natura dell'omosessualità (non limitandosi a dire " ci sono"). Così "cirinnamoreremo" di quella antica simbolica chiamata Adamo e Eva.

Sergio Benetti

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