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Accusa impiegato infedele - Il titolare viene assolto

Giuliano Pesavento di Asiago era imputato di minacce e diffamazione

Il ragioniere licenziato si difende negando i fatti: chiede va danni per 15 mila euro. L'imprenditore ha letto registrazioni telefoniche di un'inchiesta penale

«Le concedo l'onore delle armi», dice nell'imbarazzo generale Giuliano Pesavento, amministratore della "Casearia" di Dueville, rivolto a un dipendente, aggiungendo qualche parolina non proprio ovattata. L'imprenditore del formaggio è furibondo quel 13 dicembre di quattro anni fa. Ha convocato gli impiegati, tra cui il ragioniere Antonio Cavallin, appunto l'obiettivo dei suoi strali, perché ha scoperto dalle intercettazioni telefoniche di un'inchiesta che coinvolge alcuni ex soci con i quali Pesavento è ai ferri corti, perché sospetta che brigano con «un piano per distruggerci», che l'impiegato continui a mantenere con loro legami tali da configurare l'infedeltà aziendale.Il clima è surriscaldato e le parole sono pepate. «Per quanto mi riguarda - dice Pesavento - ti scaraventerei fuori dalla finestra ed invece ti invito a licenziarti».Quattro anni dopo Pesavento, 67 anni, di Asiago, è assolto dalle minacce (il fatto non sussiste) e diffamazioni (il fatto non costituisce reato) per le quali è processato dal giudice di pace.«Pesavento quel giorno aveva ragione da vendere di lamentarsi con Cavallin - osserva il suo avvocato Marco Dal Ben - perché il quadro emerso dall'aula è ben diverso da quello ipotizzato dall'accusa, tanto che è stato assolto con formula ampia». Nel corso di quel 2011 tra Pesavento e i veronesi Paolo Zentilini e Giovanni Turrina, soci fino a poco tempo prima nella "Casearia dell'Altopiano di Asiago" con sede a Povolaro di Dueville, i contrasti erano diventati irreversibili. Erano ricorsi alle vie legali e, si ricorderà, che in uno strascico di quell'inchiesta venne coinvolto anche l'ex comandante della Forestale di Asiago, Isidoro Furlan, per il suo comportamento non trasparente, su segnalazione dei carabinieri di Thiene.Quando Pesavento mette le mani sugli atti investigativi scopre che Cavallin, 62 anni, di Sandrigo, aveva contatti frequenti con Zentilini. «Ma non avevo mai tradito il mio rapporto lavorativo», si è sempre difeso il ragioniere, che è stato licenziato e lo ha impugnato davanti al giudice del lavoro chiedendo la reintegra. Ma dalle intercettazioni, Pesavento scopre che l'impiegato parla delle difficoltà della Casearia. Parlano delle tensioni bancarie, delle novità nell'organigramma, insomma, di una serie di dettagli che ad avviso di Pesavento non depongono per nulla a favore della lealtà di Cavallin.Lo show che l'imprenditore interpreta quel 13 dicembre ha l'obiettivo di mettere il dipendente con le spalle al muro, per spiegare a tutti che ha mantenuto rapporti sia con Zentilini che Turrini per favorire - è la sua tesi - il loro piano, tramando alle sue spalle. «Lei ha fornito informazioni a Zentilini per consentirgli di controllare, dall'esterno, i movimenti aziendali», affonda Pesavento, fino alla requisitoria finale: «Ti scaraventerei fuori dalla finestra, invece ti invito a dimetterti». Una intemerata priva di risvolti illegali perché giustificata dalla oggettività dei fatti, sentenzia il giudice. Cavallin chiedeva danni per 15 mila euro.

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