Accoltella il padre, studente arrestato

DUEVILLE. La violenta lite è scoppiata ieri mattina alle 8 in un´abitazione di Povolaro. Il figlio ha preso un coltello da cucina e ha sferrato un unico fendente

Giancarlo Brunori

Prima una discussione, una delle tante negli ultimi tempi. Poi, il tono delle voci che sale fino al sanguinoso epilogo. Un coltellaccio da cucina spunta nella mano di Luca Cerasoli e lo pianta nel torace del padre Marco. Una mossa fulminea, imprevedibile.
È una scena agghiacciante quella che avviene ieri mattina poco dopo le 8 a Povolaro di Dueville, in via Malaparte 6. In manette con l´accusa di tentato omicidio finisce Luca di 21 anni, fino a ieri irreprensibile studente di Beni culturali all´Università a Padova, che ha rischiato di uccidere il genitore.
Marco Cerasoli, 50 anni, dirigente d´azienda dal 2007 senza lavoro, è stato operato al San Bortolo per la perforazione di un polmone. Non è in pericolo di vita, ma è ricoverato in terapia intensiva in prognosi riservata. «Non riesco a capire perché l´ha fatto, lo sa che gli voglio tanto bene», ha ripetuto l´uomo ai sanitari mentre lo caricavano sull´autolettiga.
Teatro dell´accoltellamento una bifamiliare nella quale il giovane studente risiede con il padre e la mamma Carla Cau maestra elementare, oltre a un fratello piccolo che si trovava a scuola.
Sul malessere psicologico che covava nel ragazzo sono in corso accertamenti. Non è escluso che venga disposto un accertamento clinico per stabilire la sua capacità, tanto l´aggressione è stata inopinata.
Di certo, lo scenario che fa da sfondo al tentativo di omicidio è una situazione familiare complessa, se non altro per il fatto che l´unica a lavorare in casa è la madre, impegnata tutti i giorni a scuola e ben voluta per la sua professionalità. Marco Cerasoli è descritto come una persona meticolosa, che convive però da qualche anno con il disagio di non avere un´occupazione fissa, anche se ha sempre mostrato grande forza di volontà.
luca cerasoliE poi c´è Luca, con tanta voglia di impegnarsi all´università, ma ancora non in grado di poter contribuire in modo stabile economicamente al bilancio di famiglia.
Secono i riscontri investigativi dei carabinieri della stazione di Dueville e della compagnia di Thiene, coordinati dal capitano Davide Rossetti, il giovane potrebbe avere reagito a una parola del padre nel corso della discussione fattasi accesa.
Solo il ragazzo, che ieri dopo l´arresto, in evidente stato di choc si è chiuso nel mutismo, al gip che lo interrogherà per la convalida potrà spiegare che cos´è realmente accaduto. E la sua versione potrà essere incrociata con quella del padre, che però ieri essendo stato operato non ha potuto essere ascoltato dagli investigatori. La lite è scoppiata al piano terra ed è finita nell´interrato. I carabinieri stanno verificando se il giovane abbia reagito brandendo il coltello da cucina, nel tentativo di difendendersi da una possibile aggressione del padre, oppure se abbia agito d´impeto preso da uno scatto d´ira.
Marco Cerasoli dopo avere subito il fendente è riuscito a chiudersi a chiave nel proprio studio, telefonando al 112 per dare l´allarme. Quando i carabinieri della stazione sono arrivati hanno preso in consegna Luca, mentre il padre Marco era sotto le cure dei sanitari del 118, impegnati a lungo per stabilizzare le sue condizioni prima di trasferirlo in ospedale. I militari hanno sequestrato il computer dello studente e alcuni quaderni. Questo ha dato adito alla congettura che Luca avesse scritto qualcosa circa i suoi rapporti deteriorati col padre, preannunciando finanche una possibile aggressione. La circostanza, però, è smentita dai carabinieri. Se ne saprà di più soltanto dopo il suo interrogatorio.



«Sono distrutta, è terribile»

È metà mattina, quando Carla Cerasoli arriva in auto, davanti alla sua abitazione di via Malaparte 6, a Povolaro di Dueville. C´è anche la cognata, l´avv. Stefania Cerasoli. Scende e si guarda attorno. Ha lo sguardo nel vuoto, quasi volesse svegliarsi da quel terribile sogno che sta vivendo. Quel drammatico incubo in cui lei, amorevole madre e moglie, non si capacita di come una cosa del genere sia potuta accadere. Proprio a lei. È appena rientrata dalla caserma dei carabinieri, da dove è stata chiamata per informarla di ciò che era accaduto e dove è corsa lasciando la scuola elementare dove insegna. «Non voglio parlarne, è una cosa terribile», è l´unica frase che si lascia sfuggire prima di dirigersi verso la porta di casa, dove i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Thiene stanno ultimando gli accertamenti e dove stanno concludendo la repertazione del materiale che servirà nel corso delle indagini: compreso il coltello, ancora macchiato di sangue, con cui è stato ferito Marco Cerasoli. La signora Carla si avvicina al carabiniere di servizio all´ingresso. Chiede di poter entrare in casa, ma le viene risposto che prima bisogna finire i rilievi. C´è tutta la comprensione possibile per quanto accaduto e per la sua voglia di varcare la soglia di casa, ma ci sono gli accertamenti da ultimare. Poco dopo, viene accompagnata dentro e assistita dai militari dell´Arma in servizio. Rimane poco nella villetta, giusto il tempo di dare un´occhiata a quegli ambienti per lei famigliari e che le infondevano sicurezza. Fino a questa mattina prima di uscire per andare a lavorare e che ora, invece, dopo quello che è accaduto, è costretta a guardare con occhi diversi, con quell´angoscia mista ad amore per un marito e per un figlio che sono una parte vitale della sua esistenza. Poi, sale di nuovo in macchina allontanandosi: destinazione Vicenza tra l´ospedale “San Bortolo”, dove è ricoverato in gravi condizioni il marito Marco, e il carcere “San Pio X” dove si trova il figlio Luca.


IN CASERMA. Il ragazzo disperato ai carabinieri ha manifestato la propria angoscia sulle sorti del genitore ferito

«Ma io non volevo fargli del male»

«Mi dispiace, non volevo fargli del male. Ho agito in un momento di rabbia. Era da tempo che con mio papà litigo, per diverse questioni. Nulla di grave, ma lui mi rimprovera e io ritengo ingiusto il suo atteggiamento nei miei confronti. Oggi non so cosa mi abbia preso». Luca Cerasoli, parlando in caserma con i carabinieri che lo avevano appena arrestato, è parso sconvolto. Più volte ha chiesto delle condizioni del padre Marco, ed ha spiegato di sperare che possa riprendersi al più presto, senza conseguenze. Nei giorni prossimi lo studente universitario - che è difeso anche dalla zia, l´avv. Stefania Cerasoli - sarà interrogato dal giudice e potrà chiarire le ragioni del suo comportamento e soprattutto la dinamica di quanto avvenuto ieri mattina in casa. Sarebbero ancora numerosi gli aspetti da chiarire; è probabile che il pubblico ministero Alessandro Severi chieda ai carabinieri del nucleo investigativo provinciale di effettuare un sopralluogo dettagliato per la ricostruzione delle varie fasi dell´aggressione. Non solo: sarà necessaria, in un secondo momento, una perizia tecnica sulle lesioni subite dal dirigente, attualmente a casa dal lavoro, per comprendere la gravità delle ferite. Un dettaglio tutt´altro che ininfluente per gli inquirenti, per qualificare correttamente il reato.
Una testimonianza importante, da questo punto di vista, è quella che giunge da Luciano Stefani, ispettore della polizia di Stato da qualche anno in pensione, dopo una vita nella squadra mobile. Stefani abita a due passi dall´abitazione dei Cerasoli e ieri mattina ha sentito urlare. «Mi sono prima affacciato e poi sono sceso in strada - racconta -, perchè non capivo da dove provenisse quella voce. Sentivo gridare “Aiuto”. Ho capito che arrivava dalla villetta dei Cerasoli e mi sono precipitato. Poichè era tutto chiuso, ho avvisato subito il 112». Come si comprenderà poi, a chiedere aiuto non era il padre Marco, ma il figlio, che si sarebbe reso conto della gravità delle sue azioni. Sono stati altri vicini, contattandolo al telefono, a convincerlo ad aprire la porta e a far entrare prima i carabinieri della stazione e poi i sanitari del Suem, che hanno accompagnato Marco in ospedale.
«Spero che possa riaversi in fretta - ha detto Stefani -. I Cerasoli sono una famiglia per bene. Litigi? Mai notato nulla di strano». D.N.


I TESTIMONI. Il racconto dei vicini di casa accorsi alle urla del ferito

«Abbiamo sentito le grida»

«Abbiamo sentito gridare. Qualcuno chiedeva aiuto disperatamente. Siamo corsi a suonare il campanello. Ma nessuno ci ha aperto». A parlare sono i coniugi Judith e Siro De Tomi, vicini di casa della famiglia Cerasoli. Raccontano gli attimi concitati di quanto accaduto al civico 6 di via Malaparte. La coppia, non capendo cosa stesse accadendo dentro la villetta confinante con la loro, ha allertato le forze dell´ordine assieme ad un altro residente della via. Una pattuglia dei Cc, che in quel momento era in zona, è intervenuta in breve tempo chiedendo il supporto di un´ambulanza del Suem 118, prevedendo una possibile assistenza sanitaria vista la richiesta di aiuto. «Continuavamo a citofonare, ma da dentro non giungeva alcuna risposta - continuano i coniugi De Tomi - Poi, per fortuna, sono arrivati i carabinieri. In qualche modo sono riusciti a farsi aprire sia il cancello che la porta. Entrati in casa hanno trovato nell´ingresso il figlio Luca. Visibilmente in uno stato di choc: era stato lui a gridare per chiedere soccorso e poi ad aprire ai militari». Dopo una decina di minuti d´attesa, è arrivata anche l´ambulanza. I medici sono entrati in casa per appurare le condizioni di Marco Cerasoli e c´è chi afferma, tra i testimoni, che l´uomo non avrebbe perso conoscenza, rimanendo costantemente vigile anche mentre veniva caricato in barella sul mezzo del 118. «È una buona famiglia - concludono i coniugi De Tomi - Luca non avrebbe mai fatto del male ad una mosca e non riusciamo proprio a spiegarci cosa possa essere accaduto. È sempre stato un bravo ragazzo educato e studioso. Una brava persona, insomma».

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