A caccia di detriti spaziali

DUEVILLE. Le prove nella torre di caduta di Brema, in Germania, con l'Agenzia spaziale europea

Progetto ok, ora il brevetto - Successo per i cinque tentativi attuati a gravità zero per poter testare un mulinello in grado di recuperare i materiali dispersi durante le missioni di astronauti

I cinque lanci nella torre di caduta di Brema sono andati a buon fine: "Star", acronimo di "Space tether automatic retrieval" ovvero recupero automatico di fili spaziali, ha operato correttamente a gravità zero senza rompersi o incepparsi. Il progetto, dunque, centra l'obiettivo e ora già si pensa a un brevetto. Il dispositivo creato da cinque giovani studenti della facoltà di ingegneria dell'Università di Padova tra cui la duevillese Alessia Gloder e lo scledense Gilberto Grassi muove passi concreti. Nelle scorse settimane gli ideatori dell'unico progetto italiano tra i due europei selezionati per l'edizione 2016 del programma "Drop Your Thesis!" dell'Agenzia spaziale europea (Esa) hanno potuto testare questo "mulinello spaziale" per lo svolgimento e il riavvolgimento di fili presenti in orbita.«Dopo aver terminato la progettazione, siamo riusciti a portare a Brema, in Germania, un prototipo da installare all'interno di una capsula che poi è stata lanciata all'interno della torre in condizioni di microgravità - spiega Gloder di 24 anni - Abbiamo eseguito un lancio ogni 24 ore per cinque giorni: ogni mattina all'interno di un laboratorio controllavamo che il meccanismo funzionasse alla perfezione. Poi, nel pomeriggio, la torre alta 146 metri veniva svuotata dall'aria con un processo lungo tre ore. Infine potevamo procedere con il lancio. Per nove secondi la gravità veniva ridotta a zero e automaticamente "Star" rilasciava e recuperava un filo». La prima fase di test ha pienamente soddisfatto le aspettative dei cinque studenti dell'ateneo padovano. «I lanci sono andati bene - aggiunge Gloder - C'è stato molto entusiasmo perché non era scontato che il dispositivo funzionasse essendo un'assoluta novità: tutte e cinque le volte si è svolto e riavvolto il filo come avevamo previsto. Ora è iniziata la fase di analisi dei dati raccolti che utilizzeremo per poter pianificare il nostro lavoro futuro, incrementando i punti di forza e correggendo le imprecisioni del meccanismo». Questo dispositivo, ispirato ai mulinelli delle canne da pesca, è un sistema innovativo per il recupero di fili in orbita, operazione da sempre problematica nelle missioni spaziali. L'obiettivo del progetto "Star" è quello di creare per la prima volta un sistema piccolo e leggero per lo srotolamento e il riavvolgimento. «Ora ci aspettano un ultimo report all'Agenzia spaziale europea a marzo e conferenze, anche in ambito internazionale - conclude Gloder - A Brema siamo stati affiancati da ingegneri tedeschi efficienti e disponibili. Ringraziamo per il supporto il professore associato di impianti e sistemi aerospaziali dell'Università di Padova Alessandro Francesconi, il suo gruppo di ricerca e tutti gli sponsor. L'obiettivo è sviluppare il meccanismo al meglio per un futuro brevetto».

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