A 92 anni è a capo dei reduci d´Italia

DUEVILLE. Ha combattuto nella seconda guerra mondiale, insignito della croce di guerra, ora vuole insegnare i valori della pace ai giovani

Gino Gheller è stato eletto presidente nazionale dell´Ancr una delle associazioni d´arma più importanti presenti nel Paese

Artigliere nei Balcani, partigiano insignito della croce di guerra, a 92 anni ha deciso di affrontare una nuova e impegnativa avventura: Gino Gheller di Dueville è il nuovo presidente dell´Associazione nazionale combattenti e reduci. Quasi un secolo di storia, vissuto anche sui campi di battaglia, vuole essere il suo lascito alle generazioni future per non dimenticare le crudeltà della guerra e il valore della pace.

Nonostante l´età Gheller ha deciso di continuare a restare in gioco, dandosi da fare per coinvolgere i giovani nelle attività dell´associazione combattentistica. Un compito che può sembrare anacronistico, ma che l´artigliere prende assolutamente sul serio.
Da poche settimane ha assunto la carica. Quali saranno gli obiettivi del suo mandato?
Fra 10 anni, chi rimarrà delle persone che hanno combattuto la guerra? Nessuno. È il ciclo della vita, ma proprio per evitare che con la nostra dipartita se ne vadano anche i valori per cui abbiamo difeso la nostra patria, io, con tutte le mie forze, farò il possibile per avvicinare all´associazione le nuove leve.
In che modo?
In primo luogo dando l´esempio: sul mio terrazzo è sempre esposto il tricolore. Poi, considerata anche l´occasione del centenario dell´entrata in guerra dell´Italia nel primo conflitto mondiale, andando nelle scuole per raccontare le nostre esperienze di vita.
A 92 anni cosa l´ha spronata ad accettare la presidenza? Ci vuole anche un po´ di spregiudicatezza per affrontare il compito che le hanno assegnato.
Noi stiamo tramontando, ma voglio che l´associazione abbia un futuro. Spiegherò ai giovani quante vite e quanti amici hanno lasciato prematuramente questo mondo a causa della guerra. Lo scopo è anche e soprattutto questo: fare in modo che le generazioni future non dimentichino. Ricordare il passato è fondamentale per affrontare il futuro.
Lei ha superato parecchie prove in guerra. Ci racconta qualcosa?
Il 12 ottobre del 1941 sono partito, a 19 anni, per il Montenegro. Facevo parte del 3° Artiglieria Alpino divisione Julia. Dopo l´armistizio nel ´43, d´un tratto mi sono trovato contro sia Tito che i tedeschi: eravamo male armati, allo sbando, provati da quei due lunghi anni. Tutti avevano i pidocchi e per non morire di fame abbiamo mangiato anche i lombrichi e succhiato le radici. Così il 9 settembre del ´43, in sei siamo partiti a piedi dai Balcani per tornare in Italia.
Quanto ci ha messo a rientrare?Sono arrivato a Dueville il 4 gennaio del ´44. E mi sono reso conto che la mia patria doveva essere difesa. Così sono entrato a far parte della brigata Loris: ho fatto saltare le rotaie in alcuni punti della ferrovia che collegava Thiene a Vicenza e Vicenza a Fontaniva. Poi ho combattuto anche in Granezza.
Ha ricevuto dei riconoscimenti per le sue azioni?
Sì, il maresciallo Harold Alexander, comandante supremo alleato delle forze nel Mediterraneo, mi ha insignito della croce di guerra e del certificato di patriota. Terminato il conflitto il resto della mia vita l´ho passato come tecnico motorista della General Motors per quattro anni in Svizzera, cinque in Germania e sette in Sudafrica. Ma non ho mai dimenticato certe immagini della guerra.

gino gheller

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