Vicenza finisce sul “Times” per la fama di “magnagati”
IL CASO BIGAZZI. S’infittiscono e amplificano le reazioni a margine della polemica sollevata dopo la “Prova del cuoco”
Antonio Di Lorenzo
Scrive il giornale inglese: «Nelle macellerie i conigli sono venduti con la testa per assicurare che non siano gatti». Ma non è vero
Vicenza finisce sul “Times” (e pure nelle pagine nobili) per la sua fama di magnagati. Il servizio è a pagina dieci: subito dopo Obama e la crisi nucleare in Iran e prima della guerra in Afghanistan. Richard Owen, corrispondente dall’Italia, racconta del caso-Bigazzi: «Il celebre cuoco sconvolge gli spettatori con il gatto in casseruola», questo il titolo del “Times”. Noi diremmo gato in técia. Che è anche la ricetta raccontata per la prima volta nel 1976 in un celebre volume dedicato alla Val Leogra pubblicato dall’Accademia Olimpica, e curato da un pool di studiosi di cui era leader Terenzio Sartore. In quel volume, peraltro, si racconta a pag. 256 che un tempo «in quasi tutti i paesi della valle (in altri lo si faceva nel periodo natalizio) alla vigilia di Natale si mangiava il gatto».
Attenzione: si parla di tradizioni e di storia, non di attualità. Ma è proprio all’attualità che fa riferimento l’articolo di Owen, il quale ricorda il detto “vicentini magnagati” e in coda all’articolo sottolinea che oggi a Vicenza «in alcune macellerie i conigli sono venduti con la loro testa per assicurare gli acquirenti che non si tratta di gatti».
«Naturalmente è falso - spiega Tiziana Nogara, dell’omonima macelleria di Sovizzo, presidente dei macellai vicentini dell’Ascom, che conta 140 “macellerie di tradizione” - anzi io la testa dei conigli la copro perché mi pare così triste...».
Trentaquattro anni fa il libro di Sartore non suscitò scalpore. Altra sensibilità. Oggi il caso-Bigazzi ha suscitato un vespaio. Ma non è la prima volta che Vicenza finisce sull’illustre quotidiano inglese: dodici anni fa il “Times” diede conto della polemica nata attorno al libro che “La Vigna”, con presidente Alberto Galla, aveva pubblicato, inserendo - di nuovo - la ricetta del gato in técia di Sartore in uno studio serissimo sull’alimentazione. In quell’occasione da “La Vigna” risposero al “Times” che Charles Dickens nel suo “Circolo Pickwick” del 1839 fa espresso riferimento al “prelibato pasticcio di gattino” di cui erano ghiotti gli inglesi. Vicentini magnagati o inglesi cat eaters? La polemica finì lì.
Non finisce, invece, la polemica attorno a Beppe Bigazzi. Roberto Ciambetti, capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, propone di assegnargli la cittadinanza onoraria di Vicenza e di associarlo alla Confraternita del Bacalà. Viceversa la Lav avverte il vignaiuolo Fausto Maculan di stare attento al codice penale.
Sceso in campo a difendere Bigazzi, da lui nominato un mese fa “ambasciatore del Torcolato, ha affermato: «Prima o poi assaggerò la carne di gatto». La Lav gli manda a dire che può essere apologia di reato, perché gli animali sono protetti da una legge del 1991.
Antonio Di Lorenzo
Scrive il giornale inglese: «Nelle macellerie i conigli sono venduti con la testa per assicurare che non siano gatti». Ma non è vero
Vicenza finisce sul “Times” (e pure nelle pagine nobili) per la sua fama di magnagati. Il servizio è a pagina dieci: subito dopo Obama e la crisi nucleare in Iran e prima della guerra in Afghanistan. Richard Owen, corrispondente dall’Italia, racconta del caso-Bigazzi: «Il celebre cuoco sconvolge gli spettatori con il gatto in casseruola», questo il titolo del “Times”. Noi diremmo gato in técia. Che è anche la ricetta raccontata per la prima volta nel 1976 in un celebre volume dedicato alla Val Leogra pubblicato dall’Accademia Olimpica, e curato da un pool di studiosi di cui era leader Terenzio Sartore. In quel volume, peraltro, si racconta a pag. 256 che un tempo «in quasi tutti i paesi della valle (in altri lo si faceva nel periodo natalizio) alla vigilia di Natale si mangiava il gatto».
Attenzione: si parla di tradizioni e di storia, non di attualità. Ma è proprio all’attualità che fa riferimento l’articolo di Owen, il quale ricorda il detto “vicentini magnagati” e in coda all’articolo sottolinea che oggi a Vicenza «in alcune macellerie i conigli sono venduti con la loro testa per assicurare gli acquirenti che non si tratta di gatti».
«Naturalmente è falso - spiega Tiziana Nogara, dell’omonima macelleria di Sovizzo, presidente dei macellai vicentini dell’Ascom, che conta 140 “macellerie di tradizione” - anzi io la testa dei conigli la copro perché mi pare così triste...».
Trentaquattro anni fa il libro di Sartore non suscitò scalpore. Altra sensibilità. Oggi il caso-Bigazzi ha suscitato un vespaio. Ma non è la prima volta che Vicenza finisce sull’illustre quotidiano inglese: dodici anni fa il “Times” diede conto della polemica nata attorno al libro che “La Vigna”, con presidente Alberto Galla, aveva pubblicato, inserendo - di nuovo - la ricetta del gato in técia di Sartore in uno studio serissimo sull’alimentazione. In quell’occasione da “La Vigna” risposero al “Times” che Charles Dickens nel suo “Circolo Pickwick” del 1839 fa espresso riferimento al “prelibato pasticcio di gattino” di cui erano ghiotti gli inglesi. Vicentini magnagati o inglesi cat eaters? La polemica finì lì.
Non finisce, invece, la polemica attorno a Beppe Bigazzi. Roberto Ciambetti, capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, propone di assegnargli la cittadinanza onoraria di Vicenza e di associarlo alla Confraternita del Bacalà. Viceversa la Lav avverte il vignaiuolo Fausto Maculan di stare attento al codice penale.
Sceso in campo a difendere Bigazzi, da lui nominato un mese fa “ambasciatore del Torcolato, ha affermato: «Prima o poi assaggerò la carne di gatto». La Lav gli manda a dire che può essere apologia di reato, perché gli animali sono protetti da una legge del 1991.
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