C'era da aspettarselo. Era scontato. Circolava nell'aria da tempo. La RU486 ha ricevuto l'ok dall'Ai

C'era da aspettarselo. Era scontato. Circolava nell'aria da tempo. La RU486 ha ricevuto l'ok dall'Aifa. Sarà utilizzata come aborto chimico-farmacologico. Il guru Viale e quelli alla Veronesi e Flamigni, amici dell'igienismo sessuale di sicuro applaudiranno.
Poi c'è l'Europa. L'assoggettamento dell'Italia alla nomenclatura europea sui temi eticamente sensibili, timbra un altro cartellino del politicamente corretto. Essendo tale farmaco in uso in Spagna, Svezia, Francia e Germania, anche l'Italia dovrà seguire a ruota! Sotto il profilo morale però, non vale questo argomento. Ciò incrementerà senza limiti la cultura dell'aborto.
È l'aria che tira in certe commissioni europee. Vento anticattolico: l'aborto, lì è considerato un diritto e propagandato come anticoncezionale. Addirittura criticano le Chiese perché poco democratiche e maschiliste! Tutto questo tenore inculturale ha contribuito a rendere inevitabile l'introduzione della RU486. Si realizza così, mentre qualche ravvedimento aveva convinto poche settimane fa il Parlamento ad approvare un invito alla moratoria degli aborti forzati, un diabolico progetto di “cancellazione etica del giusto e del decente, dell'umano e del razionale", che infanga il meglio illuminismo occidentale.
Anche l'Italia quindi farà parte del numero dei paesi civili in cui abortire è una procedura privata, un diritto di privacy da esercitare senza remore, senza problemi.
A pensarci bene, però, la pillola della discordia acutizzerà “solo” il problema (solitudine nell'aborto, facilità di interrompere la gravidanza - ’L'ho fatto in casa e non mi sono accorta quasi di nulla’ - una privatizzazione maggiore di tale pratica), ma ciò che costituisce interrogazione non è tanto o solo il metodo, il mezzo, il sistema con cui si abortisce, ma il fine, il senso, quello che si fa: cioè il nuocere alla vita, interromperla.
Quasi inutile lottare contro “il tipo” di aborto se purtroppo l'aborto c'è. In ogni caso, con tale prassi si adempirà sempre meglio “all'opera di scristianizzazione dell'amore, in nome della compassione sentimentale e della solidarietà di genere verso le donne, ovviamente; perché si realizzi la riduzione della vita umana a cosa, che è il vero progetto antropologico del mondo tecnico post umano che ha preso il comando del nostro modo di vita". Se si vuol impedire che dilaghi tale piaga umana, serve una mobilitazione del cuore e della ragione, perché si capisca che i bambini sono il futuro della società, dello Stato e del globo terrestre. Si dovrebbe tener conto anche del fatto che le pillole rischiano di fare la storia delle relazioni umane e della stessa spiritualità, come dimostra la vicenda dell'Humanae vitae, l'enciclica antipillola.
Si dovrebbero obiettare e criticare i media, che presentano una sessualità facile; i giovani con essa vengono indottrinati a colpi di preservativo e molti oggetti e prodotti culturali sono contrassegnati da un esagerato sessualismo.
C'è poi l'idolatria del corpo, nuovo dogma del terzo millennio: chi resisterà a questo moloch? Con queste premesse, come non pensare che l'Ivg sarà minimizzata, banalizzata, una facile conseguenza di una certa mentalità?
Una cosa che colpisce, a prescindere dalle posizioni ideologiche, è che quasi tutti dicono “siamo contro l'aborto"! Però poi lo si giustifica e lo si comprende. Invece o non lo accetti, l'aborto, o lo accetti. La legge può diventare e in gran parte lo è già diventato, il placet, il visto firmato per pratiche e comportamenti che dovrebbero trovare altre soluzioni rispetto l'impedire la nascita di una nuova vita. Infatti più che una questione politica, dogmatica, ideologica, metafisica, l'aborto e la nipotina RU486 sono una questione antropologica.
La vicenda è negativa dal punto di vista etico-morale, perché in questo modo si reca una pesante sconfitta alla vita. Gli umani, sempre più secolarizzati e mondanizzati considereranno normale togliere ciò che rappresenta un fastidio e sviliranno così ancor di più la vita stessa. Sarebbe meglio abrogare la legge sull'aborto e analizzare ogni caso a sé, affidandolo ai medici, facendo leva sulla loro deontologia professionale (supportati dal comitato di bioetica), lasciando ad essi la risoluzione di tale problema, se problema è.
Sarebbe meglio diffondere la conoscenza del parto anonimo (la ruota del postmoderno), con il quale il nascituro viene affidato agli ospedali, in attesa di adozione. Sarebbe bene che i padri (dove ci sono e quelli equilibrati), entrassero a pieno titolo fifty-fifty, nella decisione di accogliere la nuova vita senza lasciare alle sole donne scelte che vanno condivise. Sarebbe bene impedire alle nuove generazioni i films alla Moccia, i Cesaroni e i Simpson, quali nuovi sponsor dell'amore.
Serve però anche onestà intellettuale, perché l'Italia, con tutti i suoi limiti, è uno Stato laico, democratico e libero. Chi canta “no God, no Vat" deve ricredersi ancora una volta. Si pensi al caso Englaro: la volontà cattolica di tenere in vita la donna non è stata ascoltata. Allo stesso modo, la vicenda RU486, ha lasciato fuori gli intenti del magistero cattolico.
Dove sono le ingerenze e le pressioni vaticane? Quello che c'è è solo una sana polemica e conflittualità culturale. L'Italia è uno Stato laico e l'introduzione della RU486, la kill pill ne è la conferma. Resta il rammarico che questo “pesticida umano", quasi certamente otterrà l'autorizzazione per espletare il suo destino e il suo compito: uccidere.
La Ru486 non è una benedizione per le donne e per l'umanità, capace di compassione nei confronti del loro dramma, ma il rifiuto della maternità, la soppressione di un bambino, l'omicidio perfetto. L'aborto chimico è una maledizione.
Sergio Benetti
Dueville