A DUEVILLE. Coisp, Siulp e Sap solidali con i 12 uomini dell´Arma sotto inchiesta per gli arresti ritenuti non regolari

Claudia Milani Vicenzi
I sindacati di polizia: «Così si uccide la sicurezza. Procedure non rispettate? Se così è stato era solo per catturare i delinquenti»

Parole per esprimere solidarietà verso i colleghi, rammarico per quanto è accaduto ma anche rabbia per la situazione difficile che, oggi, le forze dell´ordine si trovano a dover fronteggiare.
Sono tante le reazioni suscitate dal caso di Dueville.
L´INCHIESTA. Dodici carabinieri della stazione sono finiti nei guai dopo che hanno arrestato degli spacciatori. Venerdì pomeriggio i militari hanno ricevuto un avviso di garanzia e sono accusati dal pubblico ministero Luigi Salvadori, a vario titolo, di abuso d´ufficio, falso ideologico, violazione della legge antidroga.
Domani il giudice Stefano Furlani (che ha respinto la richiesta del divieto di dimora avanzata dal pm) ne interrogherà sei, quelli che avrebbero avuto un ruolo diretto nelle operazioni.
L´inchiesta aveva preso il via dopo alcuni arresti nell´aprile scorso. Ai carabinieri della stazione i cittadini avevano segnalato che in alcune zone del paese c´erano stranieri che, puntualmente, spacciavano. Per riuscire ad incastrarli alcuni si sarebbero finti clienti, lavorando perciò come agenti provocatori: per farlo, tuttavia, avrebbero dovuto avvisare sia la procura che la scala gerarchica.
E sarebbe questa la loro mancanza, forse dettata dalla fretta e dalla necessità di non farsi scappare i pusher. In sostanza quelle compiute dai militari sarebbero violazioni formali: la stessa concussione non avrebbe garantito loro beni o soldi, ma come contropartita l´arresto di tre nigeriani e un croato, poi solo denunciato.
Ad accorgersi della dimenticanza, ritenuta da codice penale, sarebbero stati i militari della guardia di finanza, impegnati in un´altra indagine, che hanno subito avvisato la procura la quale ha attivato i detective del nucleo investigativo provinciale.
LE REAZIONI. «La situazione sta diventando insostenibile - la considerazione di Luca Prioli, segretario regionale del Coisp -. Se commettiamo anche il minimo errore le conseguenze, per noi, sono devastanti. Vogliamo poter continuare ad operare per i cittadini ma ci ritroviamo ad essere incriminati come se fossimo dei delinquenti. Così si uccide la sicurezza».
«Non ci stiamo sottraendo alle nostre responsabilità. - ha aggiunto -. Chiediamo soltanto che venga rivisto un meccanismo ingiusto. Chi sbaglia deve pagare, è ovvio, ma in modo proporzionato».
«I cittadini - ha concluso Prioli - sono con noi e capiscono che questo provvedimento è inaccettabile. Chi arresta spacciatori non può incorrere in simili misure».
«L´auspicio - ha aggiunto Roberto Meridio, segretario provinciale del Siulp - è che la magistratura faccia bene e in fretta il suo lavoro. Quanto accaduto ai militari della stazione di Dueville è l´ennesima dimostrazione che, per noi, è diventato sempre più difficile lavorare».
«I colleghi non hanno guadagnato nulla - ha spiegato ancora - hanno solo tentato di dare risposte celeri ai cittadini consapevoli che un ritardo avrebbe potuto avere pesanti conseguenze e che degli spacciatori avrebbero potuto continuare a vendere droga. Se un errore è stato compiuto, è stato solo per aiutare i cittadini».
«Continuiamo ad avere la massima fiducia nella magistratura. Mi limito a considerare che quando emerge un presunto errore delle forze dell´ordine la questione suscita un grande scalpore - ha concluso Oscar Acciardi, segretario provinciale del Sap - e spesso le accuse assumono il tenore di sentenze. Bisognerebbe invece essere molto cauti. Non dimentichiamo che molte di queste accuse si trasformano però in assoluzioni: come nel caso dell´ex capo della polizia Di Gennaro che ha dovuto attendere dieci anni».