IL VINO. Il bilancio del Consorzio dei Colli Berici

Nessun dramma per la perdita del nome Tocai. I responsabili del nuovo marchio Tai, sotto il quale si riconoscono i vini dei Colli Berici e del distretto veneziano di Lison Pramaggiore che fino a qualche anno fa avevano potuto chiamare Tocai i loro prodotti, dimostrano di aver elaborato senza eccessivi strascichi il lutto dopo l´arbitrato dell´Unione Europea che ha assegnato all´Ungheria l´esclusivo uso del nome. Per confermare che la burrasca è definitivamente passata, hanno scelto di tenere l´incontro di fine anno in una sede di grande richiamo: l´Harry´s Bar di Venezia.
Nella stanzetta che Arrigo Cipriani mette a disposizione dei clienti al piano superiore del suo famosissimo locale, i sostenitori del Tai hanno illustrato le azioni promozionali compiute negli ultimi mesi e prospettato le sorti future del marchio.
Per conto Consorzio Vini Venezia è intervenuto il presidente Giorgio Piazza; a tenere alte le insegne del Consorzio di tutela dei vini doc dei Colli Berici e Vicenza sono stati il presidente Federico Tassoni e Giorgio Nicolin, già al vertice dell´ente e grande esperto di viticoltura.
Il progetto di lancio del Tai è iniziato nel 2010 utilizzando i fondi che il Ministero delle Politiche Agricole e la Regione Veneto hanno stanziato per risarcire i produttori del Tai dopo la sentenza negativa. L´intervento principale si è svolto all´aeroporto Marco Polo di Venezia con l´allestimento di uno spazio espositivo nell´area partenze, all´interno del quale una squadra di sommelier ha proposto in degustazione un calice di vino ai viaggiatori in attesa dell´imbarco sui voli internazionali, realizzando circa 37 mila contatti e raccogliendo 865 schede di intervista.
«L´analisi dei dati - commenta Federico Tassoni - dimostra il grande interesse per il vino italiano nel mondo, consumato abitualmente, ad esempio, dal 75% dei tedeschi o dal 65% dei canadesi con una propensione di spesa che per l´80% si aggira sui 10 euro a bottiglia, cifra che lascia ampi spazi di crescita e valorizzazione per il Tai».
«Entusiastici - ha proseguito - sono stati i commenti e lo stupore di fronte al nostro Tai Rosso, un vino fino a quel momento sconosciuto. Oggi si può affermare con certezza che il cambio del nome da Tocai a Tai non è stato un fattore critico, bensì un motore di rilancio per un vino che sta diventando sempre più emblema di un intero territorio e che può orgogliosamente essere proposto anche al di fuori dei nostri confini».