Ristocenter, le telefonate "incastrano" gli arrestati
L’INCHIESTA. Il casale distratto dal fallimento che avrebbe dovuto essere venduto per 15 milioni all’Ipark-Ipab
Ivano Tolettini
Ieri interrogati l’ex presidente di Aim Beppe Rossi e gli impresari Giampietro Frizzo e Ilario Marchi. Oggi l’avv. Paolo Pozza
Per un mese i finanzieri della tributaria intercettano la “banda” dei presunti bancarottieri e i professionisti che li consigliano su come riciclare il casale di Longara. È stato “acquistato” dall’Immobiliare Le Betulle prelevandolo dalla società Ristocenter, travolta da debiti per 12,5 milioni, mediante un conferimento fittizio il 9 gennaio. La preoccupazione degli indagati è la revocatoria e vogliono mettere in difficoltà il curatore fallimentare di Ristocenter Andrea Peruffo. Lo definiscono «un cane». Fa il suo mestiere con professionalità. L’atto di trasferimento del bene avviene quando la società è tecnicamente fallita già da un anno. La prima istanza di fallimento è del febbraio 2008. Da quel momento in poi sono solo lungaggini fino al fallimento del 25 agosto scorso.
LA MENTE. A tirare le fila di quella che per il procuratore Salvarani e il sostituto Falcone è una “bancarotta fraudolenta per distrazione” di un immobile stimato 3,5 milioni, ma che vale di più, è il legale Paolo Pozza. Ha 41 anni e si definisce un “avvocato d’affari”. È un tipo scaltro, ma negli ultimi tempi ha commesso troppi errori. È già stato sospeso dall’ordine per la sua disinvoltura. Poi parla molto al telefono. Come l’impresario ed ex presidente di Aim Beppe Rossi - assistito dagli avv. Lino Roetta e Carlo Augenti -, suo cotenaneo, dall’altro giorno in carcere perché è ritenuto il padrone di fatto de Le Betulle attraverso le fiduciarie Svir e Pannorica. Dietro le sbarre, su ordine del gip Eloisa Pesenti, sono finiti anche Giampietro Frizzo, 43 anni, e Ilario Marchi, di 56, entrambi amministratori della Ristocenter, difesi dagli avv. Paolo Rossi e Giovanna Paramucchio. Sono stati interrogati ieri e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
I FURBI. Dunque, i finanzieri del maggiore Borrelli individuano nell’avv. Pozza il play-maker del raggiro ai danni dei creditori per rifilare il bene ripulito e al sicuro dalle revocatorie all’Ipark- Ipab. Il 25 settembre, in piena bufera politica, dopo che il cda dell’ente pubblico ha bocciato l’operazione, Rossi e il presidente Ipab Gerardo Meridio commentando un articolo di giornale che trovano pepato nei loro confronti dicono che «però, è vero». È difficile mentire a se stessi.
Rossi nonostante il no ufficiale dell’Ipab persegue la strada della casa di riposo per il complesso di Corte Montegrande. Il 12 ottobre Rossi e il suo avvocato Pozza, che è stato anche quello di Ristocenter ed ha un apparente conflitto d’interessi pesante, parlano di una stima sul bene. Dicono che vale 10,5 milioni. Ma, secondo le valutazioni della procura, lo hanno rilevato per pochi soldi. Rossi da qualche giorno ha accelerato i lavori sull’immobile che sarebbe stato distratto dal fallimento commettendo abusi edilizi. «Bisogna che gli spieghiamo le cose che sono cambiate e modificate completamente - dice Rossi - perché là adesso e trova... i corridoi enormi... solai tolti e abbassati, trova... cioè l’ultima volta che sono venuto ho visto le camere degli appartamenti... adesso vedo diecimila camere, cosa state facendo...». Pochi giorni dopo Rossi a Pozza spiega: «Ma se io faccio abusivo quello scusa, eh... lo faccio, dopo, riparo dopo, quando mi daranno la concessione... bisogna che facciamo un pò i furbi, se io lo faccio quel solaio, lo tengo chiuso, quando viene fuori che mi danno l’abitabilità, quello diventa tre stanze». Facile, no?
CURATORE. Ma a inquietare la “banda” è il comportamento del commercialista Peruffo, che va avanti come un treno. Frizzo e Marchi sono molto preoccupati perché all’atto del conferimento ci sono 500 mila euro per parcelle riconosciute a Pozza che sono difficili da giustificare. Poi si sono 300 mila euro che sono l’unico corrispettivo versato da Mediocredito a Ristocenter. L’avv. Pozza comunque dice a Marchi: «Se non fai la contabilità c’è la bancarotta». «Lo chiamo io Peruffo», spiega Pozza che è ormai nella morsa della procura. L’incubo dei quattro è il dott. Peruffo che chiede i documenti e trova solo risposte evasive. Pozza se la prende con Frizzo e Marchi dopo la loro audizione dal curatore: «Non bisogna firmare se prima non vedo io le cose...». L’avv. Pozza e Rossi, intanto, si telefonano, si mandano i messaggini e si inviano fax intercettati dalla Finanza. L’inchiesta per i militari è sul velluto. «Non vi è dubbio - scrive il gip Pesenti - che il conferimento dell’immobile a Le Betulle è stata un’operazione ideata da Pozza, Rossi, Frizzo e Marchi, simulata per distrarre il bene dell’attivo patrimoniale, dissimulando una svendita a Rossi che si sarebbe arricchito cedendo il bene a un ente di interesse pubblico come casa di riposo, ostacolando la revocatoria fallimentare».
Marchi a un’amica:
«Fallimento pilotato»
Rossi in cella: «Per me solo un affare, non c’entro»
Ilario Marchi è consapevole che il crac della sua società Ristocenter con la cessione del casale a Rossi nasconde un affare losco. Il 28 settembre conversando con un’amica al telefono, senza sapere di essere intercettato dalla Finanza, le dice in pratica che l’immobile è stato venduto a una società di Rossi: «Rossi Beppe...quello di Aim». Quindi conferma alla donna che Ristocenter è un fallimento «pilotato».
Più chiaro di così. Due giorni prima Rossi - che ieri sentito dal gip Pesenti in carcere alla presenza dei legali Lino Roetta e Carlo Augenti ha detto che per lui il casale era solo un affare e di essersi comportato correttamente - chiama l’avvocato Pozza. Parlano naturalmente dell’immobile. Il gip sul punto scrive: «Si dimostrano consapevoli del fatto che il curatore Peruffo sa che è stata una vendita». Giampietro Frizzo e Ilario Marchi, che sono difesi dagli avv. Paolo Rossi e Giovanna Paramucchio, sono finiti nel calderone per 300 mila euro. È quanto sarebbe costata l’operazione di acquisto del casale a Beppe Rossi grazie alla consulenza di Pozza. A sostenerlo sono i pm Salvarani e Falcone che, indizi alla mano, hanno le idee chiare sul papocchio che è stato confezionato.
Non a caso sotto inchiesta per “bancarotta fraudolenta impropria distrattiva aggravata” sono finiti con i due proprietari di Ristocenter, Rossi e Pozza, anche i prestanome Armando Mario Minà di Schio e Adriano Carraro di Monticello Conte Otto. Entrambi sono indagati a piede libero. Carraro è il cognato di Rossi ed era socio al 50% della società Rosa dei Venti, di cui la restante metà era controllata dall’ex patron di Aim tramite la moglie.
Quindi la società è stata trasformata in Immobiliare Le Betulle amministrata da due fiduciarie di Rossi. Il fallimento di Ristocenter è pilotato perché partirebbe da lontano. Addirittura dal 2007. L’avvocato della società è Pozza che «mentre il tribunale sta valutando la possibilità di dichiarare il fallimento - scrivono i pm - il legale si opponeva» alle richieste dei creditori con «condotte ostruzionistiche» e tattiche dilatorie. Insomma, l’importante sarebbe stato di allungare i tempi del brodo prima della dichiarazione di fallimento per mettere in cantiere la distrazione del bene. L’occasione arriva con l’Immobiliare Le Betulle di Rossi. Per gli inquirenti l’ideatore della bancarotta è Pozza. Il beneficiario è Rossi. In questo senso sì per lui sarebbe stato un affare, come ha spiegato al gip, perché con poche centinaia di migliaia di euro - dicono gli inquirenti - si è portato a casa un bene che vale adesso 10 milioni. Come emerge dalle intercettazioni. È lo stesso Rossi a dichiararlo.
Lo voleva vendere all’Ipab per 15. Ma a far saltare il banco è stato il suo ex compagno di partito in An Francesco Rucco. Un avvocato con la schiena diritta. Nel cda di Ipab ha detto che l’operazione non si doveva fare.I.T.
Rolando: Revocare il Cda
Variati: «Sto valutando»
«Sono estremamente preoccupato e seguo con la massima attenzione gli sviluppi di una vicenda angosciante, soprattutto perché lambisce il presidente dell’Ipab, un ente morale di assistenza agli anziani. In queste ore sto valutando quali azioni intraprendere per riportare la necessaria serenità nei rapporti tra il Comune e l’Ipab». Il sindaco Achille Variati interviene così all’indomani dei 4 arresti eccellenti per il crack Ristocenter e delle perquisi- zioni nella casa di Gerardo Meridio, presidente dell’Ipab. «L’obiettivo in cui ci dobbiamo riconoscere tutti - aggiunge - è assicurare che fondamentali servizi per i nostri anziani non vengano compromessi».
Quelle di Variati sono dichia- razioni interlocutorie rispetto alla richiesta perentoria della sua maggioranza di dire basta alla gestione Meridio, Fonti interne a Palazzo Trissino confermano però che anche il sindaco sarebbe ormai stanco della situazione. Allo scontro frontale con Meridio, Variati preferirebbe un epiolgo morbido, comunque all’insegna della discontinuità. Per questo starebbe lavorando per avere segnali dalla Regione, l’ente da cui dipende l’Ipab, e dal centrode- stra, lo schieramento di Meridio.
Il centrosinistra, d’altra parte, incalza il sindaco. I capigruppo di maggioranza Giovanni Rolando (Lista Variati), Federico Formisa- no (Pd) e Stefano Soprana (Vi.Capoluogo) hanno firmato una richiesta di dibattito in Consiglio comunale, per fare luce su tutto l’universo Ipab - bilanci, operazioni immobiliari, rette - oltre che per discutere della «necessità di un avvicentamento al vertice». Lo stesso Rolando con una domanda di attualità chiede al sindaco «se non intenda avvalersi del potere di revoca» del Cda dell’ente nomina- to dall’ex sindaco Hüllweck. Per Rolando, è il Consiglio di Stato ad ammettere questa soluzione: «Il venir meno della fedele rappresentanza - recita una sentenza del 2008 - legittima la revoca ad opera dell’amministra- zione designante».M.SC.
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